Da un’opera donata nasce una mostra. I segni dei tempi (2019, olio su tela – cm,91,5xcm91,5) è il dipinto di Carlo Maria Mariani offerto al Museo e Real Bosco di Capodimonte dalla Fondazione intitolata all’artista, che ha sede a New York. La tela è fulcro del percorso espositivo (16 aprile -14 luglio) curato da Antonio Martino e Andrea Viliani (sala 6, I piano).
La complessa e stratificata ricerca figurativa di Mariani, (Roma, 1931 – New York, 2021), lo colloca in una posizione autonoma nella storia dell’arte degli ultimi decenni, tra eredità classica e pensiero contemporaneo.
Mariani non era solo un pittore dell’intelletto, ma un profondo indagatore dei misteri dell’invisibile.
L’esposizione vuole proporsi come un armonico confronto fra storia e contemporaneità, passando per la Magna Grecia, il Rinascimento, il Grand Tour del XVIII-XIX secolo, fino alle avanguardie del XX secolo.
Otto le opere selezionate, tutte provenienti da collezioni private. Iper/ri/cognizione 2 (1974), Orfeo (1979) ed Ercole che riposa (1976) rinviano alla statuaria classica e alle sue varianti nelle collezioni farnesiane, o alla pittura rinascimentale e alle sue derivazioni nella decorazione neoclassica. Composizione 5 e Dopo il bagno (1989) interrogano la genealogia del moderno in un incontro consapevole con Joseph Beuys e Marcel Duchamp. Un riferimento significativo affiora proprio nell’opera che dà il titolo alla mostra, con l’inserimento del Porte-bouteilles (1914) duchampiano.
Gentil e Gaia (1974) sono testimonianza di una performance presso le Logge di Raffaello: tenendo in mano una mela reale di fronte a quella dipinta, l’artista integra sé stesso e la realtà che lo circonda nel fregio rinascimentale, evidenziando i motivi cardine della sua visione: le mani, che congiungono pensiero e gesto, e la mela, emblema di unità indivisibile ed eterno presente dell’arte.
Esposte anche opere della collezione del museo: tre piatti della manifattura Giovine con fiori e frutti del 1818-19 e un bronzetto dell’Ercole Farnese. Nell’allestimento due rare edizioni dei volumi ‘Marcel Duchamp, Le marchand du sel’, Rumma Editore, 1969 (Archivio Marcello e Lia Rumma) e ‘Joseph Beuys, Tracce in Italia’, Amelio Editore, 1978 (Archivio Amelio Santamaria).
A cinque anni dalla scomparsa del pittore, la mostra (accompagnata dal catalogo Éditions Lord Byron) segna il ritorno simbolico dell’artista a Napoli, dove espose nel 1978 allo Studio Trisorio, nello stesso anno in cui il Museo e Real Bosco di Capodimonte inaugurava una stagione decisiva della propria storia espositiva, accostando il Grande Cretto Nero di Alberto Burri alla Flagellazione di Cristo di Caravaggio. Culla dell’antico che sposava , così, il contemporaneo.
Per saperne di più
https://capodimonte.cultura.gov.it/
Capodimonte Museum and Royal Park / ‘Signs of the times’ by Carlo Maria Mariani. The donated work has inspired an exhibition dedicated to the painter of the intellect
An exhibition has been created from a donated work. *I segni dei tempi* (2019, oil on canvas – 91.5 x 91.5 cm) is the painting by Carlo Maria Mariani offered to the Museo e Real Bosco di Capodimonte by the foundation named after the artist, which is based in New York. The canvas is the centrepiece of the exhibition (16th April – 14th July) curated by Antonio Martino and Andrea Viliani (Room 6, First Floor).
The complex and multi-layered figurative work of Mariani (Rome, 1931 – New York, 2021) places him in a unique position within the art history of recent decades, bridging classical heritage and contemporary thought.
Mariani was not merely an intellectual painter, but a profound explorer of the mysteries of the invisible.
The exhibition aims to present a harmonious dialogue between history and the contemporary, spanning Magna Graecia, the Renaissance, the Grand Tour of the 18th–19th centuries, right up to the avant-garde movements of the 20th century.
Eight works have been selected, all from private collections. *Iper/ri/cognizione 2* (1974), *Orfeo* (1979) and *Ercole che riposa* (1976) draw on classical sculpture and its variations in the Farnese collections, or on Renaissance painting and its derivatives in neoclassical decoration. Composition 5 and After the Bath (1989) interrogate the genealogy of modernity in a conscious encounter with Joseph Beuys and Marcel Duchamp. A significant reference emerges precisely in the work that gives the exhibition its title, with the inclusion of Duchamp’s Porte-bouteilles (1914).
Gentil and Gaia (1974) bear witness to a performance held in the Loggias of Raphael: holding a real apple in front of the painted one, the artist integrates himself and the reality surrounding him into the Renaissance frieze, highlighting the key motifs of his vision: the hands, which unite thought and gesture, and the apple, emblem of indivisible unity and the eternal presence of art.
Also on display are works from the museum’s collection: three plates from the Giovine workshop, decorated with flowers and fruit, dating from 1818–19, and a small bronze statue of the Farnese Hercules. The exhibition features two rare editions of the volumes ‘Marcel Duchamp, Le marchand du sel’, Rumma Editore, 1969 (Marcello and Lia Rumma Archive) and ‘Joseph Beuys, Tracce in Italia’, Amelio Editore, 1978 (Amelio Santamaria Archive).
Five years after the painter’s death, the exhibition (accompanied by the catalogue published by Éditions Lord Byron) marks the artist’s symbolic return to Naples, where he exhibited in 1978 at Studio Trisorio, the same year in which the Capodimonte Museum and Royal Park inaugurated a decisive phase in its exhibition history, bringing together Alberto Burri’s Grande Cretto Nero and Caravaggio’s Flagellation of Christ. A cradle of antiquity that thus embraced the contemporary.
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