
La cultura come strumento contro la violenza. Pensiero e conoscenza rendono le persone libere, capaci di creare il proprio destino con la forza della mente, oltre l’apparenza, puntando sull’essere. E marciando contro ogni tipo di discriminazione.
Queste, in breve, le verità emerse dalla presentazione del libro “I racconti di un cane camorrista” di Pasquale Ferro, edito da ilmondodisuk, organizzata venerdì scorso nella biblioteca comunale Padre Alagi di San Giorgio a Cremano (guidata da Angela Marmolino), all’interno di Villa Bruno.
All’ingresso, la Citroen Mehari verde su cui si trovava il giornalista del mattino Giancarlo Siani quando morì in un agguato di camorra la sera del 23 settembre 1985, sotto casa sua, all’Arenella, a pochi passi da piazza Leonardo. Un biglietto da visita della biblioteca, quell’auto, baluardo della legalità tra le sue buone pratiche di gestione e valorizzazione, attraverso tante iniziative culturali.
Pubblico attento, in sala anche una rappresentanza delle scuole, per un testo di un autore che da anni è impegnato a difendere la dignità della comunità LGBTQIA+ e che è riuscito a pubblicare, unico italiano, i suoi romanzi (anche questo) in Russia, dove una legge omotransfobica vieta
di parlare in pubblico dei diritti, degli amori e delle prospettive di cittadini e cittadine.
La storia è quella di una Napoli che si muove tra contrasti, luci e ombre raccontata da due cucciole yorkshire, la mamma Pacchiana e sua figlia Clarabella, unite da un unico destino, vivere in famiglie camorriste.
Sono i loro occhi innocenti a testimoniare l’orrore dei crimini commessi in una lingua che impasta l’italiano con il napoletano, offrendo ritmo e robustezza alla narrazione. Ma accanto alla malavita, esistono personaggi forti come Annie, figlia dell’avvocato Giorgio, che decide di diventare magistrato dopo aver scoperto la collusione del padre avvocato Giorgio con il malaffare.
«Quella yorkshire sono io», ha risposto Pasquale Ferro a Giorgio Zinno, già sindaco di San Giorgio a Cremano, adesso consigliere comunale e da poco componente dell‘osservatorio regionale sulle condizioni delle persone private della libertà personale, quando, dopo aver introdotto l’incontro, gli ha chiesto perché avesse scelto il punto di vista di due cagnoline per raccontare una storia complessa e affascinante.
Quella yorkshire sono io significa che lo scrittore ha scelto un punto di vista oggettivo per coinvolgere lo spettatore in una realtà cruda, ma allo stesso tempo aperta alla speranza.

A rendere movimentato l’appuntamento sono state/i allieve e allievi del laboratorio L’altro teatro di San Giorgio a Cremano, diretto da Roberto Capasso, attore, regista e docente alla scuola di recitazione del teatro nazionale di Napoli. Vittorio Borrelli, Cristina Cutolo, Salvatore Incoglia, Carmen Rossini, Marcello Rossini, Marcella Tufano, coordinati dal loro Maestro, hanno interpretato una suggestiva teatralizzazione di alcuni brani.
Tra colpi iniziali e finali di tammorre, cantando Luna janca, luna nera, una filastrocca intonata da una delle figure più drammatiche del romanzo, l’ultracentenaria Susumella, madre e nonna addolorata, ma anche mammasantissima di camorra. Così le parole hanno dato corpo a emozioni indelebili.
GURDA IL VIDEO DI PASQUALE FERRO E DONATELLA GALLONE AI MICROFONI DI STORY TIME
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