Ciascun artista ha una sua particolare predisposizione a intendere e rappresentare la realt  del proprio tempo, una sua “vocazione” specifica che diventa poi la caratteristica stessa del suo stile ed il segno per cos dire di riconoscimento del proprio lavoro. Nella societ  contemporanea le suggestioni che si offrono a chi lavora nel mondo della creazione artistica arrivano anche da un coacervo di nuovi stilemi socio-culturali che rappresentano altrettanti stimoli a misurarsi con tecniche e procedimenti ignoti in passato. In particolare l’universo stesso che arriva dai media e dalla loro capacit  di veicolazione intellettuale pone l’artista di fronte a suggestioni al tempo stesso inedite e accattivanti.
Rosa Borreale si è andata via via spogliando del suo retaggio culturale, di quell’andamento in qualche modo realistico e figurativo che pure ha animato in passato il proprio lavoro e si è rivolta ad una forma di osservazione/investigazione del proprio tempo colto nei suoi risvolti più determinati o coartanti: in particolare ciò che in maniera predominante sembra interessare e coinvolgere anche emotivamente oggi l’artista è lo scarto tra due concezioni o meglio due espressioni di vita che attraverso il confronto e lo scontro impongono una riflessione attenta e niente affatto effimera come accade viceversa di reperire (e spesso dover subire) attraverso la scansione travolgente e globalizzante che ci viene proprio dalla comunicazione di massa.
Il contrasto (talvolta potremmo addirittura parlare di uno scontro) appare evidente in molti suoi lavori, ed è come se l’artista venisse prepotentemente attirata da questa dicotomia che oppone (per riassumere in termini categorici) gli umili ai prepotenti,i deboli ai forti ovvero gli “eletti” ai “reietti”, in una sorta di contrapposizione che porta la pittrice (ma anche chi osserva) quasi a stupirsi dello scarto, a non saper giustificare (e sopportare) le ragioni di un dissidio cos forte e sostanzialmente ingiusto. Da questa osservazione tra “opulenza” e “povert “, tra vita agiata di chi si rende protagonista a tutto tondo del proprio tempo e chi deve invece accontentarsi unicamente (o tutt’al più) di “stare a guardare”, Rosa Borreale individua anche per cos dire la cifra stilistica più aderente al proprio disegno poetico e soprattutto più significativa anche in vista di quelli che potranno essere gli sviluppi della sua arte. L’occhio si intrattiene a verificare i meccanismi che hanno reso possibile la situazione presente, a cominciare dalle nuove tecnologie che pur aiutando per tanti versi le nuove generazioni, rendono anche in qualche nodo l’esistenza più fatua o più fiacca, come se accorciassero il respiro di una reale espressivit  comunicativa e conducessero ogni “bilancio” ad una sorta di omologazione standardizzata e priva di una reale autenticit  (o soggettivit ).
In questo misurarsi col proprio tempo, la Borreale intende ispirarsi in maniera dichiarata ai grandi interpreti dell’avventura artistica del proprio tempo, chiamando quasi a raccolta, in una serie di citazioni mirate e conseguenti, molti dei protagonisti più acclamati che diventano per cos dire una sorta di originale e sorprendente “autoritratto” o forse sarebbe più corretto dire che vengono chiamati in causa per essere iscritti sulla propria carta d’identit  a voler ricordare ci i termini attraverso cui si dispiega la strada maestra dell’arte. Ed è verosimile ritenere chesu questa via si orienter  anche in avvenire il lavoro dell’artista che appare oggi decisamente convinta a proseguire la propria ricerca sul terreno più consapevole dell’impegno civile e solidale.

In foto, due opere dell’artista

LA PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA
Domani, 2 dicembre, alle 17, nella biblioteca centrale della facolt  di architettura a Palazzo Gravina (via Monteoliveto 3, Napoli) si presenta la mostra "Rosa Borreale. La funzione e il valore dell’arte nell’universo della globalizzazione mediatica" organizzata da Universit  degi studi di Napoli, Unione nazionale scrittori artisti, Istituto culturale del Mezzogiorno.