La storia di un disastro ambientale può avere tanti protagonisti e racconta vicende legate da un unico denominatore comune il disprezzo per il territorio e per le vite umane. Le azioni criminali a danno di popolazioni inermi, le complicit  e i silenzi, la secretazione di atti ufficiali di indagine, il tradimento di una terra ricca e fertile fanno parte di un dramma collettivo iniziato circa trent’anni fa in quella che oggi viene ribattezzata la “terra dei fuochi”. “Francesca e gli altri” (Guido Taglialatela Editore, pagg. 246, euro 4) è un e-book ambientato a Giugliano negli anni ’80, quando tutto ebbe inizio.
La vicenda narra di un giovane contadino della zona a cui viene proposto di mettere a disposizione il proprio terreno per consentire lo sversamento illecito di rifiuti, in cambio di un guadagno immediato e molto redditizio. La prospettiva di una ricchezza a portata di mano che possa garantire all’uomo la fine di una vita piena di sacrifici è sufficiente a convincerlo, nonostante la fiera opposizione della sorella che divide con lui la propriet  del terreno. Con la stipula del patto si mette in moto il terribile ingranaggio e l’autrice, Alessandra Iannone, racconta i tormenti e i sensi di colpa del protagonista per una scelta cos radicale (“la mia terra che avrei tradito, violentato ma avrebbe rappresentato la mia fortuna”), descrive la perfetta organizzazione dello sversamento dei rifiuti tossici, tratteggia con efficacia le figure dei personaggi che ben presto si impongono nell’economia della storia uomini con pochi scrupoli dediti anima e corpo al business dell’avvelenamento. Sullo sfondo restano in silenzio le vittime di questa terribile storia la piccola Francesca e tutti i cittadini inermi e inconsapevoli della gravit  di quanto stava accadendo intorno a loro.
Un tempo sarebbe stato impensabile per un contadino violare l’equilibrio naturale della propria terra e violentarne il sottosuolo provocandone la morte allo scopo di ricavarne denaro e ricchezza. “Francesca e gli altri” ci fa capire come in quegli anni ’80 sia cambiata la percezione e l’idea della terra in un’Italia ormai quasi postindustriale, quindi sempre più lontana dalle sue radici contadine. La terra non era più un luogo quasi sacro, che scandiva le giornate di chi vi lavorava con rispetto e sacrificio per ottenerne i frutti necessari al sostentamento della famiglia. No, la terra era diventata uno spazio da riempire e su cui guadagnare cifre da capogiro un affare, tanto più attrattivo quanto maggiori potevano essere le prospettive di arricchimento. Il conflitto che si scatena all’interno della famiglia protagonista della vicenda è sintomatico di una frattura insanabile tra due concezioni diverse una incarnata dalla sorella, contraria agli accordi con la malavita e fedele alle tradizioni di famiglia, ad una vita dura ma dignitosa dall’altra parte il fratello, stanco di sopportare le tante umiliazioni per un’esistenza segnata dagli stenti e dalle privazioni, che si fa sedurre dalla possibilit  di abbandonare tutto e incominciare una vita nuova.

Nella vicenda si racconta anche la perdita di un’innocenza, la fine di un’epoca.
All’inizio del racconto il protagonista è seduto all’ombra, sull’aia della sua casa, e guarda le sue piante, ascolta il silenzio della campagna, è inebriato dal profumo di erba misto a terra. Il candore, la timidezza, lo stupore di un ragazzo di campagna rievocano sentimenti e valori antichi, quando la dignit  e il rispetto per il bene comune erano importanti. Il ragazzo decide di rinunciare alla sua innocenza, fa in modo che anche quei sentimenti e quei valori siano sepolti sottoterra, accanto alle tonnellate di rifiuti tossici. un percorso senza ritorno, perch la tardiva consapevolezza sui danni arrecati non consente di porre rimedio. E resta il rimpianto per la rinuncia agli affetti familiari e per una terra dove non crescer  più un filo d’erba, in un panorama di desolazione e morte civile.

IANNONE ECCO COME NASCE LA TERRA DEI FUOCHI
Alessandra Iannone, napoletana, avvocato, consulente dell’associazione Telefono Rosa, presta la sua opera di volontariato al servizio delle donne in difficolt . Madre di due bambini, vive nella citt  di Giugliano, in Campania. la seconda opera dell’autrice, che segue il romanzo “La forza dei ricordi”, presentato nei saloni del libro di Roma, Torino, Francoforte, Londra e New York, con recensioni critiche sulle pagine culturali del “Roma”, “la Repubblica”, “Il Corriere del Mezzogiorno”.
La storia è ambientata negli anni ’80, quando ebbe inizio tutto. Com’erano quelle terre prima che diventassero uno sversatoio di rifiuti tossici?
“Negli anni 80 io ero una bambina e i miei ricordi di Giugliano sono di una citt  molto simile a quella di oggi poich, abitando al centro della citt , qui poco è cambiato. Ricordo che con mio nonno andavo a pescare al Lago di Patria e la strada che percorrevamo era piena di campi coltivati con le mele e le pesche. Ricordo però che mio padre parlava gi  allora di quanto stesse            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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 èî B    B  ï è B ï B    î B î ïè è B ï«è  B ï Bè BáØ ïî B  accadendo e ricordo che pubblicò un opuscolo dal nome “SOS il Caso Giugliano” con il quale denunciava lo sversamento dei rifiuti tossici e in esso indicava i luoghi in cui questi sversamenti avvenivano, come avvenivano e la somma a barile che si pagava. Insomma nel 1990 denunciava quanto fa Schiavone solo oggi.”
Nel libro una parte della comunit  locale appare acquiescente rispetto al traffico di rifiuti, se non anche collaborativa a scopo di guadagno. Nella realt  ciò è dipeso dalla scarsa consapevolezza iniziale circa la pericolosit  del traffico?
“Nel libro una parte della comunit  è rappresentata dal protagonista e un’altra parte è rappresentata dalla sorella del protagonista, che è l’antagonista buona e saggia e che rappresenta la parte onesta di questa collettivit . quella parte che poi paga il prezzo più alto delle scelte illecite degli altri e della mancanza di uno Stato che difenda gli onesti. Chi scelse di interrare inizialmente non era consapevole di quanto stesse sotterrando, una volta scoperto, forse, non sapeva neppure a chi rivolgersi per fermare tutto.”
Il protagonista del libro vive un dramma interiore l’incapacit  di resistere alla tentazione di una facile ricchezza e i sensi di colpa per il danno arrecato alla propria terra e alla famiglia.
“Il protagonista non ha nome, come tutti i personaggi del libro. Questo perch è uno dei tanti, è un uomo e basta. Il facile guadagno diviene un’ attrazione troppo forte per chi ha vissuto di stenti. L’indecisione del personaggio, il suo essere “umano” porta all’inizio a giustificare la scelta che fa, rende umanamente comprensibile lasciarsi tentare dall’idea di una vita migliore. Poi quando scopre quanto fatto, la sua umanit  si esterna in tutta la sua pienezza, e non sa come rimediare. Ci prova con poca fortuna.”
Anche in questa storia le istituzioni appaiono assenti, il territorio è privo di difesa.
“Lo Stato era assente ieri come oggi. Non ha punito e non punisce i colpevoli, non ha difeso e non difende gli onesti che pagano sulla propria pelle tale mancanza.”
Il geometra che gestisce il traffico locale dei rifiuti, il direttore di banca che ricicla il denaro proveniente dai traffici…il libro racconta come la catena dell’illegalit  sia composta anche da persone insospettabili.
“La catena dell’illegalit  è lo Stato. Ha permesso che accadesse tutto ciò, lo ha tollerato e forse anche agevolato. Tutte le istituzioni sono state coinvolte a livello locale e nazionale, e tutte hanno permesso quanto è accaduto. La camorra non è un “mammone”, la camorra è fatta di persone, ma è soprattutto un modo di pensare. Io non immagino una grande azienda del nord contattare il camorrista locale per smaltire qualche rifiuto tossico. E’ chiaro che un collegamento era in altri posti, e non so perch nessuno chieda a Schiavone come avvenivano i contatti.”
Oggi cosa significa vivere a Giugliano, un luogo emblematico del disastro ambientale?
“Significa avere paura ogni giorno a ogni mal di testa, a ogni volto un po’ bianco di un bambino. Io vivo a Giugliano da sempre, pur avendo conosciuto molti Paesi. Anni fa ho avuto la possibilit  di andare a vivere negli Stati Uniti, poich mi sono laureata in Giurisprudenza con una tesi di diritto penale internazionale relativa al tribunale penale internazionale per l’ ex Jugoslavia, ma decisi di rimanere. A differenza di tanti ho deciso di rimanere. Ora ho due figli che sono legati a questo paese, conoscono le tradizioni, amano la Madonna della Pace e vivono la festa ogni anno con immensa partecipazione. Mia figlia ha otto anni e quando parla del suo futuro immagina di vivere qui, pur rendendosi conto che molte cose non vanno, come quando vede in giro i cumuli di spazzatura ed esclama “Che incivili!!”. Questo mi spaventa, mi preoccupo per loro e per il loro futuro. Ma questo è quello che mi ha spinto a pubblicare questo libro. Il tentativo di smuovere le coscienze, di far cambiare qualcosa per poter dire un domani ai miei figli che almeno ci abbiamo provato.”

In foto, Alessandra Iannone e la copertina del libro