Bookabook/ Il terremoto del 23 novembre 1980 visto da Giuseppe Conzo. Neonati abbandonati quando la terra tremò in Irpinia

0
97

«Era il 23 novembre 1980 quando la terra tremò in Irpinia, cancellando interi paesi e lasciando dietro di sé distruzione, dolore e un vuoto incolmabile. Quel terremoto non fu solo un disastro naturale, ma anche una ferita profonda nel tessuto sociale e umano di una comunità. Tra le macerie, però, oltre alle perdite, c’erano anche storie nascoste, delicate, difficili da comprendere nella loro complessità: le storie dei neonati abbandonati. Io sono una di quelle storie. Oggi sono un uomo adulto, ma all’epoca ero un bambino di appena diciotto mesi, risultato di uno di quegli abbandoni avvenuti nella confusione e nella disperazione di quei giorni».
“La forza di ricominciare” di Giuseppe Conzo (bookabook) intreccia esperienza autobiografica e ricostruzione storica per narrare con grande delicatezza del terremoto dell’Irpinia.
L’autore rievoca l’ambiente sociale dell’Irpinia pre-sisma – una società rurale, regolata da codici morali stringenti – per mostrare come la catastrofe abbia reso palesi delle fragilità e delle mancanze che sarebbero dovute rimanere invisibili. Il terremoto agì infatti da catalizzatore: portò alla luce gravidanze nascoste, scelte estreme, e perfino dei crudeli abbandoni.
La figura di Marina, la levatrice e punto di riferimento nei campi profughi, rappresenta una forma di mediazione tra tradizione e cambiamento; attraverso il suo sguardo si osserva infatti la trasformazione delle donne: dal silenzio imposto alla progressiva presa di consapevolezza e di parola. L’autore si sofferma quindi su una lucida analisi del giudizio sociale: le giovani madri che partoriscono tra le macerie non temono soltanto la povertà materiale ma l’esclusione morale, o ancora l’ingiuria. Il sisma, dunque, da devastante evento naturale diviene un trauma culturale da cui tutti ne escono cambiati, nel bene o nel male.
Nel corso del racconto si parla molto di adozione: negli anni Ottanta, le procedure di adozione e la gestione dell’emergenza furono affidate in larga parte alla solidarietà spontanea, più che a un sistema strutturato. Ed è su questo punto che l’opera si sofferma, narrando dei gesti importanti che salvarono molti bambini dall’abbandono e dalla sofferenza. Vi è inoltre una sentita riflessione sulla maternità come esperienza ambivalente: amore e paura, istinto e condizionamento sociale; in tal senso, il romanzo contribuisce a una discussione ancora attuale sulla fragilità delle reti di sostegno alle donne in contesti emergenziali.
“La forza di ricominciare” si colloca nella tradizione della narrativa della memoria che, da Elsa Morante in poi, ha interrogato il rapporto tra tragedia collettiva e destino individuale. Tuttavia, qui l’accento più che sulla denuncia politica cade sulla resilienza comunitaria: la sua forza risiede nella volontà di dare voce a una memoria periferica, quella dei neonati abbandonati e delle donne che hanno vissuto la catastrofe in una dimensione privata e silenziosa.  (Mariano Lasi)
©Riproduzione riservata

RISPONDI

This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.