La sfida non era di quelle facili. Shakespeare è autore troppo noto, troppo studiato, troppo trasposto per essere portato in scena con facilit . Ancora più difficile con uno spettacolo che, per durata (ben 3 ore), mette a dura prova la resistenza degli spettatori. “La trilogia del male” (su atti da “Macbeth”, “Riccardo III” e “Otello”) diretta da Laura Angiulli, nell’ambito della seconda trance del Teatro Festival Italia, non riesce nell’impresa.

In scena per quattro sere (dal 22 al 25 settembre) al teatro San Ferdinando, il testo miscela i suddetti tre drammi del bardo inglese senza un’adeguata riscrittura che avrebbe giovato alla comprensione dello spettacolo. E infatti, le scene si susseguono in un montaggio non troppo chiaro per lo spettatore, soprattutto se questi non ha una dovuta conoscenza dei testi. E il “male” che avvolge le tre opere scelte e che dovrebbe fare da collante alla trilogia non esplode mai col dovuto fragore in scena.

Pochi gli attori a loro agio nei ruoli, molti i giovani mandati sul palco senza un attento e profondo studio dei testi e dell’autore e ancora artisticamente acerbi per confrontarsi con una materia cos ostica. Una menzione va a Milvia Marigliano che interpreta una credibile regina Margherita e un’altra a Alessandra D’Elia che infonde al personaggio di lady Macbeth la giusta dose di arrivismo e lussuriosa bramosia di potere.

Interessante la scenografia, firmata da Rosario Squillace, che occupa met  palcoscenico con una struttura piramidale sulla cui cima svetta una sedia a mo’ di trono (ma perch, poi, non piazzarci per davvero un trono?). Molto buone le luci di Cesare Accetta. Mentre una dolente nota va fatta sui costumi, un mix tra abiti d’epoca, parti di corazza e vestiti anni Ottanta.

In foto, un momento dello spettacolo