La città di Napoli, è sempre stata un set cinematografico a cielo aperto. Si è prestata come una ruffiana modella mostrando orgogliosa e civettuola  i panorami mozzafiato, la preziosa storia fatta di arte, cultura, musica, palazzi. Bellezza indescrivibile per una musa ispiratrice di poeti, scrittori, autori e registi.
Scenario impareggiabile delle pellicole chiamate I musicarielli, nome nato negli ambienti romani, dagli anni ’50 in poi,  per un genere cinematografico italiano   che diventa nel tempo  nazionalpopolare, seguito dalla massa.
Film tratti da canzoni oppure incentrati sulla figura del cantante più seguito del momento. Storie d’amore come Perdono,  In ginocchio da te, Lisa dagli occhi blu, Se non avessi più te. Siamo già negli anni 60/70 e si esprime così una piccola rivoluzione contro i matusa  attraverso la voglia di ballare e divertirsi, in una Italia che propone nuovi idoli.
Dal rock and roll al beat discostandosi dai  tradizionali melodici: furono I ragazzi del juke-box del 1959  e Urlatori alla sbarra  del 1960 a spodestare il vecchio genere di film musicali che partiva dal 1949 con Canzoni per le strade con Luciano Tajoli.
Tanti titoli. Ne citiamo qualcuno: Il microfono è vostro, Napoli piange e ride, Tarantella napoletana . Oltre a Tajoli, tra i protagonisti, Claudio Villa, Delia Scala, il Quartetto Cetra, Clara Bindi, Silvana Pampanini, Alberto Sordi, Giacomo Rondinella, Achille Togliani, Jonny Dorelli, Nilla Pizzi, Jula De Palma.
Ma torniamo agli anni 60/70. Quando scoppia una gran voglia di emancipazione e arriva la scatenata Rita Pavone in Rita, la figlia americana: il cast è eccezionale. Ci sono Totò, Fabrizio Capucci, Lina Volonghi, la band inglese The Rokes. E non possiamo dimenticare Viale della canzone: accanto a un giovane Bobby Solo, Edoardo Vianello, Pino Donaggio, Nico Fidenco, Los Marcellos Ferial.rita-la-zanzara
Pel di carota tornerà in Rita la zanzara del 1966 diretto da George Brown, ovvero Lina Wertmüller. Anche in questo caso gli interpreti sono di grido:  Bice Valori, Turi Ferro e Giancarlo Giannini.
Sarà una ondata inarrestabile: tra i divi del momento, Gianni Morandi, Little Tony, Mal, Tony Renis, Mario Tessuto, Orietta Berti. Recitano in film che traggono linfa dai musical americani, dai lavori cinematografici interpretati da Elvis Presley(Love me tender del 1956 o Jailhouse rock del 1957).
Declino e rinascita. I musicarielli imboccano una nuova strada negli anni 70/80: una sorta di cinema collage fatto di saluti nelle stazioni centrali delle più grandi città d’Italia. Incontri negli aeroporti, grandi rincorrersi per poi incontrarsi vicino alla  fontana dell’amore (Napoli), le lacrime sono d’obbligo (quanti pianti si è fatta Laura Efrikian per Gianni Morandi, per non parlare di Romina per Al Bano) insomma una sorta di telenovelas canterine. Anche le uniformi sono sempre presenti, gli attori /cantanti si calano nei panni dell’esercito, marina, aviatori…
I giovani si mettono in fila al botteghino per vedere il beniamino del momento. La sceneggiatura è scritta in base al testo della canzone, ma gli elementi principali restano. Lui, lei  e l’immancabile corteggiatore che rompe l’idillio , buoni e falsi  amici oppure la cattiva o il cattivo di turno. O ancora, mammà e papà, il ricco e il povero.
Le canzoni che ne sono la fonte: Cuore matto, Nel sole, Non ho l’età, Non son degno di te… Finché non arriva negli anni ’80 il caschetto biondo: Nino D’Angelo.
Amata dal pubblico napoletano, la sua musica diventa popolare in tutta Italia. I fan non si contano. A Milano c’è un cinema che proietta solo i suoi film: code lunghe all’ingresso per entrare. L’ave Maria, l’ammiratrice, ‘A discoteca, ‘Nu jeans e ‘na maglietta (foto in alto), Uno scugnizzo a New York, Pop corn e patatine: con questi film Nino D’Angelo diventa il re del sold out.
In seguito, Nino svolta,  proponendo brani e testi più ricercati cambia sound con contaminazioni e ritmi arabi, il pubblico si affeziona anche alle sue proposte innovative che superano le zuccherose neomelodie.
Firma le musiche di Tano da morire  di Roberta Torre diretto nel 1997. Storia drammatica   con uso di frequenti flashback e con toni grotteschi, numeri musicali comici. Nino vince il David di Donatello 1998 come migliore musicista e anche un nastro d’argento.
Il film nasce dalla cronaca: l’omicidio di Tano Guarrasi, macellaio alla Vucciria di Palermo per copertura, ma importante esponente della mafia; all’inizio del film si assiste al suo omicidio e si ripercorrono le tappe che hanno portato il personaggio nella criminalità organizzata. Si descrivono sua affiliazione e i rapporti con la famiglia (le sorelle e la figlia da cui vengono allontanati tutti i possibili spasimanti).
Dalle lacrime al sorriso. Come regista D’Angelo lancia Aitanic : spiritoso, intelligente, che ti diverte, ma anche interessante, per certi versi un una pellicola seria dove una Napoli naif e problematica viene messa in risalto con canzoni e danze tutte partenopee .
Ecco la trama: Durante uno sciopero, a Napoli, la famiglia di Gaetano detto Aitano ruba un traghetto e organizza un servizio sostitutivo. Sulla nave confluiscono i destini di vari personaggi: un disoccupato cui la ex moglie vuol togliere il bambino; un milanese che vende panettoni scaduti; un cantante neomelodico con fans e troupe al seguito.

Mario merola| ilmondodisuk.com
Maro Merola


Nel 2000, ritroviamo Roberta Torre alla regia di Sud Side Stori con Bobo Rondelli e Forstine Ehobor, Mario Merola, Carmelo Zappulla  e altri. Proprio Merola si propone  in veste di attore cantante con pellicole con Zappatore, ‘A ciurara, Lacreme napulitane. Lo affianca la grintosa Angela Luce.
In  Cient’anne, insieme a Gigi D’Alessio, Merola riporta in auge il film musicale, con storie sentimentali che si avvicinano alla sceneggiata con fedeli spettatori. Invece
 Carmelo Zappulla si cimenta in   ‘O zampugnaro ‘nnammurato.
Malgrado le mode siano cambiate, i musicarielli restano. R
iproposti dalle  tv regionali, apprezzati da telespettatori nostalgici e perfino da giovani che amano la musica contemporanea, affascinati dalla semplicità dei sentimenti.
E vi lascio su questa scia nostalgica augurandovi per le prossime feste tutta la felicità degli attimi sereni. Buon Natale a tutti.