Ancora una dichiarazione d’amore per il museo che ha rilanciato, dopo anni di nebbia. Il direttore francese  Sylvain Bellenger (che molti partenopei vorrebbero cittadino onorario di napoli e lo hanno chiesto al sindaco con una consistente raccolta di firme) questa volta a Capodimonte mette in scena Napoli Napoli. Di lava, porcellana e musica (21 settembre 2019 – 21 giugno 2020) in collaborazione con il Teatro di San Carlo di Napoli, con la produzione e organizzazione della casa editrice Electa. Un evento che conclude il filo ideale di una trilogia cominciata con  Carta Bianca. Capodimonte Imaginaire (12 dicembre 2017-12 dicembre 2018) e proseguita svelando i Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere (21 dicembre 2018-30 settembre 2019).
La scenografia è ideata dall’artista Hubert le Gall come la regia di un’opera musicale e l’allestimento racconterà la storia di Napoli capitale del Regno nel corso del Settecento e oltre, dagli anni di Carlo di Borbone a quelli di Ferdinando II.
Una favola raccontata in eleganti sequenze di vita quotidiana che hanno tuttavia come sfondo il passaggio del potere, i cambiamenti della storia, delle mode e dei gusti estetici.
Il visitatore potrà immergersi in un mondo incantato e, grazie all’uso di cuffie dinamiche, ascolterà le musiche (da Giovanni Pergolesi a Domenico Cimarosa, da Giovanni Pacini a Giovanni Paisiello, da Leonardo Leo a Niccolo Jommelli) selezionate per i vari temi artistici di ciascuna sala.
Esposti oltre 1000 oggetti, 600 porcellane delle Reali Fabbriche di Capodimonte e di Napoli, più di 100 costumi del Teatro di San Carlo  realizzati da firme illustri(da Ungaro e Odette Nicoletti) strumenti musicali del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, dipinti, oggetti d’arte e di arredo, nonché animali tassidermizzati oggi conservati al Museo Zoologico di Napoli.
Si comincia con la musica sacra (Pergolesi e Stabat Mater), poi l’omaggio a Napoli capitale della musica con strumenti musicali provenienti dal Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli (pianoforti di Paisiello e Cimarosa e l’arpetta Stradivari) messi a confronto con un dipinto di Gaspare Traversi e un quadro di Louise Nicolas Lemasle raffigurante le Nozze della principessa Maria Carolina di Borbone con il duca di Berry, del 1816, in cui si riconoscono Paisiello e Paganini.
Non poteva certo mancare il Grand Tour che si sviluppa dalla scoperta degli scavi di Ercolano nel 1738 e di Pompei nel 1748. Gli scavi furono il più grande evento culturale della fine del diciottesimo secolo e furono utilizzati dai Borbone, che ne controllavano gli accessi, come un vero e proprio strumento di promozione del Regno delle Due Sicilie.
Il Grand Tour è scenograficamente riproposto da Hubert Le Gall nel salone Camuccini con sculture di Righetti, biscuits di Tagliolini, bronzetti della fonderia Chiurazzi, terraglie e porcellane Del Vecchio e Giustiniani, vasi archeologici della collezione De Ciccio, e manichini che indossano i costumi di scena di Emanuel Ungaro.
Particolarmente interessante la sala dedicata agli animali, esemplari tassidermizzati provenienti dal Museo Zoologico dell’Università Federico II di Napoli. I reperti ornitologici del Museo Zoologico, risalenti al IX e XX secolo, sono stati raccolti in differenti località geografiche, e alcuni di questi provengono da importanti collezioni storiche tra cui quella di Mario Schettino, amico di Francesco Saverio Monticelli e valente tassidermista, realizzata tra il 1901 e il 1937 e poi donata al Museo, e quella di Cecilia Picchi, ornitologa fiorentina attiva a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento.
E se nel Salone delle Feste trionfa il personaggio ermafrodita di Pulcinella, protagonista della commedia dell’arte settecentesca, gli  ultimi spazi espositivi sono dedicati al gioco in una città affascinata dall’azzardo e dal destino (carte, scacchi, dama, roulettes, tric-trac e altri).
Chiude il percorso un videomapping dell’artista Stefano Gargiulo che su quattro grandi monitor propone  immagini della Napoli di ieri e di oggi, scene delle principali opere tratte dall’archivio storico del Teatro San Carlo, molte dirette da Roberto  De Simone (maggio 82 – dicembre 87). E ancora, Capodimonte, reggia e museo, sintesi di quella Napoli del Settecento ancora capitale delle arti.
In alto, La Parrucca © photo Luciano Romano 2019