Si parla di vacanze, l’estate è praticamente alle porte, e giustamente dato che il settore del turismo è in crisi a causa della pandemia. Il Ministro Franceschini, nell’informativa del 6 maggio annuncia una serie di provvedimenti messi in cantiere per risollevare il settore. Le vacanze? saranno diverse ma si faranno, saranno vacanze italiane, valorizziamo i nostri beni culturali.
I nostri beni culturali sono talmente valorizzati che i restauratori, figure chiave per il mantenimento in vita del nostro patrimonio culturale, per una questione di codici Ateco, combinazioni alfanumeriche che classificano le attività economiche, sono stati inseriti tra i lavoratori dello spettacolo e, assieme a questi, restano restano a casa, esclusi dal discorso del Governo sulla fase due.
Mentre i restauratori cercano di capire in quale modo il loro lavoro, che si svolge in collaborazione con quello dei muratori, possa essere assimilato alla danza, continuano le nostre interviste agli operatori teatrali di Napoli e provincia.
Dopo Mirko Di MartinoLeda Conti e Mario Gelardi, raggiungiamo via mail Giuseppe Miale di Mauro drammaturgo e regista della compagnia Nest Napoli Est teatro.

Il ministro Franceschini ha dichiarato in più occasioni di aver previsto un fondo per lavoratrici e lavoratori del settore esclusi dal Fus. Qual è il suo parere?

Giuseppe Miale di Mauro
Qui in foto Giuseppe Miale di Mauro. In alto,  un’immagine del Nest

Anche oggi in un’informativa di Franceschini ho sentito parlare il ministro di questi fondi ma non conosco le cifre destinate (20 milioni di euro ripartiti tra tutte le realtà che hanno svolto almeno 15 spettacoli nell’anno precedente o versato contributi per almeno 45 giornate lavorative ndr), fatto sta che il governo deve rendersi conto che il nostro è tra i settori più colpiti da questa pandemia, perché siamo stati i primi a chiudere e molto probabilmente saremo gli ultimi a riaprire. Ciò vuol dire che servirà monitorare costantemente la situazione di ogni realtà e capirne le esigenze e i modi per aiutarla a resistere, affinché nessuno sia costretto a soccombere sotto i colpi dell’indifferenza.
In che modo le piccole realtà possono tutelarsi al momento?
Noi siamo vigili, attenti e in ascolto sia delle istituzioni locali che di quelle nazionali e ci aspettiamo di essere ascoltati e sostenuti. Intanto stiamo continuando il nostro rapporto di fidelizzazione con il pubblico che è parte del motore che spinge la nostra piccola realtà. Non so bene come ci si possa tutelare, questo virus ci costringe a navigare a vista, lo è stato per i medici, per il governo e lo è per chiunque provi ad affrontare una situazione così imprevedibile e mutevole.

L’idea delle piattaforme streaming a pagamento per gli spettacoli teatrali come le sembra?
Sempre nell’informativa che Franceschini ha fatto al Senato ho sentito parlare più chiaramente di questa piattaforma seppur non in maniera esaustiva. La prima volta che il ministro ne parlò fu talmente vago che fu difficile farmi un’idea precisa a riguardo. Oggi ha specificato che la piattaforma servirà a supplire i buchi di pubblico che il distanziamento provocherà. Quindi saranno spettacoli che andranno in scena dal vivo ma con un numero di spettatori minore per rispettare le misure di sicurezza e la piattaforma agirà per accontentare il pubblico che non riesce a entrare in sala. Almeno mi è parso di capire questo. Quello che mi preoccupa, però, è che sento sempre parlare il ministro di numeri molto grandi: oggi per spiegare il funzionamento della piattaforma ha preso ad esempio la prima alla Scala di Milano, mi chiedo quando si ragionerà anche su numeri più piccoli che riguardano tutta una serie di realtà che inevitabilmente avranno maggiori difficoltà, per capire se davvero una soluzione come la piattaforma sia quella giusta per aiutare tutti.
Qual è la sua opinione sul reddito di quarantena, rappresenta effettivamente una possibilità di sostentamento per i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo?
Io sono dell’idea che lo Stato deve sostenere i lavoratori dello spettacolo fino a quando non saranno in grado di riprendere a lavorare. E sinceramente ragionerei meglio anche sui requisiti minimi per accedere ai fondi di sussistenza, perché basarsi su un solo anno di lavoro non mi pare giusto. Questo è un lavoro a totale intermittenza, ci sono tanti motivi per cui un anno si lavora tantissimo e un anno molto meno, non ci si può affidare alla sorte. Se sei fortunato che hai lavorato tanto nel 2019 bene, altrimenti ti attacchi. Non può funzionare così. Ci sono lavoratrici dello spettacolo che hanno lavorato tantissimo nei due anni precedenti e magari l’anno scorso hanno deciso di avere un figlio e non hanno lavorato, perché mai a loro non dovrebbe spettare un bonus di sussistenza?
Un punto di ripartenza potrebbe essere la programmazione estiva?
Si sta lavorando per delle manifestazioni teatrali all’aperto da fare a luglio. Noi come Nest siamo pronti e non vediamo l’ora di poter tornare a lavorare. Magari riscoprendo anche nuovi luoghi di rappresentazione e nuovi modi di fare il nostro lavoro. Gli stimoli non ci mancano e nemmeno la fantasia, dobbiamo solo essere sostenuti e accompagnati con qualunque strumento si voglia mettere in gioco, utile a guidarci in questo deserto da attraversare per ritornare alla normalità della nostra vita a teatro.

Grazie a Giuseppe Miale di Mauro per aver risposto alle nostre domande.
©Riproduzione riservata

RISPONDI