Qui sopra, Antonio Eliseo. In alto, Napoli all’alba,
foto di Luca Musella da Pixabay 

“5 domande per Napoli”“. Proseguiamo con la nostra rubrica di approfondimento politico. Obiettivo: determinare un quadro di idee, analisi, contributi, dubbi, proposte, di autorevoli commentatori in uno spirito di coraggio, umiltà e compartecipazione, a servizio della città a venire. Ne parliamo con Antonio Eliseo, Infermiere e Segretario Regionale della Campania NurSind (Sindacato delle professioni infermieristiche).

Napoli è tra più fuochi: un avamposto contro l’autonomia differenziata avanzata dalle Regioni del Nord, una città alla ricerca di un’identità perduta tra le tante “anime” del Mezzogiorno ed un capoluogo che non accetta fino in fondo la sfida nell’ambito dei paesi del Mediterraneo.
Avere un’idea di città significa avere un’idea di futuro. Quale la tua?

«La mia idea è quella di una Città che ritrovi la sua dimensione e a partire dal Mediterraneo raggiunga l’Europa, in un viaggio in grado di trasmettere la sua storia, la sua cultura, le sue eccellenze. Napoli fulcro centrale di un Sud che superi il concetto di autonomia differenziata,  affinché prevalga il principio  “A Sud  di nessun Nord”».

L’esigenza di una piattaforma programmatica propositiva, di medio-lungo periodo, non necessariamente in contrapposizione alle città del Nord, è più che una necessità per Napoli e per il Sud. Questa scelta impone un dialogo pressante con i Governi, qualsiasi essi siano, per un capoluogo che conti e non solo racconti. Il dialogo istituzionale è positivo sempre e comunque oppure deve passare prima per una rottura traumatica, viste le tante “sottrazioni” a cui gli esecutivi nazionali ci hanno tristemente abituati?

«La Città ma in generale credo tutto il Sud necessità di una piattaforma a breve, medio e lungo periodo. Io credo che la politica è risultata miope, sia quella passata che l’attuale. Non sempre è stata all’altezza dei tempi. Le politiche del lavoro, come quelle inerenti le infrastrutture, la scuola, i trasporti, sono quei segmenti che richiedevano un’attenzione che difatti è mancata. Due esempi su tutti: la bonifica e rinascita di Bagnoli e la crisi dell’Anm. Due questioni che misurano il polso della situazione».

Le categorie sociali ed economiche di Napoli molto spesso disegnano “separatamente” il destino dei cittadini, ognuno con la presunzione della conoscenza che diventa verità assoluta e non riproducibile da tutti gli altri. Il dialogo, la sintesi, una comunità di interessi, tra i soggetti sociali della nostra città sono possibili o ci dobbiamo rassegnare per sempre?

«Necessaria sarà la sinergia, ovvero la capacità che dovranno avere la società civile e il mondo produttivo di mettere insieme progetti e strategia per dare un nuovo impulso alla città. Solo unendo le forze in uno sforzo comune si troveranno le soluzioni affinché Napoli rinasca».

Dopo il Covid – 19 è cambiato il mondo e le città non potranno restare a guardare. Secondo te, Napoli in quale miglior modo può reagire, quale terreno deve principalmente recuperare per non “perdersi” definitivamente?

«L’evento pandemico mentre da un lato ha inciso sulla quotidianità dei cittadini, dall’altro ha fatto emergere ancora di più lo spirito di solidarietà e di accoglienza di un popolo. Il Covid  ha mostrato a tutta la Nazione che a Napoli “nessuno resta indietro“, e le centinaia di iniziative, autonome quanto istituzionali, lo confermano. Uno su tutti “il paniere solidale”».

La partecipazione è un elemento di valore e dovrebbe riguardare la politica, ma anche e soprattutto l’ambito sociale e culturale, ma troppo spesso evoca scenari senza sporcarsi le mani. Napoli ha bisogno di un orizzonte ma anche di certezze amministrative e comportamentali. Al futuro ci si arriva con atti concreti, costanti e duraturi. Da dove si comincia per allargare la base democratica in città? 

«La partecipazione alla vita democratica e sociale della città è fondamentale. Come fondamentale resta il rapporto tra Rappresentanti e Rappresentati, un rapporto troppo spesso eluso, che ha allontanato i cittadini dalle istituzioni. Ognuno nei propri ambiti di responsabilità dovrebbe aiutare a consolidare questo rapporto, solo così possiamo avvicinare di nuovo i giovani alla politica e far nascere una futura classe dirigente degna di questo nome».
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