La folla spande la propria voce sui social. Alza i toni della scrittura spesso sgrammaticata e carica di refusi. Propina giudizi, dispensa complimenti melliflui, ingaggia scontri offensivi, protetta dalla coralità del web che assume spesso i tratti della farsa più che della tragedia. Senza guardare negli occhi il proprio interlocutore, le persone, protette dalla distanza digitale, si avvicinano tra loro a ogni ora del giorno, sull’onda lunga di messaggi, twitt e post, allontanandosi dalla propria umanità. Di cui, invece, recupera tracce Davide Stasino, artista napoletano, quasi quarantenne (è nato il 27 settembre 1978) docente di arte e immagine nella monumentale Roma dove  si è stabilito da due anni, mai perdendo di vista, tuttavia, la città che lo ha nutrito di creatività sin dalla nascita.
Testimonianza di questa sua incessante ricerca sull’elemento umano smarrito sono i lavori esposti dall’8 giugno  fino al 20 settembre negli spazi dei private banker Fideuram dello storico Palazzo Partanna, in piazza dei Martiri. Non espone da solo, Davide. Le sue opere si incontrano con  quelle di Massimo Latte (classe 1963) nella mostra curata da Franco Riccardo che rientra nel ciclo “Complicità & Conflitti”: artisti a confronto sulle affinità che li legano e  i contrasti che li separano.
Disseminati sulle pareti degli uffici che accolgono la banca, installazioni e dipinti indicano agli spettatori i sentieri diversi percorsi dai due autori differenti, uniti  però dal tuffo profondo nella pittura. Le figure destrutturate di Davide con  visi offuscati emergono dalla meditazione dell’autore sulla vita, sul sommerso che è in ciascuno di noi,  sul lato oscuro dell’anima che perde pezzi di corpo. La struttura fisica si decompone, si dissolve nella sequenza dei chiaroscuri, le orbite oculari si mostrano orfane di luce, eppure restano piccoli punti di energia, tratteggiati in microcerchi rossi che indicano ancora una minuscola possibilità di comunicare con il cuore, la mente, i pensieri. Un barlume di speranza che si possa ancora esprimere  individuale autenticità.


La materia si dilata nei paesaggi di Massimo che compongono una geografia della natura dove il bianco emana il soffio vitale  di luoghi, distese del colore, astrazione assoluta in bilico tra presenze e assenze, frammenti di carta dipinta, strappata e ricomposta, carezze cromatiche che rimandano all’infinito.
Percorso inverso per lui, che a Napoli è tornato dopo aver vissuto in Francia. «Una parte di me è sempre lì. Ci torno ogni volta che posso, mia figlia studia a Parigi e vado spesso a trovarla. Un’importante parte della mia formazione artistica e teorica, negli anni giovanili, si è fatta lì. Questo ha senza dubbio lasciato un segno indelebile. D’altra parte quando ero lì avevo nostalgia di qui, e da quando sono qui, ho nostalgia di lì. Alla fine ci si sente apolidi. Il fatto è che i viaggi terrorizzano il divenire, il vero viaggio è quello che si fa sul posto, sul foglio di carta o sulla tela, da fermi, muovendosi il meno possibile, giusto quanto basta».
Il viaggio artistico Latte lo compie riducendo all’essenziale i suoi strumenti. Dal bitume delle prime indagini  arriva all’uso di pigmenti puri, per lo più di derivazione minerale come vivianite o kyanite, di cui assimila la poesia della composizione, trasformandola in istante creativo.
Di questa mostra sarà disponibile il catalogo in settembre, pubblicato da EffeErre edizioni, in cui leggeremo anche un testo di Marcello Francolini che accompagna l’evento.  «Il corridoio della Banca Fideuram – anticipa il critico salernitano- diviene per analogia il crinale d’un monte da cui è possibile sbilanciare lo sguardo sui due lati. Uno sguardo, quello del visitatore che rimbalza zig-zagando da parte a parte: una volta s’ancora ai profili di Stasino muovendosi su contorni rassicuranti per disperdersi l’attimo dopo al loro interno in cui il nulla o il silenzio abitano al posto dell’identità; un’altra volta, lo sguardo, corre libertino sui campi di Latte…». Nel piacere puro di una contemplazione partecipata.
Massimo Latte | Davide Stasino
Complicità&Conflitti

8 giugno 2018 | 20 settembre 2018
A cura di Franco Riccardo
Uffici Private Banker Fideuram | Palazzo Partanna | piazza dei Martiri, 58
Per saperne di più
https://www.facebook.com/complicitaeconflitti/

 

 In alto, da sinistra, Riccardo, Francolini, Latte e Stasino durante l’inaugurazione. In basso, scatti dal backstage e dall’opening (ph. Paolo Menduni)

 

Chi sono
 Massimo Latte nasce a Napoli nel 1963. Completa la sua formazione all’Accademia di Belle Arti nel 1985 e nello stesso anno partecipa alla mostra Evacuare Napoli, curata da Achille Bonito Oliva all’Institut français de Naples. Dopo la presentazione di Evacuare Napoli alla Galerie Esca di Nîmes, si trasferisce in Francia, dove sperimenta soluzioni espressive diverse. Superate le  esperienze tra scultura e installazione (ricordiamo le macchine celibi di memoria duchampiana costruite con materiali poveri ferro, carbone, rame, piombo, cera, spugne, spazzole), alla fine degli anni ottanta, torna alla superficie bidimensionale, utilizzando il bitume per creare forme apparentemente astratte, veri e propri organismi dall’aspetto arcaico. Tra le mostre personali e collettive: Institut Français de Naples, Napoli (2004); Rosso immanenza, Changing Role, Napoli (2006); Inquieta beatitudine, masseria Mavù, Locorotondo, Palermo (2013), Massimo Latte. Mistica della materia, Real Museo Mineralogico di Napoli (2017, Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee).
Davide Stasino, napoletano, nato nel 1978. Si laurea in pittura all’Accademia delle Belle Arti di Napoli con  Gianni Pisani con una tesi sui nuovi mass media e poi si specializza in arti visive. Disfacimento  è la sua prima importante personale organizzata dalla galleria Riccardo Artivisive, progetto legato alla destrutturazione anatomica e spirituale. E da allora non si è più fermato, conquistando spazi sempre più prestigiosi, come quello del Museo Madre di Napoli, con le sue opere intense, evocative dalla sorprendente profondità psicologica. Una pittura raffinata che diventa medium assoluto. Nel 2016, negli uffici della Fideuram di piazza dei Martiri ha presentato la mostra “Essentia” curata da Franco Riccardo. I suoi lavori  presenti anche in collezioni pubbliche. Tra queste: Frammenti urbani (Comune di Amalfi, 2002), Get born again (Comune di Fondi, proprietà Regione Lazio) Land of memory (Museo archeologico virtuale di Ercolano, 2006). Nel 2013 a lui è stato dedicato un  capitolo della pubblicazione edita da ilmondodisuk ArteXArte, dieci talenti vulcanici di Violetta Luongo e Francesca Panico (Stasino e la destrutturazione del corpo fisico), con prefazione di Angelo Trimarco, progetto editoriale inserito nella manifestazione Il clan degli artisti organizzata dal Comune di Napoli.