Qui sopra, la copertina del libro di luigi Mazzella dedicata a Fellini (nell'immagine in alto)
Qui sopra, la copertina del libro di Luigi Mazzella dedicata a Fellini (nell’immagine in alto)

Nella sala Rari della  Biblioteca nazionale di Napoli (piazza del Plebiscito)  un omaggio a  Federico Fellini  25 anni dopo la sua scomparsa: con Francesco Mercurio, Antonio Filippetti, Titta Fiore, Luigi Mazzella, Matteo Palumbo e le letture di Adriana Carli. Martedì 30 ottobre, alle 16.
Il ricordo di Federico Fellini resta più vivo e attuale che mai avendo la sua opera acquisito quella dimensione di naturale essenzialità che appartiene di norma ai classici. E che, come avviene appunto per tutti i classici, più passa il tempo e più si arricchisce di stimoli e significati.
Rievocare pertanto l’opera del maestro riminese oggi, a venticinque anni dalla morte, non è soltanto un tributo obbligato ma un “esperimento” quanto mai utile per verificare il debito intellettuale che il tempo presente ha nei suoi confronti allorché si sostanzia lo spessore delle sue straordinarie doti poetiche e “visionarie”. Al centro dell’incontro una pubblicazione  che, al di là dell’omaggio rituale, vuol essere appunto  la testimonianza di quanto il maestro riminese  sia tuttora attuale e  come la sua opera risulti non soltanto unica e irripetibile ma fortemente anticipatrice di temi e suggestioni.
Luigi Mazzella, che si è a lungo occupato di Fellini, ne segue il cammino creativo individuando tre periodi in successione cronologica durante i quali il regista ha dato corpo e vita alle sue pellicole più intense e famose, riscontrando nel contempo una  genialità trasversale che ha  avvolto e  coinvolto tutte le fasi ispirative  della sua opera.
Ne scaturisce un ritratto critico al tempo stesso lucido e commosso, intrigante e fascinoso, che è anche un invito a vedere e rivedere i film del maestro per ritrovare ogni volta qualcosa che il tempo ha addirittura ribadito con forza e per comprendere meglio l’evoluzione non soltanto cinematografica, ma civile e culturale della nostra epoca. E in questo ci stimola e sollecita  l’introduzione di Antonio Filippetti il quale raccorda  felicemente l’opera felliniana  alla grande tradizione poetica e letteraria