Volevo esplorare il mondo della danza. Un mondo a me sconosciuto, comunque affascinante, su cui i mass media contemporanei e d’epoca hanno scritto fiumi di inchiostri, parlando di protagonisti come Roland Petit, Rudolph Nureyev, Carla Fracci, Roberto Bolle, Natalia Osipova e Ivan Vasilyev. L’elenco sarebbe lungo e interminabile, come è la storia della danza classica, lunga e piena di poetico lustro.
Ho contattato due maestri, Raffaele Speranza e Sergio Ariota.
Il primo agisce a Napoli, nella zona Vomero, Ariota sul territorio di Casoria.

Ma andiamo per gradi.
Speranza, come nasce la sua storia di ballerino e coreografo?
“Mi diplomo nel 1986 e subito inizio a lavorare con varie compagnie, A.T.E.S.A.C, Imma Cardano e altri. Poi arriva la Rai, dove lavoro in varie trasmissioni con personaggi del calibro delle gemelle Kessler, di Renato Greco, Pippo Baudo, Edwige Fenech. Passo subito al teatro debuttando come danzatore con “Novecento Napoletano” con Maurisa Laurito e altri nomi eccellenti. Firmo coregrafie, nel frattempo mi cimento anche come attore con i grandi della drammaturgia contemporanea napoletana, partecipo a Festival, ricevendo prestigiosi premi.
Che cosa sono gli “aplomb”?
“Situazioni di equilibrio in cui il centro della testa, il centro del bacino e il piede su cui poggia il peso del corpo formano una linea perfetta perpendicolare a terra. Come diceva J. Etienne Despraux nel suo trattato Mes passe-temps “si può stare in equilibrio senza essere in aplomb, ma non esiste aplomb senza equilibrio”.
E l’arabesque?
“L’arabesque è una delle più celebri pose della danza ed è ispirata dai disegni ornamentali (forse di origine moresca) del Rinascimento. Il corpo poggia su una gamba mentre l’altra è tesa indietro e in alto e forma con quella d’appoggio un angolo di oltre 90 gradi. Anche le braccia sono in estensione… “
Quali sono i suoi criteri di insegnamento?
“Il criterio di insegnamento sta tra il maestro e l’allievo, percependo ciò che si vuole, con grande abnegazione, per riuscire a ottenere qualit  e rispetto”.
A Sergio Ariota chiedo quali siano le difficolt  oggettive sul territorio e le aspettative dei genitori che affidano i propri figli.
“Le difficolt  attuali della direzione sono legate a fattori economici e di qualit . Spesso la gente cerca di spendere il minimo pensando di ottenere il massimo, purtroppo ciò non avviene in nessun tipo di attivit . La danza e formazione, i buoni maestri consapevoli delle loro conoscenze, costano e spesso i titoli altisonanti non sono una garanzia. Bisognerebbe cercare i crediti di una scuola, come si cercano per la formazione istituzionale. I criteri di insegnamento e di impostazione di una lezione sono la base di una buona scuola che deve assolutamente trasmettere la giusta informazione e rendere gli allievi consapevoli delle loro possibilit . Spesso ci troviamo di fronte a delle aspettative sbagliate dei genitori che a tutti i costi vorrebbero i loro figli realizzati in questa arte. Difficile per noi far comprendere quali sono le vere possibilit . Spesso c’è chi si affida a persone prive di deontologia che solo per mero lucro assecondano tutte le richieste, pur sapendo che stanno semplicemente illudendo sia i bambini che i genitori.
La danza può essere praticata da tutti, ma danzare è tutt’altra realt . Per questo, ciò che ho realizzato in questi anni con tutti i maestri presenti nel mio centro mi fa sentire sereno per non aver creato false aspettative, informando tanti giovani e rendendoli consapevoli. Per l’avvenire, spero nella regolamentazione delle scuole di danza affinch ci sia uno sviluppo omogeneo di questa arte.”

Sergio Ariota si diploma in danza classica al centro di Liliana Mirossevich.
Studia Classico con Gino Lemaire (Teatro S Carlo di Napoli) -Alain Asti (Opra di Lione) Prebil Zarko (Accademia Nazionale di Danza) – Carlos Palacios (Teatro Colon di Buenos Aires).

Si perfeziona all’insegnamento con eccellenze del settore. Tra queste
Raffaele Paganini, Vladimir Derevianko, Shavkat Tursunov, Franoise Legre
Giuseppe Della Monica, Tina Goldin.
Nel 2010 è invitato a danzare al teatro Gogol di Mosca in un assolo creato da Andrei Lyapin.

I curricula di Speranza e Ariota sono eccellenti (e molto lunghi). Mi sono ritrovato a colloquiare con due professionisti gentili nel porsi e pieni di amore per un’arte che comporta sacrifici, duro lavoro e , soprattutto, passione, oltre che una continua evoluzione, per stare al passo con i tempi.
Sono felice di questo breve excursus nella danza, mi dispiace solo di essere troppo grande di et . I due maestri mi hanno fatto venire voglia di intraprendere la professione di danzatore. Glielo comunico, si guardano e sorridono. Capisco che non è il caso.

In foto, dall’alto, Raffaele Speranza e Sergio Ariota