Ad Antonella Parisi
Danzo con passi leggeri
nei fragili sentieri
delle mie emozioni
(Antonietta Rossi)

Carissima Antonella
giugno ritorna come un respiro antico, e con lui la memoria si fa luce, vento, voce. Il nostro ultimo scambio, quel 13 giugno 2025, è rimasto sospeso tra le pieghe del tempo, come un petalo che non vuole cadere. Da allora porto dentro la fatica silenziosa di convivere con l’assenza di una persona giovane, vibrante, capace di lasciare impronte che non sbiadiscono.
Giugno è un confine sottile: la primavera trattiene ancora il fiato mentre l’estate le spalanca le braccia. Le essenze si intrecciano come fili d’oro: il gelsomino si arrampica verso il cielo, la lavanda posa calma sulle ore, i tigli sciolgono miele invisibile nell’aria, gli agrumi brillano di sole e di promessa.
È il tempo in cui la luce sembra voler trattenere il mondo, e la notte si ritira come un’ombra timida.
Con l’età, il passato non è più un luogo lontano: è una stanza che si riapre, un profumo che ritorna, un nome che vibra nel silenzio. Le persone amate continuano a camminarci accanto, anche quando non possiamo più toccarle. Vivono nei gesti che ripetiamo senza saperlo, nelle parole che ci tornano sulle labbra, nei ricordi che ci sfiorano come ali.Ricordo il nostro primo incontro nella scuola di piazza Mercato. L’aria aveva il sapore delle cose che stanno per nascere. Lei entrò con una luce discreta ma la sua presenza si fece subito sentire: non chiedeva spazio, lo creava. Da allora è stato un filo costante nella trama della scuola che ha contribuito a costruire e far crescere.
Con determinazione e generosità ha partecipato al progetto più impegnativo e difficile intrapreso a Piazza Mercato: la Bottega del Moricino, nata per ristabilire un legame con quanti avevano smesso di considerare la scuola un luogo di incontro e una promessa per il territorio. è stata la protagonista di tante altre progettazioni – l’ECDL, il Comenius, il Trinity – vissute non come semplici incarichi ma come orizzonti possibili. Portava entusiasmo e rigore, talvolta persino un’ostinata puntigliosità, ma possedeva la rara grazia di chi sa far sentire gli altri capaci, necessari, visti.
Amava la vita in tutte le sue sfumature, mentre quelle più dolorose le custodiva dentro una corazza discreta. Sapeva attraversare con passi leggeri i segni nascosti nei sentieri impervi della vita. Nei momenti importanti sapeva ascoltare e sapeva tacere: due forme diverse della stessa cura.
Oggi, mentre il tempo fuggiasco scorre veloce, comprendo che ciò che resta davvero non è ciò che abbiamo trattenuto, ma ciò che abbiamo donato. Probabilmente con la sua originale creatività lo aveva compreso da sempre. Per questo continua a vivere nei gesti che ha ispirato, nelle scelte che ha illuminato, nelle persone che ha aiutato a fiorire. La sua presenza non si è dissolta: si è trasformata. È diventata un modo di guardare il mondo, un invito alla vita, alla cura, alla fiducia.
E così, Antonella, mentre scrivo, sento che il dolore si intreccia alla gratitudine. Averla incontrata è stato un privilegio. Alcune persone non se ne vanno davvero: restano nei sorrisi che ci hanno regalato, nei ricordi che continuano a sfiorarci, nelle parole che ancora brillano dentro di noi.
Forse è per questo che penso a giugno come al mese che più riesce a rappresentarla: un tempo fatto di luce e fragranze con l’oro del grano che incontra la vivace ribellione dei papaveri, il profumo del fieno lasciato essiccare al sole, il canto ostinato delle cicale e la danza delle lucciole che, nelle ore notturne, trasformano il buio in una piccola costellazione terrestre.
A giugno ci sono tante fragranze.
Eppure, ora, nella nostra vita ne manca una. La sua.
©Riproduzione riservata
In copertina, Carmine Negro con Antonella Parisi

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