Le disobbedienti/ Paolo D’Amato raccoglie le voci degli internati liberi di Forino nell’Italia fascista. Ada Rossi e Ursula Hirschmann, 2 donne allergiche ai limiti sociali

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«Il Giorno della Memoria ci ricorda che la memoria non è un esercizio sterile, ma un dovere civile. Essa ci invita a riflettere sul valore della libertà, della democrazia e della solidarietà, e a trasmettere questi valori alle nuove generazioni».
A scriverlo, chiarendo l’intento del lavoro di ricerca e ricostruzione storica che lo hanno portato a scavare negli archivi, a sollecitare i ricordi tramandati nelle memorie orali familiari e collettive e a setacciare le raccolte digitali, è Paolo D’Amato nelle conclusioni de Gli internati liberi di Forino. Internamento civile e persecuzione razziale nell’Italia fascista (1940-1943) pubblicato da Terebinto edizioni. Forino, un piccolo centro in provincia di Avellino fu, come altri luoghi simili del nostro Paese, destinazione di internamento libero per militari stranieri in fuga, internati politici, internati stranieri ed ebrei.
Di queste storie fragili di esistenze sconquassate l’autore si prende cura ricostruendone gli spostamenti e le condizioni di vita perseguendo un duplice obiettivo: restituire dignità alle persone dietro i nomi annotati in elenchi burocratici e tramandare la memoria collettiva di una comunità.
Un paziente lavoro di analisi, comparazione e ricostruzione per consegnare a tutte/i noi non una piatta fotocopia ma, piuttosto, una visione in 3D dotata di profondità e spessore in grado di far balzare in primo piano uomini e donne che di quel piccolo centro irpino non conobbero l’esistenza fino al giorno nel quale furono costretti a soggiornarvi.
Tra questi vi fu anche Ada Rossi che, insieme con Ursula Hirschmann, nascose e fece circolare clandestinamente gli scritti dei mariti confinati a Ventotene (Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni e Altiero Spinelli primo e secondo marito di Hirschmann ndr), fu l’inizio del manifesto di Ventotene da cui prese le mosse il movimento federalista europeo.
Due donne disobbedienti che, rifiutando il canone sociale della propria epoca, decisero di agire seguendo le proprie idee. Tra le pagine alcuni frammenti della corrispondenza, risalente al 1942, tra Ada Rossi internata a Forino ed Ernesto Rossi confinato a Ventotene, restituiscono l’eco di un dialogo tra coniugi in un’epoca di guerra e incertezza in cui tutto poteva accadere e ogni cosa avveniva in un tempo scandito da regole, ritmi e decisioni lontane da un prima ormai lontano e già stravolto da una guerra che aveva aperto ferite non ancora sanate.
Accanto alle loro voci ci sono quelle degli altri cinquantasette internati, le vicissitudini, gli arrivi, le partenze e i lembi di vite slabbrate a cui fu imposto di vagare da una provincia all’altra conoscendo, nel peggiore dei modi possibili, pezzi sperduti d’Italia.
Nomi, cognomi e date sono presentati affinché non vadano smarriti nelle pieghe del tempo ma ricordati con il peso e la consistenza che ogni persona merita così come sono identificati i luoghi specifici nei quali vennero piazzate le batterie di cannoni o i comandi militari alleati a ricordarci, quando passiamo sulla strada ombreggiata dalle chiome degli alberi che si arrampicano sulla montagna, il significato di quello che accadde avvertendo la responsabilità del presente e del futuro.
D’Amato fa di più, ricostruisce la storia di alcuni immobili strategici nella vita della comunità forinese – la scuola, il Municipio, l’ospedale, la Casa dell’E.C.A. l’ente comunale di assistenza – che si animano come un diorama che fa da fondale al racconto.
L’autore ricorda un’altra donna allergica ai limiti sociali che l’epoca imponeva al suo sesso, Ruth Gruber, figlia di immigrati ebrei negli Stati Uniti dotata di talento, intelligenza e competenze interdisciplinari che ideò e condusse un’operazione di salvataggio promossa dal presidente Roosvelt nel 1944, l’operazione Safe Haven, in cui riuscirono a fuggire anche alcuni degli internati a Forino.
Ruth Gruber accompagnò in un lungo viaggio via mare, dall’Italia al presidio militare Fort Ontario in Canada, 982 persone. Ascoltò, comprese e mediò grazie alla conoscenza del tedesco e dell’yiddish, le abilità relazionali e la tenacia documentando, fotografando e scrivendo la storia di un pezzo di umanità in fuga dall’Europa.
«Durante il viaggio e nei mesi successivi la Gruber parlò con le famiglie, raccolse storie, ascoltò traumi e speranze, mediò tra autorità americane e rifugiati, documentò tutto con fotografie, appunti e interviste, ma anche denunciò le ambiguità legali del progetto (i rifugiati non avevano garanzia di poter restare negli USA). Il suo lavoro non fu solo amministrativo: fu empatico, politico e narrativo. Senza la sua testimonianza, Safe Haven sarebbe rimasto un episodio tecnico; grazie a lei è diventato un capitolo umano della storia dei rifugiati europei».
D’Amato scrive di storia e di uomini e donne che furono grumi di umanità dolente affinché tutti possano ricordare e nessuna tragedia rimanga monito invisibile. Tutti sappiano, nessuno dimentichi e ognuno impari dal passato.
©Riproduzione riservata

IL LIBRO
Paolo D’Amato
Gli internati liberi di Forino. Internamento civile e persecuzione razziale nell’Italia fascista (1940-1943)
Terebinto edizioni
Pagine 163
euro 18
L’autore lo presenterà venerdì 11 settembre alle 18.30 al Bookstore Mondadori Avellino con Luigi Bruno, Rosalia Spolverino. Gianni Marino e Gianluca Amatucci.

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