Dopo aver intervistato esponenti della realtà culturale partenopea (Mirko Di Martino,  Leda Conti e Mario Gelardi, Giuseppe Miale di Mauro , Laura Angiulli) ci spostiamo ad Avellino. Vernicefresca Teatro è una compagnia e Scuola di Arti dello Spettacolo che lavora dal 2003 per e con adulti e ragazzi. Da alcuni anni ha anche una sede a Napoli. Raggiungiamo via mail Rossella Massari, presidente e direttrice artistica di Vernice Fresca.

Questi due mesi di fermo hanno inferto un duro colpo agli operatori e alle operatrici teatrali. L’erogazione dei 20 milioni di euro stanziati dal Ministro Franceschini andrà a coprire una parte dei mancati introiti di questi mesi, ma può bastare a trainare il settore oltre la crisi creata dalla pandemia?

Rossella Massari in La Matassa
Qui in foto Rossella Massari in “La Matassa”. In alto, la compagnia Vernice Fresca

In questo tempo che in molti hanno chiamato sospeso, le piccole realtà si trovano con pochissimi mezzi a fronteggiare una situazione complicatissima, accumulando debiti di affitti non pagati, e molte altre spese che il virus non ha fermato. Un’intera comunità di attori, formatori, tecnici si sono ritrovati senza introiti, senza ancore di salvataggio, con pochissime soluzioni, alcune inattuabili, come se chi le ha formulate non conoscesse il tessuto connettivo del sistema teatrale, e non parlo dei grandi teatri, ma parlo delle piccole realtà che sono il vero fermento culturale dei nostri territori. Altro fattore fondamentale è l’incertezza, nessuno sa quando e come le attività potranno riprendere, e questo non vedere il punto di arrivo impedisce ogni pianificazione, se non si sa dove andare non sappiamo che mezzi prendere. Sicuramente i 20 milioni di euro aiuteranno tante realtà e spazi che riusciranno così a non essere completamente spazzati via dal virus, ma non riusciranno a salvare un’intera generazione di teatranti.
In quale modo le piccole realtà possono tutelarsi al momento?
Questo è un momento unico, non c’è una buona pratica valida per tutti. Le molteplici iniziative che ci sono state sul web sono sicuramente testimonianza di una grande generosità degli artisti e delle compagnie. Per tutti credo ci sia la necessità e la volontà di mantenere i legami, continuare il dialogo col territorio che i piccoli spazi e le compagnie hanno saputo creare negli anni e con enormi sacrifici. Siamo il frutto, il risultato della società che ci accoglie, siamo lo specchio di quello che ci circonda, e ora che assistiamo alla perdita di tutti i punti di riferimento, il nostro ruolo diventa ancora più importante.
Come state affrontando la situazione?
Abbiamo tenuto vivo in questo periodo il rapporto con i nostri allievi attraverso le piattaforme offerte dal web, abbiamo realizzato dei video-racconti per bambini e ragazzi, che sono diventati supporti per la didattica a distanza, ma questo è servito a mantenere i legami e i rapporti che negli anni abbiamo costruito, non sono una soluzione ma solo una fase di passaggio. Bisognerà riorganizzare il lavoro, ripensare le modalità di produzione, rinnovarsi, come? Lo scopriremo solo attraverso la pratica.

L’idea delle piattaforme streaming a pagamento per gli spettacoli teatrali, proposta dal ministro Franceschini, rappresenta un’alternativa?
É esattamente così, è una alternativa, non è una soluzione. il teatro in streaming è un linguaggio nuovo, che sicuramente prenderà forma, si consoliderà, ma a mio avviso è un linguaggio nuovo, che bisognerà imparare ma non può sostituire lo spettacolo dal vivo.
Alcune lavoratrici e lavoratori del settore si sono uniti per chiedere il rispetto contratti sciolti al momento del lockdown, l’istituzione di un reddito di quarantena, che vada al di là delle indennità una tantum già in parte versate dallo Stato. Cosa pensa di queste richieste?
Il mondo del teatro chiede di essere riconosciuto, non ho le competenze per stabilire quale sia il modo migliore per sostenere il settore, sicuramente l’emergenza ha scoperto quelle che sono le fragilità del nostro sistema, può essere questo il momento di restituire dignità e riconoscimento al nostro lavoro.

Vernicefresca Teatro è una realtà consolidata ad Avellino, presente anche a Napoli per la formazione e gli spettacoli non solo per bambini. Com’è l’ambiente teatrale avellinese?
Ad Avellino sono diverse le realtà che si occupano di spettacolo dal vivo: il teatro 99posti, la bottega del sottoscala, il godot art bistrot, limina teatro sono solo alcune delle realtà che in questi anni hanno nutrito il fermento culturale del territorio irpino e con cui abbiamo sempre collaborato con grande gioia. La speranza e l’augurio che possiamo fare al territorio è che queste realtà trovino il modo di sopravvivere all’emergenza, che dalla crisi possano nascere nuove iniziative e collaborazioni, che le attività di tutti trovino nella crisi un momento di rinascita e di rinnovamento profondo.
Pensa sia possibile unirsi al fine di chiedere un intervento strutturato da parte di Stato e Regione?
Crediamo di sì. L’isolamento a cui siamo costretti, non deve diventare una pratica, un modus operandi. Bisogna creare nuove relazioni, rafforzare i vecchi legami, come dice Margaret Mazzantini Nessuno si salva da solo. CO.RE. coordinamento di rete per le arti dal vivo, curato da zo-na rossa è una risposta alla domanda, fare rete è in questo momento l’unica strada possibile.
Si parla di una possibile ripartenza a giugno per teatri e cinema. Una soluzione temporanea, potrebbe essere per tutti lo spettacolo all’aperto, trovi che sia una buona idea anche per Avellino?
Sicuramente è la prima cosa che ci è venuta in mente nelle lunghe riunioni su zoom che abbiamo fatto in questo periodo, portare il teatro fuori dal teatro è una pratica sempre esistita. Il nostro compito è raccontare storie, dar voce a chi vive questo tempo, e non possiamo tirarci indietro, non ora.
La Regione quali strumenti dovrebbero mettere in gioco?
In molti territori è successo che le istituzioni hanno chiesto sostegno agli artisti, hanno chiesto alle realtà locali di regalare il proprio lavoro. Noi crediamo che debba avvenire l’esatto contrario. Il nostro lavoro deve essere riconosciuto come tale, non è solo intrattenimento, riconoscere la funzione del teatro per la comunità. Non sappiamo dove e a cosa porteranno le trasformazioni in atto, noi che ci occupiamo di formazione teatrale e di spettacolo dal vivo siamo pronti a mettere in discussione tutto e a creare nuove strade, nuove pratiche, fare ricerca, di cui tanto si parla, ma questa volta non ce la faremo senza l’aiuto delle istituzioni, non più.

Grazie a Rossella Massari per aver risposto alle nostre domande.
©Riproduzione riservata

RISPONDI