Primavera 180. Non è un rebus, ma il titolo di un libro firmato da Teresa Capacchione per le edizioni Sensibili alla foglie. La 180 è la legge Basaglia (prese il nome da Franco Basaglia, riformatore della disciplina psichiatrica in Italia) che il 13 maggio 1978 decretò la chiusura dei manicomi in Italia. Promettendo una  nuova era per chi si trovava dietro quelle mura.
Scrive nella prefazione del testo, Francesco Piro, figlio di Sergio, lo psichiatra che di quella rivoluzione fu uno dei protagonisti: «Dal 1965 al 1984 la Campania è stata un punto cruciale nel dibattito nazionale sulla salute mentale. Con i suoi sei manicomi, di cui tre ospedali psichiatrici giudiziari, costituiva una vera e propria industria della follia di dimensioni gigantesche».
L’autrice presenterà il libro lunedì 11 giugno alle 17 nella sede della Fondazione Premio Napoli, all’interno di Palazzo Reale. Al dibattito, introdotto da Domenico Ciruzzi, presidente della Fondazione, e moderato dalla giornalista Carla Di Napoli, interverranno Roberto Beneduce, docente di Antropologia cultura all’Università di Torino, e Francesco Piro, professore di Storia della filosofia all’Università di Salerno.
Capacchione ripercorre le fasi iniziali della lotta per la chiusura dei manicomi, i primi tentativi di umanizzazione che si saldano con le altre esperienze nazionali. Sergio Piro compare nella doppia veste di psichiatra e giornalista: sulla scia di Franco Basaglia, è stato il più accanito difensore della legge 180 e un costruttore lucido di libertà e democrazia.
Sottolinea ancora  Piro jr: «Se a un certo punto dopo l’approvazione della 180 e una legge regionale che sembrava dare ascolto alle nuove esperienze, si è tornati indietro, è stato per scelta: la scelta di non investire sulla prevenzione, sulla cura diffusa della salute, sul benessere dei cittadini meno agiati, e soprattutto di non investire in pratiche di cura non gestibili in un’ottica puramente aziendale e medica».
In alto, Franco Basaglia, foto da Psychiatry on line