Tornare a teatro dopo la pandemia è un’emozione, respirare nuovamente l’energia che si sprigiona tra chi è sul palco e chi in platea una magia, ma vedere un gruppo di donne che racconta la vita di altre donne – quelle che hanno fatto la storia di Napoli – è pura gioia.
“Sirene, Signore e Signorine. Storie note e meno note della città di Napoli” è lo spettacolo ideato e curato da Marina Rippa per Femminile Plurale, con La scena delle donne – Percorsi teatrali con le donne a Forcella, in cartellone lo scorso ottobre al teatro partenopeo Trianon Viviani.
Quel che colpisce è l’autenticità, la capacità di interpretare figure femminili, leggendarie, mitiche e reali dando loro spessore e profondità, anche quando la voce è incrinata dall’emozione e la bocca preda dell’arsura del panico da palcoscenico.
Diana De Rosa, Adriana Basile, Giovanna I d’Angiò, Maria D’Avalos, la Sirena Partenope, Bernardina Pisa, Santa Restituta, la Madonna delle scarpette e quella bruna del Carmine, Maria Lorenza Longo e Maria Paris sono alcuni dei volti e delle storie che trovano voce e un volto in una galleria di personaggi del passato.
Donne che hanno amato e sono state uccise da mariti gelosi, donne date in sposa ancora bambine in nome della Ragion di Stato e delle convenienze familiari del casato, donne che hanno fatto la rivoluzione e che hanno combattuto sulle barricate durante il secondo conflitto mondiale, nobili, popolane, cantanti e pescivendole, sante e madonne. Ognuna, con i propri limiti e difetti, è parte di un affresco corale in cui le voci, le vicende e le scelte si intrecciano legate dal fil rouge che le accomuna: il coraggio di chi resiste per esercitare il diritto di scegliere per sé e per la propria vita.
Le figure religiose mantengono i tratti umani e di quotidiana familiarità caratteristici della devozione napoletana in cui il sacro e il profano vanno a braccetto in un dialogo a tu per tu, le madonne sono donne che comprendono gli affanni, i dolori e la fatica di vivere una vita segnata dal giogo della sottomissione al volere maschile.
Le madonne napoletane conservano molto del precedente credo pagano in quel sincretismo che rende unico il luogo in cui a queste ci si rivolge per chiedere ausilio o anche solo per essere ascoltate in un mondo nel quale il loro volere non contava nulla.
La scena delle donne è un progetto nato nel 1999 che ha coinvolto, negli anni, quattrocento partecipanti con il patrocinio di enti locali e realtà del Terzo settore, un laboratorio per scoprire un mondo – quello del teatro – e imparare a conoscere sé stesse mettendosi in gioco.
In scena, Amelia Patierno, Anna Liguori, Anna Manzo, Anna Marigliano, Anna Patierno, Antonella Esposito, Flora Faliti, Flora Quarto, Ida Pollice, Melina De Luca, Nunzia Patierno, Patrizia Iorio, Rosa Lima, Rosa Tarantino, Rosalba Fiorentino, Rossella Cascone, Susy Cerasuolo, Susy Martino e Tina Esposito portano il carattere e la propria interpretazione di chi nacque – o visse parte della sua vita – in una città ricca di umane contraddizioni e storie da raccontare.
Partenope, sirena che incarna il mito fondativo della città spiega perché non è morta – come vorrebbe la lettura del mito basata sulla scellerata scelta di Ulisse di non ascoltarne il canto – “Io sono nel mare per dare voce alle tante donne che devono ancora parlare!’. Partenope non è morta, è più viva che mai e le voci delle tante donne che hanno abitato Napoli sono solo un brusio di sottofondo in attesa di poter essere ascoltate. Quando la storia la scrivono gli uomini la presenza femminile è poco più che sfumato fondale, quando a ricostruire gli accadimenti è la penna di una donna il fondale acquista colore, tono, consistenza, contrasti, luce e ombre che definiscono i contorni.
È bello sentire le voci delle donne rimaste sepolte per secoli nelle pieghe di un passato in cui non avevano cittadinanza, è importante far conoscere le loro vite, le loro scelte, per colmare lacune troppo a lungo rimaste tali, è utile al processo di cambiamento culturale vedere donne che lavorano insieme scardinando lo stereotipo che ci vorrebbe nemiche e inclini al sabotaggio l’una nei confronti dell’altra. Signorine lo siamo state tutte, signore alcune scelgono di esserlo mentre sirene si nasce.
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Foto di Sara Petrachi /KontroLab

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