A Dacia Maraini una laurea honoris causa targata Napoli. Arriva dall’Università L’Orientale e le sarà conferita il 17 ottobre. Una notizia dal forte significato per l’autrice che  ha vinto il Premio Strega del 1999 per la raccolta dei racconti Buio.
«Questo riconoscimento –  spiega- ha un sapore speciale perché mi ricorda mio padre Fosco (etnologo, ndr), che negli anni Trenta studiò all’Orientale con Giuseppe Tucci. Dunque l’Orientale mi è cara anche come memoria di famiglia. In un tempo di autarchie pericolose e inquietanti, la laurea in Letterature e culture comparate ha oggi un valore di esemplarità. In una situazione che vede  gli Stati tornare a chiudere le  frontiere, a mettere dazi e pedaggi che ricordano scelte irresponsabili  del passato, la comparazione che propone l’Orientale diventa sinonimo di rispetto e comprensione».
Queste ultime, due parole necessarie tra un’umanità che si rinchiude sempre più nel proprio egoismo: «Una sorta di antidoto – dice-  per promuovere  la circolazione delle idee e delle persone, sapendo che storicamente i movimenti dei popoli non possono essere fermati, ma solo governati. Chi cerca di arrivare in Europa non lo fa per capriccio o cattiveria, ma per fuggire da una fame spesso conseguenza di antiche rapine compiute dai colonialismi europei, per fuggire da guerre che si alimentano con armi comprate dalle nostre industrie, per fuggire dalle dittature di fantocci spesso voluti e sostenuti dall’Occidente. La comparazione delle culture appartiene a un principio di civiltà, una scelta razionale e umanitaria che deriva dalla migliore tradizione europea».
La rettrice Elda Morlicchio sottolinea l’impegno civile di una donna che non ha mai spesso di essere in prima  linea:  «Maraini con la sua vita attiva ci ricorda continuamente quanto sia importante combattere per ciò in cui si crede, in nome di un ideale di umanità oggi più che mai da difendere».
Radici cosmopolite alle spalle, Maraini (foto) si è sempre soffermata sui grandi temi sociali, dall’universo femminile ai problemi dell’infanzia con uno sguardo dalla rara profondità storica.
Tra i suoi libri, ricordiamo  La lunga vita di Marianna Ucrìa, pubblicato nel 1990: il romanzo, ambientato nel Settecento siciliano, vince il Campiello e altri prestigiosi premi, ottenendo ampio consenso della critica e successo in libreria.