“L’essenziale è invisibile agli occhi”. Cos scriveva Antoine Saint-Exupry, quasi settant’anni fa. Letta con gli occhi pratici del nostro presente e prestandosi ad un’interpretazione personale, questa frase assume significati leggermente diversi da quelli che ha voluto comunicare l’autore francese. Il suo significato, oggi, può essere espresso come simbolo di un essenza che vive sotterranea nelle citt  del nostro Paese. Infatti, legando l’enunciato ad un preciso campo della vita e della storia Italiana, quello artistico, si può notare come questo esprima chiaramente la situazione dell’anima artistica e culturale Italiana: non è ancora, completamente visibile. Certo, abbiamo le grandi citt  che mostrano con orgoglio il loro patrimonio archeologico e artistico, invidiato da tutto il mondo (vedi Roma, Milano, Firenze, Napoli eccetera), ma ci sono ancora tante realt  che sono, appunto, invisibili al cuore. Realt  che fanno parte di un’anima, un’anima che vuole uscire allo scoperto per essere vista, ammirata, apprezzata e rifarsi di anni in cui è stata costretta a nascondere la propria magnificenza, un’anima che urla e che lancia disperatamente il suo appello. E ogni tanto questo appello viene ascoltato, colto ed esaudito, rendendo concrete le speranze di quest’anima tormentata.

Il caso del progetto “Cultura a porte aperte”, promosso e organizzato dal ministero per i beni e le attivit  culturali, direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Calabria e dalla Ssprintendenza per i beni storici, artistici e etnoantropologici della Calabria, approdato in Calabria il 25, 26 e 27 Novembre, è uno di questi. Durante i tre giorni in cui è stato diviso il progetto sono state previste visite guidate e gratuite per le vie di Cosenza, trasformata per l’occasione in un piccolo gioiello architettonico, partite il 25 da Palazzo Arnone, dove si è svolto il convegno “Comunicare il Patrimonio Culturale: risorse, turismo e sistema produttivo”, atto a fare il punto sulla situazione e sulle politiche concrete per la gestione e la promozione dei beni culturali regionali, seguito poi da un concerto al teatro Rendano di Cosenza, a cura del Conservatorio di musica “Stanislao Giacomantonio”. Nei giorni successivi visite al Laboratorio di Restauro: aperte le porte dei cantieri nei luoghi dove sono in corso i più significativi interventi di restauro, con l’apertura straordinaria delle collezioni dei più significativi musei della regione (dalla Galleria Nazionale di Cosenza, al museo civico di Taverna). Accessibili anche gli uffici della soprintendenza per presentare le attivit  e i servizi dell’Ente che ha anche istituito il “Vademecum, aperti al territorio”, una guida di facile consultazione sulle attivit  della soprintendenza, che il cittadino potr  consultare in linea con i principi di partecipazione e, soprattutto, di trasparenza delle amministrazioni.

Trasparenza, appunto, quella che è sempre stata la bandiera e il principio motore dell’agire del soprintendente per i beni storici, artistici e etnoantropologici della Calabria ( da poco anche alla guida della soprintendenza di Salerno e Avellino), vero cardine delle iniziative culturali che negli ultimi mesi hanno costellato il territorio calabrese. In lotta con l’inadeguatezza nell’affrontare la situazione dell’erogazione dei fondi (non c’è mai stato un euro destinato alla Galleria Nazionale, tranne per le spese di funzionamento, tra l’altro ridotte in un anno del 30%) e di organizzazione degli organi politici responsabili, che rendono il lavoro della soprintendenza molto più difficile di quanto potrebbe essere in termini di individuazione dei bisogni reali (esigenze e priorit  conservative), cronologia della progettazione e di avvio dei lavori, De Chirico prosegue imperterrito nel suo progetto di valorizzazione del patrimonio artistico Calabrese. In questo senso si è mossa, per esempio, una delle operazioni più importanti compiute dal più giovane soprintendente italiano: la rinascita della Galleria nazionale di Cosenza, riaperta appena un anno fa. Fino al suo arrivo in Calabria, infatti, la Galleria risultava aperta, ma era a tutti gli effetti chiusa perch le opere erano stipate in deposito. Dopo aver scovato fondi giacenti (si parla di 1milione e 500mila euro) nelle casse regionali, risalenti addirittura al 1998, destinati a Palazzo Arnone, e dopo un intenso lavoro diplomatico con la Banca Carime per il trasferimento di 38 opere di grandissimo valore che documentano un’area artistica prevalentemente meridionale, è riuscito nell’impresa di riaprire la Galleria, il 27 Settembre 2008. Quest’operazione è di grandissimo rilievo perch ha garantito visibilit  ad un patrimonio, in particolare napoletano, che era stato tenuto nascosto fino a quella data. Ora, nella speranza che nel febbraio 2010 l’allestimento ed il restauro della Galleria sar  completo, le centinaia di turisti che affollano la Galleria Nazionale di Cosenza possono finalmente ammirare opere che vanno dal 1400 al 1900, passando dal barocco al futurismo, dai macchiaioli al realismo, tra Giovanni Bellini, Innocen            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpGzo Tacconi, Andrea Sacchi, Luca Giordano e Umberto Boccioni (la sua “Gisella” è considerata la punta di diamante dell’intera collezione).

Qualcosa si muove, dunque. Qualcosa si fa spazio nel mare magnum burocratico e amministrativo italiano, fatto di incomprensioni, tempistica sbagliata e retorica forense, qualcosa che invece ha fatto della trasparenza un cavallo di battaglia e che riconosce l’impegno e la costanza come gli unici principi dell’operare e la sincerit  come mezzo indispensabile della collaborazione del cittadino, sperando che serva da esempio perch “l’essenziale è invisibile agli occhi”, ma, spesso e volentieri, vederci chiaro aiuta.

Nella foto, il laboratorio di restauro