Dopo il Teatro dell’Opera anche lo Stabile di Napoli presenta la prossima stagione. Lo fa in vesti rinnovate, con un nuovo logo e nuovo nome.
Restyling, questo,  che unisce in una sola le tre anime di Mercadante, San Ferdinando e Ridotto,  assorbendo i residui di una vecchia immagine che, volente o no, vedeva il teatro della lingua napoletana e quello del contemporaneo come complementi in seconda.
Tempo di ristrutturazione, quindi, di presentazioni e di programmazione in anticipo, con il cartellone 2020/2021 dalle date già fissate ma con i vuoti dei cast ancora da definire e incertezze, legate soprattutto agli sviluppi dell’epidemia.
Sia il presidente Patroni Griffi che Roberto Andò, insediatosi alla direzione artistica dello Stabile nell’anno horribilis del teatro, non mancano di mettere l’accento sul ruolo che l’aria condivisa nella sala tra pubblico e attori (insieme respirata fino a ieri, oggi simbolo della trasmissione del morbo e domani filtrata dalle mascherine che già hanno soppiantato le maschere sul palco) dovrà avere nel suturare le lacerazioni sociali che possono derivare dal post emergenza.
2020 come anno della scoperta dei tanti professionisti in difficoltà, su e giù dal palco, ma anche di rilancio del teatro come guida sociale, ancora di più se si vuole, di quanto lo Stabile non avesse dichiarato lo scorso anno.
L’unico Teatro Nazionale sotto Roma e con un direttore artistico del sud che per ripartire unisce la grande letteratura europea ai maestri del palco partenopei, in primis Silvio Orlando e Toni Servillo, ma che non manca di dare voce ad altre colonne della cultura meridionale in quel tentativo, già auspicato da Luca De Fusco, di portare la Napoli artistica a essere non già fine dell’Italia dal nord ma perno culturale per il rilancio del Sud. 
Così Emma Dante, con la prima mondiale su un lavoro di Basile, si affianca alla trasposizione della sublime penna di Goliarda Sapienza, intellettuale di lettere, di palco e di schermo, capace allo stesso tempo di atterrire e di donare serena rassegnazione con capolavori come L’arte della Gioia
Si spinge per una riflessione intorno al teatro, visto come perno della società, e lo si fa tanto con il De Filippo politico tanto con la prima da regista di Andò, che presenterà Piazza degli Eroi, di Thomas Bernhard, autore austriaco di quella generazione di senza-patria cui apparteneva anche Erich Fried, con la sua poesia semplificata, barriera alla barbarie nazi-fascista.
Non ci sarà il teatro estivo a Pompei, si chiude la sala del Ridotto, impraticabile per dimensioni visto lo stato di emergenza, ma si aprono le porte di inedite o rinnovate collaborazioni.
Al Museo Madre andrà in scena  Nzularchia di Mimmo Borrelli e L’ultimo nastro di Krapp di Beckett con Tonino Taiuti. La Basilica Santa Maria alla Sanità ospiterà invece Mario Gilardi, la cui Freva, ispirata a Camus e presentata in tempi non sospetti, si ritrova ad oggi attualissima.
Si parte in ottobre al Mercadante con I Manoscritti del Diluvio di Bouchard per la regia di Carlo Cerciello e al San Ferdinando con Tavolo Tavolo, Chiodo Chiodo di De Filippo, diretto e interpretato da Lino Musella.

Qui sopra, Enzo Moscato. in alto, Toni Servillo


Si chiude rispettivamente con Toni Servillo ne Il Mondo sia lodato del poeta Franco Marcoaldi e Padri e Figli di Turgenev, regia di Fausto Russo Alesi. Nel mezzo i grandi nomi: Silvio Orlando, Marco Baliani, Renato Carpentieri, Imma Villa, Mario Martone, Emma Dante, Andrea De Rosa, Enzo Moscato, Giuseppe Maria Martino, Maurizio Broccucci.
Il Nazionale targato Andò promette un anno di inediti mondiali e installazioni innovative. Di dialogo tra letterature differenti, e il connubio tra glorie del palco e nuovi professionisti quale carta per un rilancio vincente.
A tal proposito va citato il Bando rivolto ad autori under 35 per la selezione di tre opere. Partirà a settembre e le opere selezionate saranno interamente prodotte dallo Stabile. Per il programma completo della stagione 2020/2021 si rimanda al sito web del Teatro Nazionale.
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