Nuovo appuntamento al museo delle arti sanitarie domenica 17 dicembre. Alle 17 verrà presentato il libro La Collina Sacra. Passeggiate sull’Acropoli di Neapolis: l’altura di Caponapoli tra mito e storia, magia e religione, alchimia e scienza a cura di Gennaro Rispoli e Antonio Emanuele Piedimonte nella  storica farmacia degli Incurabili che deve la sua rinascita proprio a Rispoli,  chirurgo e storico della medicina. Con gli autori, interverranno Gennaro Carillo, Massimo Marra e Natascia Festa. Letture di Umberto Zito.
Il museo delle arti sanitarie di Napoli è stato in prima linea nella recente lunga e intensa celebrazione del centenario della Grande Guerra al museo con una serie di eventi, concerti, spettacoli, visite guidate. Altrettante esortazioni a recuperare la memoria di un periodo storico e comprenderne i significati affinché diventi futuro, e non solo rimpianto.
La raccolta di cimeli – dalle lettighe per i feriti alle bende alle bandiere alle tende e agli ospedali  da campo alle cartoline scritte e ricevute dal fronte – è l’accorata testimonianza di un mondo che stava svanendo insieme alla perdita delle illusioni, della speranza e della vita: perché era la vita del mondo di ieri che si spezzava insieme alle vite dei giovani e dei giovanissimi mandati a morire in quello che fu definito da Benedetto XV “l’inutile strage” che spense, e per sempre, le luci sull’Europa.
Una rievocazione ricca di spunti di riflessione la mostra organizzata dal fondatore e presidente del museo, Rispoli insieme al Corpo della Croce Rossa militare italiana, che tanta parte ebbe nel conflitto. Perché non solo al fronte, ma anche presso gli ospedali stracolmi di soldati gravemente feriti la Croce Rossa si prodigò senza riserve. Qui, agli Incurabili di Napoli, primario San Giuseppe Moscati, l’assistenza e la cura  assumevano dal nome stesso dell’ospedale la loro valenza: la fiducia che ogni male potesse venir curato, ogni ferita risanata.
Nel discorso inaugurale, Rispoli si rivolge ai giovani di oggi esortandoli a ricordare quelli di ieri, che non ebbero il tempo di cantare e di ballare. Tra i partecipanti, nel cortile gremito, Delia Catalano, nipote di E. A. Mario, attenta, attiva ed efficiente testimone del nonno la cui grandezza di poeta e di musicista sarà più volte citata nell’evento e sottolineata dalle note de La Leggenda del Piave.
Molti giovani ignorano l’Inno che segnò un’epoca e che possiede più di un valore aggiunto per rappresentare, dinanzi al mondo, uno Stato che diventò Nazione sul fronte, nelle trincee dove le differenze geografiche, culturali e sociali dei soldati scomparivano dinanzi alla paura e al dolore che li affratellava nel nome di un ideale comune. Nel concerto del 2 dicembre due canzoni di E. A. Mario, Le rose rosse e Santa Lucia Luntana, anch’esse espressioni della partecipazione del Poeta alla tragedia della guerra, sono state eseguite, tra le molte altre, da Leontina Alvano, artista d’eccezione in grado di spaziare in un repertorio vastissimo sia per le sue doti interpretative che per la vasta gamma cromatica della sua voce.


L’evento agli Incurabili si svolge tra le splendide testimonianze del raffinato barocco-rococò napoletano articolato in chiese, ospedali, arredi, spazi aperti, giardini, testimonianze secolari di fede e di dedizione. Nella armoniosa bellezza architettonica degli edifici s’incastona la Farmacia settecentesca sorta sulla antica spezieria, intatta nei suoi vasi a chiaroscuro turchino, nei suoi affreschi e in ogni suo particolare allegorico, come lo è  il bellissimo spettacolo Croce Rossa, Croce di Ferro organizzato dall’associazione culturale Kaire di Capri, ideatore e regista Mario Staiano. Tratto dal diario di guerra di Axel Munthe, il medico svedese innamorato del sole e volontario della Croce Rossa Britannica sulle Fiandre, lo spettacolo sottolinea ancora una volta che la dedizione alla cura di chi soffre è un dono di una parte di sé, che chiede per compenso solo un sorriso.
Munthe si fa testimone di tutto ciò, e con lui i soldati che scrissero dall’una e dall’altra parte del fronte: Musil ed Hemingway,  Remarque e Montale, Ungaretti, Marinetti, Depero, Boccioni quasi tutti volontari; D’Annunzio scriverà dei Ragazzi del ’99, Pirandello del figlio, E. A. Mario porta al fronte un Inno, La leggenda del Piave, dove il fiume viene personificato come lo Xanto nell’Iliade: parole e musica che non solo ravviveranno le speranza dei soldati dopo la disfatta di Caporetto, ma verranno definite “un generale sul campo” dall’altro grande napoletano che contribuì a portare l’Italia alla Vittoria: Armando Diaz.
Queste considerazioni vengono spontanee assistendo all’evento così accuratamente articolato. Il merito va a un altro ‘volontario sul campo’,  Rispoli stesso, che l’ha voluto e che sembra porre tra i suoi obiettivi il recupero della memoria storica, indispensabile per creare una coscienza nazionale che sia anche sociale e civile, vana se non viene proiettata, come un valore, nel futuro.
In quest’insula, da secoli, vibra la sacralità della fede che l’ha fatta nascere e la scientificità degli studi che l’hanno resa celebre. Questi luoghi che prendono il nome da un aggettivo diventato sostantivo hanno visto San Gaetano da Thiene, San Giuseppe Moscati, Domenico Cirillo, il medico di corte caduto nella Rivoluzione Napoletana del 1799.
Anche Domenico Cirillo coltivò le piante necessarie alle preparazioni galeniche nel Giardino dei Semplici, vivaio delle erbe mediche del tempo usate nella Medicina Simplex, da cui il nome del giardino, mentre nel Chiostro di Santa Maria delle Grazie si coltivavano le piante esoteriche, tra le quali l’Albero della Morte e l’Uccello di Paradiso, nomi allusivi che non possiamo contestare…
Nel giardino già svettava il secolare Albero della Canfora piantato forse dalla fondatrice, tuttora verdeggiante per merito dell’associazione Il Faro di Ippocrate che ha restaurato anche la Biblioteca di circa 6.000 volumi, testimonianza della grande tradizione  alchemica diffusa da Napoli e ancora in auge fino all’inizio del Novecento.
Questo immenso patrimonio di storia, di cultura, di sapere è situato nella parte alta del Decumano Superior, presso il Teatro Romano dell’Anticaglia. E come il complesso rinascimentale degli Incurabili esige una guida di storia dell’arte, scendere per queste strade verso il Decumano di mezzo esige almeno una guida storica di Napoli. Perché qui siamo sull’acropoli di Neapolis, la Città Nuova che, in perfetta simbiosi con Palepoli-Parthenope, la sorella maggiore, conservò i rapporti con la madrepatria, divenendo matrice di cultura e di civiltà nel mondo.
Tra le tante meraviglie che Napoli conserva, spesso sconosciute ai cittadini e più spesso ignorate da chi ne dovrebbe aver cura, il museo delle arti sanitarie svolge la sua funzione di patrimonio storico ossia di ricchezza nazionale, da usare come fonte di conoscenza e, secondo i più elementari principi di politica economica, come fonte di reddito necessario a curarne la conservazione e la diffusione, senza le quali il loro futuro correrebbe il rischio di non esistere.
L’abbandono della maggior parte dei siti storici, paesaggistici, architettonici e così via ci induce ad apprezzare ancora più l’iniziativa del professore Rispoli. Un ultimo pensiero spetta ai giovani, che non ebbero il tempo di imparare a  cantare, una generazione che, anche se sfuggì alle granate, venne distrutta dalla guerra. (Mark Thompson, La guerra bianca).
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Nelle foto, momenti dello spettacolo Croce Rossa, Croce di ferro e scorci del museo