Le ricorrenze e le conclusioni di cicli della vita non hanno un mero valore celebrativo, ma spesso sono occasioni per fare bilanci e – perch no? – per guardare al futuro. Cos è per un prodigioso giovane di quasi settant’anni che con un concerto al San Carlo ricorda i suoi esordi napoletani di cinquant’anni fa e l’inizio di una strabiliante carriera concertistica.
Michele Campanella, (foto) ambasciatore del pianoforte in mezzo mondo, ha scalato vette altissime e ora quasi non “suona” più il pianoforte, ma lo racconta e con esso racconta la vita. Come appunto in una pagina impervia qual è il primo Concerto di Čajkovskij, che squaderna tutte le caleidoscopiche dimensioni dell’esistere. Sonorit  possenti e impetuose si alternano a movenze delicate sulla tastiera che si raggrumano per formare un tappeto sonoro sul quale si staglia una melodia di indicibile purezza.
Il titanismo pianistico di Campanella- ebbene s, ammettiamolo- è di sapore lisztiano ma che male c’è? Questa caratteristica non impedisce al pianista napoletano di esprimere tutta la sua potenza, specialmente nei boati nella sezione grave della tastiera e di esaltare il fascino della matrice musicale russa del Concerto, in maniera coerente e corretta, senza alterare il senso della pagina e senza contaminazioni. Il fine razionalismo di Campanella non concede mai spazi al virtuosismo fine a se stesso, come pure non offre ospitalit  a cedimenti e sentimentalismi esasperati. L’interpretazione sia delle parti più roboanti della pagina di Čajkovskij, sia di quelle più intime e delicate è tutta condotta sul filo di una eleganza non comune e di una musicalit  perennemente vigile dalla prima all’ultima nota.

Alleato nell’impresa, Pinchas Steinberg sul podio è stato sapiente complice del solista,
riconoscendogli il primato conquistato con grinta e determinazione. L’orchestra, ben consapevole dell’eccezionalit  dell’evento, si è mostrata all’altezza, nonostante qualche disguido nella Prima Sinfonia di Čajkovskij, perdonabile tuttavia.