Due artisti, due personalit , due diverse installazioni, un sodalizio nel nome dell’arte. Carmine Rezzuti e Quintino Scolavino propongono un tuffo nel contemporaneo restando tra l’antico. Al Museo archeologico di Napoli fino al 15 ottobre i due artisti partenopei espongono “Pompeiana”, a cura di Marco Gemmis. Le tavolette di Scolavino spuntano e fioriscono al centro della sala della Collezione degli Affreschi, ciascuna di esse raccontano e racchiudono un mondo, “camere segrete” per dirlo con le parole di Scolavino.
Il surrealismo onirico si intreccia con le immagini di chiara ispirazione pompeiana il Tuffatore, Bacco, i galli combattenti che si fronteggiano per accaparrarsi il melograno, come racconta l’artista, uno quasi monocromatico che richiama il marmo antico, l’altro un trionfo coloristico.
La sala del cubiculum “rosso” della Villa di Agrippa a Boscotrecase è invece invasa dai volatili di Rezzuti. Sembrano fuoriuscire dagli affreschi dell’Archeologico, sono grossi, uccelli neri con becchi coloratissimi indagano lo spazio circostante, percepiscono la presenza ingombrante del pubblico ma la evitano. Come nell’Apollo e Dafne del Bernini, anche qui la trasformazione avviene sotto gli occhi increduli degli spettatori i rami secchi, smussati dall’acqua e dal vento, leggeri e fragili divengono uccelli, fieri, con occhi vispi e rapaci.
«Raccolgo da sempre materiali di risulta dalle spiagge, – racconta Rezzuti – mi piace restituire nuova vita, nuova linfa a oggetti inutili e dar loro una memoria storica ormai perduta. Sono pezzi di legno, cortecce d’alberi molto fragili, ciascuno è irripetibile e unico, ciascuno ha in s una storia ancora da raccontare».
Rezzuti e Scolavino, artisti distinti ma storicamente solidali e vicini, sono uniti dall’amore per Napoli, citt  che non hanno mai abbandonato. Dalla formazione artistica postinformale, ma attenti alle novit  della Napoli degli anni ’70, Scolavino fu tra i fondatori di gruppo “Studio P.66”, Rezzuti è fra i primi italiani a proporre una nuova oggettualit . Entrambe le loro installazioni sembrano prendersi gioco dello spazio e del tempo, con provocazione e ironia ancora una volta gli artisti sfidano se stessi e il pubblico a capire e distinguere questo ambiguo gioco delle parti, che siano fauni, amorini, grappoli d’uva o uccelli.
Marco De Gemmis, curatore della mostra nonch Responsabile del Servizio Educativo, cos si esprime a proposito di “Pompeiana” «due installazioni che costituiscono le loro “cose pompeiane”» e, a proposito della collocazione della mostra nelle sale degli Affreschi del Museo, «accomunano i due lavori, e con essi i due rapporti con gli antichi reperti cui gli autori hanno dato vita, sia la fondatezza di tali incontri sia la consueta forza e sicurezza dell’ideazione unite a una speciale levit , a una delicata poeticit  dei risultati…»
Nelle foto, in alto, Rezzuti; in basso, Scolavino e due scorci della mostra