"Soleil Couchant" e "Dans l’Atelier", due spettacoli di 35′ e 18′, regia e idea di Alain Moreau, artista belga, lirici e fiabeschi per regalare al pubblico del Ridotto Mercadante di Napoli “la chiave che apre la porta della meraviglia”. Pregevole scelta di Napoli Teatro Festival Italia. Alla scrittura con Moreau partecipa Laura Durnez e alla scenografia Geneviève Periat. E’ assente la parola sostituita dalla gestualit  mimica raffinata, molto loquace, emozionante, fantastica come l’arte di Tersicore, espressa da marionette.
In "Soleil" è lo stesso Alain che ha tra le mani un pupazzo di stoffa, vecchio, panciuto, occhialuto, capace di muoversi solo lentamente come ogni essere umano a una et  avanzata. La scena si svolge in un riquadro di un classico teatrino di marionette. Il puparo Alain è visibile, serio, muto, affettuoso come un badante, segue e facilita i movimenti del vecchio su una spiaggia deserta. La spiaggia è il limite tra la terra e la linea d’orizzonte sul mare, ossia tra la vita e l’aldil , tra il presente e un futuro privo di vitalit , sogni, emozioni, incubi, ansie, noie, gioie, delusioni, amori, affetti, incontri, attese. La morte non è solo la fine della vita ma uno sprofondare in un antro dimenticato da tutti. La solitudine, i malanni, l’impedimento di muoversi agilmente da soli, l’assenza di interessi, il sentirsi prigioniero in un corpo decrepito non più capace di agire attivamente e non più piacevole ad alcuno, portano a desiderare la morte a breve per non soffrire ancora tanto.
Il protagonista è uomo saggio, meticoloso, rispettoso degli altri, della natura, delle piccole cose. Abituato a riflettere, medita sull’idea che lo tormenta da tempo. Mentre pensa si pulisce gli occhiali, si soffia il naso in preda a tacite emozioni, sistema i suoi oggetti più cari, rivede i suoi ricordi, sospira, prende tempo. Un improvviso vento di bufera, lo spinge a far tacere la tempesta che si agita in lui realizzando il suo ultimo progetto di uomo vivo vivace. E’ ode all’ eutanasia, non gridata ma sussurrata come è lo stile di ogni artista. Essa è vietata da democrazie bigotte, vincolate a culture medioevali e dell’Inquisizione feroce nemico della libert  di pensiero, succubi della Chiesa che pure ritiene il cattolico soggetto dotato di un suo “libero arbitrio”. L’eutanasia è la soluzione rapida di morte non traumatica che pone fine a sofferenze causate da malattie lunghe e incurabili, alla noia di vivere ancora.
Eppure è l’essere umano che decide di procreare, però, non può morire quando vuole. Essa non è violento suicidio, dettato da decisione fulminea per violenze subite, delusioni di amore, depressione, ma silenziosa scelta di morire lungamente meditata, progettata, cercata, voluta in piena coscienza di intendere. "Dans", interpretata da Angela Malvasi e Yannick Durey, musiche dello stesso Max Vandervorst, luci di Dimitri Joukdvsky, collaborazione alla scrittura di Sarah Demarthe e Emilie Plazolles, racconta il mondo delle marionette, della loro attenta meticolosa costruzione. Moreau scrive «Per me le marionette e il teatro sono legate le une all’altro, pertanto è molto divertente partecipare a una “iniziazione teatrale, attraverso le marionette».
Angela e Yannick, brave attrici nel ruolo di geniali artigiani intenti a costruire da un parallelepipedo di polistirolo una marionetta che strilla, si dimena, sfugge dalle loro mani mentre la modellano con sega e coltello e gli donano occhi e bocca con un pennarello. Sono due fate che danno vita ad un Pinocchio contemporaneo con un materiale povero di uso comune. Esso è solo contento di vivere senza creare problemi agli altri, disubbidire, cercare avventure impossibili, marinare la scuola, cercare fortuna nei denari, farsi gabbare da altri.

Due spettacoli interessanti, emozionanti.
Uno narra la vecchiaia, l’altro la gioia di creare.

Per saperne di più

www.napoliteatrofestival.it

Nella foto, un momento dello spettacolo "Dans l’Atelier"