“5 domande per Napoli”“. Proseguiamo con la nostra rubrica di approfondimento politico. Obiettivo: determinare un quadro di idee, analisi, contributi, dubbi, proposte, di autorevoli commentatori in uno spirito di coraggio, umiltà e compartecipazione, a servizio della città a venire. Ne parliamo con Alessandra Clemente, assessora ai giovani, al patrimonio e ai lavori pubblici del Comune di Napoli. Candidata alla carica di sindaco.

1)Napoli è tra più fuochi: un avamposto contro l’autonomia differenziata avanzata dalle Regioni del Nord, una città alla ricerca di un’identità perduta tra le tante “anime” del Mezzogiorno ed un capoluogo che non accetta fino in fondo la sfida nell’ambito dei paesi del Mediterraneo. Avere un’idea di città significa avere un’idea di futuro. Quale la sua?

Qui sopra, Alessandra Clemente. In alto, Napoli fotografata
da Guglielmo Dell’Isola, fonte Pixabay 

«La mia idea di Napoli futura è quella di una città metropolitana, forte, serena, felice, fiera, in continua e positiva crescita. Antifascista, anticorruzione e anticamorra. Dove per tutti la vita sia più semplice e piena. Nessuno escluso. Anni da amministratrice mi hanno insegnato che l’idea di città è fondamentale, ma non basta. Grandi visioni possono restare inattese e generare delusioni. Insieme all’idea di città urge, infatti, il dovere della sua guida politica, del come conseguire la stessa idea di città.
Per me la strada maestra è creare opportunità di lavoro per la cittadinanza e rafforzare la cultura del lavoro stesso, intendendo per cultura del lavoro l’impegno educativo al fianco delle famiglie, l’istruzione dei più giovani, la formazione lavorativa e la lotta al precariato e al lavoro nero; migliorare i servizi alla cittadinanza e garantire diritti, la cui mancanza è alla base di pagine di ingiustizia sociale, che è oggi la grande prima linea sulla quale invitare le energie migliori del territorio a rendersi disponibili ad un impegno infaticabile e concreto.
La mia idea di futuro di città passa attraverso la valorizzazione delle nostre ricchezze ed eccellenze cittadine: il turismo, la cultura ed il sapere. La creatività, i mestieri, il genio, i talenti, l’innovazione digitale. Penso al cinema, al teatro, ma anche all’artigianato, al tessile, al presepiale, all’arte orefice ed ogni altra eccellenza digitale e scientifica nata oggi sotto il Vesuvio.
Tutto quel Made in Napoli “storico” e“contemporaneo”. Perché Napoli è un capitale europea nella sua storia, lo è diventata dopo anni di lavoro anche nell’orgoglio che tutti noi proviamo oggi e lo deve diventare anche per il suo presente e futuro, non solo, quindi, in quella chiave di lettura culturale ed identitaria che rende le città del mondo capitali, ma anche in quella chiave di lettura moderna e contemporanea, che rende le città del mondo capitali europee in quanto città della sostenibilità ambientale, città della mobilità sostenibile, città connesse, al loro interno e al loro esterno.
Questo vuol dire creare servizi a supporto di tutto questo, fortificare i percorsi precari e dare dignità ai troppi ancora lavoratori “a nero”, pianificare in piani almeno triennali l’offerta, tutelare normativamente le nostre unicità, tanto come produzioni culturali che artigianali. Ma anche diventare come Parigi la “città dei 15 minuti” dove in 15 minuti si raggiungono i punti di interesse da casa a lavoro, come dall’aeroporto al centro storico, grazie ad un sistema di trasporto, sostenibile, integrato e funzionale.
La mia idea di città è una Napoli città metropolitana e sostenibile. Il nostro paesaggio e “dove siamo nati nel mondo” ci rende davvero unici. Dobbiamo diventare amici del mare della città, delle colline della città, delle mura storiche della città. Far fare amicizia con tutto questo, fin da piccoli, ai nostri bambini. Rendendo tutto accessibile, diventando i guardiani della bellezza nella quale è incastonata Napoli, e che è Napoli stessa: la città più bella del mondo, da difendere da una storia fatta di troppi degradi e abbandoni attraverso educazione civica e all’ambiente come materia obbligatoria nelle scuole comunali di Napoli da fare con i nonni, con gli zii, con i fratelli, con le mamme e con i papà. 
Napoli, pensando a Bagnoli ha una vocazione naturale mediterranea votata al turismo, alla cultura, al verde. Una nuova Barceloneta, meta di italiani ed europei per le vacanze estive come oggi sono la Costa Brava, le isole greche o le Baleari. Poco cemento, tanto mare, sport, verde, aree dedicate al divertimento, al wellness, alla socialità. Un polo dove il devastante reato ambientale prodotto da pagine passate della politica viene riparato e curato dallo Stato stesso che l’ha realizzato attraverso la bonifica e il rifiorire della bellezza in tutti i sensi. Flegrea connessa, soprattutto con l’adiacente quartiere Fuorigrotta, tempio naturale per lo sviluppo di un progetto di spazi da progettare dedicati a Maradona; lo Stadio sempre aperto, il Museo, la statua, il recupero del Centro Paradiso, un percorso a cielo aperto dedicato al nostro Diego che genererà quella che nella mia testa ho ribattezzato la “Maradona Experience”. In grado di dare vitalità economica e lavoro negli anni a giovani e professionalità provenienti da tutto il mondo, nell’eco mondiale che Maradona è. Ed ancora il centro storico, i poli museali civici e nazionali, le gallerie d’arte, una rete, da sostenere di tutte le attività alberghiere e dei centinaia di napoletani che hanno affittano casa con Airbnb o alle decine di imprenditori che hanno aperto B&B in ogni quartiere della città. Al fine di pianificare e consolidare, oltre il Covid, la ripresa creando un indotto da migliaia di posti di lavoro tra commercio, trasporti, mostre.  Affinché ogni viaggiatore programmi… “Quasi quasi quest’anno vado a Napoli”.
Continuare il sostegno all’industria cinematografica che ha fatto di Napoli una capitale europea delle produzioni nell’ultimo decennio, rafforzare l’offerta dei musei nazionali, delle produzioni musicali, teatrali, fotografiche e dei linguaggi artistici è la base della dimensione della città come città della cultura e dei saperi. Ciò che con street art, musica, teatro e turismo è avvenuto nei quartieri di Napoli continuerà in altri quartieri al fine di rendere ogni abitante, felice di appartenerne ad un grande progetto di identità e dignità. Continuando a valorizzare l’operato di fondazioni e il protagonismo degli abitanti. 
È importante fare lo stesso in lungo ed in largo per ridare dignità, bellezza e speranza a tutti i quartieri, borghi, rioni della nostra città: iniziative quali “Notti bianche” di quartiere, concerti, festival del cibo e pietanze locali, festival del design e dello sport da distribuire in ogni quartiere per portare ossigeno al commercio e quindi lavoro per i cinquantenni e sessantenni che hanno perso il lavoro come per i più giovani.
Le nostre Università sono un’immensa risorsa. Bisogna lavorare per replicare l’operazione Apple che sta lentamente rigenerando l’area di San Giovanni. E quindi penso al Polo di Scienze Infermieristiche di Scampia con migliaia di studenti, docenti ed un polo clinico annesso, penso all’Ospedale Veterinario del Frullone.
Ho in mente di mettere a disposizione parte del patrimonio immobiliare del Comune ai rettori della Federico II, della Parthenope, de “L’Orientale”, del Suor Orsola Benincasa, dell’Accademia di Belle Arti, dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli per creare studentati per neo-iscritti italiani ed esteri che scelgono Napoli per formarsi.
Le eccellenze della nostra terra avranno in Napoli un megafono mondiale: la pizza, la mozzarella, la pasta, il pomodoro, i dolci, i liquori. È sconfinata la nostra cucina. Napoli, il nostro lungomare, la Mostra d’Oltremare, insieme all’Ippodromo di Agnano, le Terme, le nostre piazze, continueranno ad essere di tutti per eventi, festival, esposizioni di portata nazionale. Inoltre, ho intenzione di stimolare un’importante operazione di promozione “online” del Made in Napoli: un supporto per creare e/o migliorare gli e-shop per esportare Napoli ed i prodotti culinari partenopei e campani nel mondo.
Dagli studi professionali ai nostri artigiani, Napoli come professionalità non è seconda a nessuno. Bisogna sostenere le nostre aziende nei servizi come nell’artigianato attraverso operazioni mirate di marketing territoriale, rafforzamento dei consorzi, concentrazione delle risorse nelle mani del Comune di Napoli lavorando di concerto con le altre istituzioni regionali e nazionali.
Pochi progetti ma concreti, fattibili, da realizzare in una città complessa, ma dalle potenzialità inespresse ma immense sul fronte professionale. 
Infine, la progettazione europea, conoscere, aderire, vincere e rendicontare progetti europei che l’Italia non sfrutta al massimo. Creerò un team di professionisti che lavori per drenare risorse da Bruxelles a Napoli favorendo progetti di piccole-medie aziende, studi professionali e giovani professionisti».

2)L’esigenza di una piattaforma programmatica propositiva, di medio-lungo periodo, non necessariamente in contrapposizione alle città del Nord, è più che una necessità per Napoli e per il Sud. Questa scelta impone un dialogo pressante con i Governi, qualsiasi essi siano, per un capoluogo che conti e non solo racconti. Il dialogo istituzionale è positivo sempre e comunque oppure deve passare prima per una rottura traumatica, viste le tante “sottrazioni” a cui gli esecutivi nazionali ci hanno tristemente abituati?

«È necessario opporsi alle “sottrazioni” e chiedere una equilibrata ripartizione delle risorse tra le diverse aree del Paese. Bisogna iniziare però da uno sforzo di onestà intellettuale degli attori in campo. Le forze politiche che hanno fatto e fanno parte del governo di questa nazione, città e regione da oltre 30 anni sono quelle che con la riforma del titolo quinto della Costituzione hanno generato le condizioni di macelleria sociale che vivono oggi gli enti locali. È miope e incosciente pensare che se oggi gli enti locali sono di fatto falliti e non riescono a garantire servizi minimi, la colpa sia dell’amministratore di turno. Va sottolineato l’aspetto fondamentale che Napoli, terza città d’Italia va governata da tutti e se qualcuno pensa di fare della lotta politica, anche se legittima, una guerra istituzionale, non si va da nessuna parte ma anzi si va a pesare sulle condizioni di vita dei cittadini. Va smontata la logica dei tifosi di questo o quel nome come smontata la visione personalista della politica e dell’uomo solo al comando. Il sistema istituzionale è strutturato su un funzionamento piramidale e diviene funzionale ed efficace se tutta la catena funziona. A chi si assume l’onere di vestirsi da grande giudice dell’operato altrui, di guardare non solo nel giardino del vicino. La pratica ha dimostrato negli ultimi anni a tutti, che chi si odiava oggi fa l’amore nel nome dell’interesse nazionale. Nel panorama politico di ultimo periodo abbiamo assistito tutti a cambi di casacca, tradimenti e memorie corte.
La città, la regione, il paese hanno bisogno adesso di concretezza di lavoro e non di manipolazione delle parole e della storia recente. Parliamo dei fatti, dei progetti e del futuro.
Io voglio lavorare affinché ogni partito, da destra a sinistra a livello nazionale ami Napoli. Da quando sono Assessore ed ancor più quando sarò Sindaco, voglio che tutti sappiano che conterà solo Napoli e chi ama Napoli, il presente e futuro dei Napoletani. 
Sono convinta che questo mio spirito incontrerà eguale disponibilità in ogni partito a Roma come a Palazzo Santa Lucia. Non ci sono più a quel punto Di Maio, Salvini, De Luca e Clemente. Ma ci sono il Presidente del Consiglio, il Presidente di Regione ed il Sindaco di Napoli.
Chiamerò e inviterò ogni giorno a Napoli per lavorare assieme. Non ci sono aree di partito che mi fermeranno. Bensì sponde, sinergie e corretto e proficuo lavoro istituzionale. Non posso precludere a Napoli ed a me stessa il dialogo e non posso chiudere la porta in faccia a nessuno. Io posso non avere oggi le stesse idee di De Luca. Ma un minuto dopo la fine delle elezioni, se vorrà, sarò a discutere di cosa fare assieme per Napoli e per la Campania.  
Roma o Milano non sono le nostre “sorellastre”, ma anzi vogliamo migliaia di lombardi e romani che vengano qui e si sentano a casa creando sinergie e alleanze. Napoli deve guardare e competere con Helsinki, Berlino, Shangai, Sidney, riproponendosi come capitale mondiale delle sue eccellenze».

3)Le categorie sociali ed economiche di Napoli molto spesso disegnano “separatamente” il destino dei cittadini, ognuno con la presunzione della conoscenza che diventa verità assoluta e non riproducibile da tutti gli altri. Il dialogo, la sintesi, una comunità di interessi, tra i soggetti sociali della nostra città sono possibili o ci dobbiamo rassegnare per sempre?

«Guardi io le porto esempi concreti di fine della rassegnazione convertita in grinta, coraggio e passione. La recente esperienza del rilancio di molti quartieri, esperienze che ho vissuto da assessore, mi portano ad affermare che non c’è una Napoli chirurgicamente separata dall’altra. Se penso ai familiari delle vittime innocenti di camorra e ai comitati e movimenti, le maggiori è più forti storie di impegno vengono da ferite che non sono state un motivo per mollare, bensì per lottare e resistere, creando, dalla memoria collettiva di pagine di ingiustizia, un progetto cittadino di presente affinché gli errori e le ingiustizie immani del passato non si ripetano più. Un desiderio di cose migliori e di lavoro affinché quelle realtà sociali, economiche e culturali progrediscano al fine di creare anticorpi e inclusione sociale. Il tessuto cittadino è sì lacerato, ma si è dimostrato che intorno ad un progetto è possibile il rilancio. Napoli è il sogno e l’amore comune che fa camminare assieme il professionista con l’uomo della strada. Questa commistione è profondamente partenopea. Soprattutto nei quartieri storici c’è una commistione di fette della popolazione più o meno istruite, più o meno popolare, che convivono e condividono spazi e vita: bisogna ridare speranza e questo accade con stabilità, sicurezza, lavoro ed infine coltivando l’orgoglio di essere Napoletani e condividere una missione comune di forza della città. Perché i Napoletani sono forti.
Condividere significa vivere assieme ogni sorte, buona o cattiva, ed è per questo che gli operai della Whirlpool siamo tutti noi, non saranno lasciati soli, e dobbiamo impegnarci a salvaguardare quest’esperienza. Napoli ha interrotto già il proprio declino e non deve fermarsi adesso.

4)Dopo il COVID – 19 è cambiato il mondo e le città non potranno restare a guardare. Secondo te, Napoli in quale miglior modo può reagire, quale terreno deve principalmente recuperare per non “perdersi” definitivamente?

«Bisogna far ripartire e alla svelta l’economia cittadina e creare lavoro. Bisogna programmare e cercare sponsor privati per centinaia di iniziative dove portare cittadini a vivere la città, a consumare, ad incontrarsi. 
Il mio team è già al lavoro sui progetti per il Recovery Fund, per il Next Generation EU e soprattutto per il programma Sure. Chiederò alle Autorità di creare uno sportello europeo Sure che favorisca il programma di sostegno temporaneo alla popolazione per attenuare i rischi di disoccupazione nell’era pandemica e post-pandemica.
Inoltre, bisogna riportare i turisti a Napoli, lavorare con Gesac per l’aeroporto e con l’Autorità Portuale, le compagnie crocieristiche, Trenitalia ed Italo per i Frecciarossa ed Italo dalle altre regioni.
A fine pandemia Napoli dovrà intercettare la voglia di divertimento, di sfogo, di svago, di cultura, di stare insieme, di fare cose insieme.  Vorrei proporre un programma di opere pubbliche, di valorizzazione della Pubblica Amministrazione cittadina per favorire l’ingresso di amministrativi e tecnici nel Comune di Napoli e nelle sue partecipate, con un piano di nuove e vitali assunzioni per i nostri enti che sono in drammatico sotto organico. Le opere pubbliche ed il lavoro che ne conseguono – una nuova linea di metropolitana, arrivo di nuove linee aeree, opere che poi “rimangono” al territorio – conseguendo uno splendido volano economico. 
Bisogna nel 2022, 2023 fatturare il triplo per recuperare il 2020 e il 2021.
Di pari passo, la pandemia è un trauma nella vita di tutti, non solo nella dimensione sociale ed economica ma anche intima. 
Moltissimi lutti, vissuti con l’obbligo della distanza, in migliaia di famiglie, moltissime tensioni familiari e relazionali, una catastrofe educativa per i più piccoli. Una torsione dell’anima c’è dentro ognuno di noi. Occorre una Napoli si-cura dove la salute pubblica sia di prossimità e dove un piano di resilienza per l’anima, veda il fortificarsi di luoghi e occasioni di ascolto, sostegno psicologico, aiuto per il benessere psicologico fisico della comunità. Un percorso per riabbracciare se stessi, le persone amate e superare i sensi di colpa e le fragilità, momenti di depressione, incertezza e paure che in tutti sono emerse o si sono acuite». 

5)La partecipazione è un elemento di valore e dovrebbe riguardare la politica, ma anche e soprattutto l’ambito sociale e culturale, ma troppo spesso evoca scenari senza sporcarsi le mani. Napoli ha bisogno di un orizzonte ma anche di certezze amministrative e comportamentali. Al futuro ci si arriva con atti concreti, costanti e duraturi. Da dove si comincia per allargare la base democratica in città?   

«Per allargare la base democratica della città penso a due strumenti: nuove tecnologie e forti politiche di inclusione sociale. Le prime, le abbiamo sperimentate come novità assoluta in questi mesi di obbligato distanziamento fisico. Sono uno strumento da rendere ordinario per animare assemblee di quartiere, su base mensile, con la partecipazione dei rappresentati del Comune sia mediante riunioni web, che dal vivo. Nuove tecnologie come grande valore aggiunto, quindi, ma mai come sostituto della socialità e dell’incontro. 
Le seconde, devono essere rafforzare. Per allargare la partecipazione bisogna combattere la povertà, il precariato e l’esclusione sociale. Se un individuo è economicamente fragile non è portato a vivere appieno una vita “socialmente attiva”. A categorie particolarmente ai margini della società italiana e napoletana, è fondamentale fortificare un modello di Napoli solidale dove i sistemi di welfare siano dedicati alle fasce più povere della popolazione, ma anche donne e giovani. 
Lavorando con un’unica certezza. L’enorme complessità della nostra città, deve diventare ricchezza». 
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