Cona dei Lani durante il restauro

La Cona dei Lani sarà proposta al pubblico martedì 29 giugno alla Certosa e Museo di San Martino. Il più imponente complesso fittile policromo del Rinascimento meridionale, proveniente dalla chiesa di Sant’Eligio al Mercato, viene restituito ai visitatori grazie a un intervento di restauro e musealizzazione. La conferenza inaugurale si svolgerà alle 18, nel Chiostro dei procuratori.
La direzione regionale Musei Campania presenta, in un’ambiente appositamente allestito nel Museo di San Martino, un insieme monumentale di opere in terracotta che facevano parte della ricca decorazione della distrutta Capperlla dei Lani nell’edificio sacro del centro storico partenopeo.
Avviato più di vent’anni fa, in seguito all’identificazione nel 1998 dei frammenti nei depositi di Palazzo Reale da parte di Pierluigi Leone de Castris, il recupero è stato completato grazie a un finanziamento programmato nel 2018 dal Segretariato regionale del MIC diretto all’epoca da Mariella Utili e oggi da Salvatore Buonomo.

Una parte dell’allestimento a San Martino


Il restauro è stato eseguito dal consorzio R.O.M.A con la direzione tecnica di Giuseppe Giordano. Il progetto di allestimento nel Museo di San Martino diretto da Francesco Delizia, si deve a Cassandra Lo Gatto e Ludovica Giusti, che ha anche diretto i lavori (allestimento: Project e D’Alessandro costruzioni s.r.l.).
L’opera è una testimonianza eccezionale della fase cinquecentesca della chiesa angioina di Sant’Eligio, distrutta dai bombardamenti del 1943 e identificata, ancora tra le macerie, da Gennaro Borrelli alla metà degli anni settanta come opera di Domenico Napoletano, autore di formazione lombarda, citato dalle fonti e tra i protagonisti della composita cultura napoletana tardorinascimentale.
Le ricerche storicartistiche per dare vita al cantiere sono state avviate fin dalle prime fasi da Maria Ida Catalano che le ha continuate anche in quest’ultimo segmento, prestando al progetto la sua consulenza scientifica.
I grandi frammenti vennero ritrovati per la prima volta durante i lavori del dopoguerra. Erano stati sepolti sotto il pavimento della Cappella dei Lani (bucceri o macellai), che in origine accoglieva la straordinaria impresa decorativa. L’interramento fu eseguito nel Settecento, quando la chiesa venne sottoposta a un lavoro di modernizzazione.
Dopo la scoperta, i magnifici pezzi superstiti (teste, mezzi busti, qualche figura intera ed una grande quantità di elementi architettonici e ornamentali) furono indiscriminatamente accumulati e divisi tra diversi depositi cittadini, e in sostanza dimenticati fino al recente recupero.

La Sibilla ricomposta dai frammenti dell’opera



Dal puzzle dei frammenti sono state ricomposte numeroso figure di Sibille e Profeti, il Cristo Redentore, la scena dell’Adorazione del Bambino, quella del coro di angeli musicanti, oltre al recupero della Vergine e della predella con le Storie ed il martirio di San Ciriaco.
L’esposizione permanente dei maestosi frammenti aggiunge ulteriore valore alle collezioni del Museo nazionale di San Martino, che fa capo alla direzione regionale Musei Campania guidata da Marta Ragozzino.
In alto, la chiesa di Sant’Eligio a Piazza Mercato dopo i bombardamenti

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