Il Largo San Martino, a Napoli, ha tre elementi che gli donano una bellezza da sballo. Infatti questo largo, che si conclude, sullo sfondo, con un’anonima chiesetta, offre, da un lato, una veduta fantastica della citt , dall’altro, la vista delle possenti mura di Castel Sant’Elmo e della lunga facciata della Certosa, di una bellezza in contrasto con quella del castello delicata, composita e armoniosa, colta ed elegante.
Fondato nel quattordicesimo secolo dagli Angiò, il monastero fu abitato per secoli dai certosini, finch i giacobini non li scacciarono. Poi i monaci vi ritornarono. Però, nel 1866, il novello Governo italiano si impossessò dell’edificio trasformandolo in museo nazionale e tutti i certosini dovettero andar via, per mai più ritornarvi.

La Certosa di San Martino è uno scrigno di molti tesori. Non ci si stanca di visitarlo. Vi si scopre sempre qualcosa di nuovo.

Ma questa volta, entrati nel primo cortile, oltrepassata la magnifica chiesa barocca, non ci dirigiamo verso i giardini, fermandoci ad ammirare le carrozze borboniche e gli stemmi delle antiche famiglie napoletane e la collezione navale, non andiamo ad ammirare le vedute di Napoli, le sculture, le tavole, le tele, gli affreschi, il quarto del Priore, le celle dei monaci, il chiostro del Fanzago, la magia dei presepi …. e ancora e ancora, ma ci dirigiamo diritti verso il refettorio, perch qui, marted scorso, si è inaugurata la mostra di Caroline Peyron “Cielo, 33 quaderni mistici”.
La mostra si inserisce perfettamente nel mistico ambiente della certosa, lo illustra e ne riceve significato. Vorrei poter ripetere le parole che Rita Pastorelli, la direttrice del museo e curatrice della mostra, ha detto durante l’inaugurazione. Parole di una persona attenta al suo lavoro, che ama la certosa e l’arte che vi risplende. Parole appassionate e chiare ad illustrare la spiritualit  del convento, il carattere della mostra e a spiegarne il senso.

San Martino è anche museo di storia patria, che conserva ed esalta il ricordo del Regno delle Due Sicilie.
Ma è soprattutto testimonianza, con le sue strutture, dei secoli in cui tanti monaci vissero qui il loro misticismo pregando, leggendo libri e contemplando il cielo tra i verdi giardini. Infatti l’Ordine dei certosini, fondato da San Bruno nell’XI secolo organizzando una piccola comunit  di eremiti, da sempre ha conservato un carattere mistico e contemplativo la vita che si svolgeva nella Certosa era di preghiera, silenzi, raccoglimento solitario nella cella, letture della Bibbia e di altri libri sacri. E testi sacri venivano letti ad alta voce anche durante il desinare, proprio in questo refettorio dove ora è allocata la mostra. La severa disciplina spirituale a cui i monaci si sottoponevano era temperata ed equilibrata dal loro impegno in un lavoro artigianale eseguito con pazienza… certosina. Ecco come e perch l’opera di Caroline Peyron si inserisce cos bene in questo luogo.

Nel refettorio, su un tavolo, l’artista ha posto vari libri.
Sono tutti numerati, sono 33, tutti rivestiti da un cartoncino bianco, sul quale, a penna, in bella scrittura, ne è indicato il titolo. I libri sono da maneggiare con cura, con mani guantate (guanti di bianco cotone gli sono poggiati accanto). L’avvertimento risponde a una ragione pratica, non sporcare, non gualcire, ma è anche un modo per far rivivere lo spirito certosino, di attento raccoglimento, di cura e rispetto per le cose e per la cultura. Sul tavolo, le Confessioni di Sant’Agostino stanno vicino ai testi di santa Teresa di Lusieux e santa Teresa d’Avila, mentre quelli di Sant’Ignazio di Lojola stanno sopra l’Apocalisse di San Giovanni e gli scritti di Lao Tse e di Blaise Pascal. Vi sono anche testi più vicini a noi nel tempo, come “Pesantezza e grazia” di Simone Weil (1909/43) e i diari e le lettere, “Journeaux et lettres” (1941/43) di una sua contemporanea, Etty Hillesum, una giovane ebrea morta a Auschwitz. Ci incantiamo a sfogliarli.

Caroline Peyron ci si avvicina.
Lei è una gentile signora francese che vive a Napoli, insegna lingua francese all’Universit  e disegno a bambini e adulti in un laboratorio posto nel Museo di Capodimonte. L’intenzione di questo laboratorio non è quella, vivaddio, di plasmare dei novelli Raffaelli, stimolando negli allievi il narcisismo e la presunzione di essere considerati artisti, ma quella di insegnare a guardare, osservare e quindi comprendere un dipinto e, in generale, ogni opera d’arte.
Caroline ci consiglia di leggere un libro di racconti di Fleur Jaeggy, la svizzera moglie dello scrittore e editore (Adelphi) Roberto Galasso, a casa loro si scrive si legge a pranzo e a cena, e di essere stata molto colpita da uno di questi racconti, che narra di Angela da Foligno, una mistica terziaria francescana canonizzata da papa Francesco due anni fa, la quale appare nel Museo Archeologico di Napoli, eccola ” la veste grigia orlata di austerit , piccoli velluti rossi, due lacere scarpette”, proprio mentre scende Venere            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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BB»EWHEREUSINGB B B»RLIKERESETBeNULLBSHAREBSLAVErBPSIGNMIDptkoi8uBBBBRTRIMeROWS pBtxxïïxxxxxxxx giù da un affresco, che, senza di lei, diventa un brutto guazzabuglio di colori. Le due donne si sfiorano senza toccarsi e ognuna va per la sua strada. Ma le ninfe, colpite dalla loro luce, vengono strappate dalla parete e la raspano e la unghiano ansimando, bramando di “ritornare alla loro prigione defunta, a osservare il loro nulla”.

Nel refettorio vi sono anche, poggiati l’uno accanto all’altro in bell’ordine, 33 quaderni, opera dell’artista, ispirati ai 33 libri dalla copertina bianca.
Con questi quaderni l’artista cerca di esprimere l’emozione che i bianchi libri le hanno suscitato. Sono dipinti in tinte forti o delicate, con inchiostri o acquerelli, con disegni generalmente non figurativi; vi sono parole scritte con l’inchiostro nero e segni grafici indecifrabili, tutto realizzato di slancio con uno stile naif, quasi infantile.
Ricercata, invece, è la materia di questi quaderni, carta di diverso tipo, o stoffe variamente tessute, tarlatana, garza, velo e anche un canovaccio antico, trovato nella bottega di un rigattiere parigino.
Folta è la presenza di pubblico sono adulti e bambini del laboratorio di disegno, studiosi, studenti e Amici di Capodimonte.

Diamo pure notizia di una operazione culturale encomiabile e valida anche per incrementare il pubblico del museo,
che è abbastanza frequentato, anche per la facilit  nel raggiungerlo con le funicolari, ma la sua bellezza merita di più, come il suo bilancio economico.
Caroline Peyron, durante le giornate della mostra, si offre gratuitamente quale guida sia alla mostra che al museo. Secondo il programma qui di seguito riportato.

marted 6 ore 10-13
marted 13 ore 14-17
venerd 16 ore 15-18
sabato 17 ore 17-19 con letture Valentina Carnelutti

luned 19 ore 10 -13
gioved 22 ore 15-18
sabato 24 laboratorio di disegno Il cielo da San Martino, promosso dall’ Associazione Amici di Capodimonte, ore 11.30- 13.30eore16.30 -18.30
gioved 29 ore 10-18

CIELO, 33 QUADERNI MISTICI” di Caroline Peyron
Certosa e museo di San Martino, Napoli
Fino al 29 ottobre 2015



In foto, opere dell’artista esposte nel refettorio