Spesso si dice che la letteratura abbia un potere salvifico e molto spesso questo assunto è vero, nel caso del libro di recente pubblicazione “Seizeronove. Galeoni e Galeotti” (Homo Scrivens) a cura di Adolfo Ferraro, la letteratura fa di più, poiché diventa mezzo terapeutico.

Qui sopra, la copertina del libro.
In alto, Adolfo Ferraro firma
una copia per un suo lettore alla presentazione
del libro organizzata
dalla Fondazione Premio Napoli

(Fonte Facebook)

Essa sperimenta, confrontandosi con forme di devianza complesse nella rosa dei reati: i “sex offenders”, cioè i reati a scopo sessuale, regolati dall’articolo artt. 609 bis ss. del Codice Penale, le origini dei disadattamenti e la divisione del bene dal male.
L’idea dello psichiatra Adolfo Ferraro e di un gruppo di operatori volontari è stata quella di attuare il laboratorio “Lupus in fabula”, tenuto dal mese di ottobre 2018 al giugno 2019 presso la casa circondariale di Napoli Secondigliano.
Al laboratorio, programmato e organizzato dalla sifpp (Società Italiana Formazione Psichiatria Penitenziaria e Forense) con le autorizzazioni della Direzione del carcere, del Provveditorato Regionale Campania Amministrazione Penitenziaria e del Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli) hanno partecipato venti detenuti responsabili di reati sessuali.
L’originalità dell’idea ha consistito nella lettura collettiva del romanzo “Il Visconte dimezzato” di Italo Calvino, come metafora della scissione tra il bene e il male e lo stimolo a ricomporre, attraverso la lettura, le parti di se stessi, anche quelle più profonde.
Il protagonista del romanzo di Calvino va in guerra ma viene dimezzato da una palla di cannone dividendo le due parti del suo corpo nel bene e nel male, il laboratorio esamina, appunto, il contenuto metaforico del romanzo attraverso tre fasi: la prima riguarda la lettura collettiva, nella seconda si è lavorato sui personaggi, sviluppando ogni detenuto una storia autonoma dal testo, utilizzando meccanismi di creatività personale, creando, appunto, una storia ex novo, cosi è giunti a raccontare se stessi, la propria attuale condizione: “nell’idea di acquisire una consapevolezza che non nega e non giustifica, ma aiuta a comprendere”.
Infine, la terza fase che ha portato alla elaborazione di un testo completo dove ogni partecipante al gruppo ha portato il suo contributo, un testo rappresentativo di un lavoro comune e nel contempo delle varie individualità.
Come si vede un percorso molto interessante e complesso che ha avuto il fine di fare acquisire ad ognuno consapevolezza, in relazione al proprio reato, utilizzando i linguaggi della letteratura e della scrittura.
Il tutto si concretizza con un progetto di fantasia molto significativo: una nave, un immaginario galeone (di quelli che solcavano i mari ai tempi dei pirati) sulla quale sono accolti i detenuti (galeotti) e che li porta a solcare gli immaginari mari della mente.
Sulla nave di fantasia ci si imbarca con la parte di sopra (quella inerente il bene) ma clandestina arriva anche la parte di sotto (il male). Perché la nave, perché il galeone? I manufatti di passatempo dei detenuti (fatti con i stuzzicadenti e cartoni, ad esempio) spesso raffigurano navi e vengono chiamati “Seizeronove” come l’articolo del codice che li tiene in carcere, da questi l’ispirazione.
All’interno del libro sono, dunque, raccolte le storie di questi uomini, scrive uno di loro: “Un ultimo appuntamento con la speranza. Da alcuni mesi partecipo, insieme ad altri compagni, a un interessante programma di terapia di gruppo, non per guarire da qualcosa come droga, alcol, violenza in tutte le forme possibili, bensì per conoscere noi stessi, il nostro animo, il proprio cuore”.
Un progetto particolare, che tenta di mettere a nudo personalità complesse, spesso con disturbi della personalità e che di certo rientrano in una categoria sociale ai margini per le loro azioni, un progetto dove si sono spesi nella totalità i detenuti e i volontari che attraverso un’idea vincente hanno traghettato su una nave immaginaria un gruppo di “anime” alla ricerca della loro parte buona non tralasciando quella cattiva.
Scrive Adolfo Ferraro, curatore di questo lavoro egregio, di questa pubblicazione che interessa per le tante verità che sottende: “Può la Letteratura cambiare le persone? E può quindi, potendo produrre cambiamenti, diventare cura per disturbi caratteriali difficilmente curabili? Una cura che non prevede necessariamente la guarigione, perché forse non c’è nulla da guarire, ma piuttosto cambiamenti profondi che possano incidere su devianze sociali e culturali che producono danno e comportamenti illeciti e a volte delittuosi”.
È da questa premessa interrogativa che prende inizio un viaggio di scoperta che non prevede una guida turistica – intesa come la conferma di verità già note – ma piuttosto di affrontare il fardello interiore e profondo di chi non sempre è consapevole del proprio malessere, sia usando la negazione volontaria sia semplicemente rifiutando (più o meno consciamente) consapevolezze imbarazzanti e responsabilizzanti”.
Il libro si completa con scritti di Giulio Balbi, professore Ordinario di Diritto Penale, Amalia Fanelli, operatrice penitenziaria volontaria, Luigi Romano, presidente Antigone Campania, Maria Pia Daniele, autrice e regista, Davide Iodice, regista e pedagogo. Un libro da leggere.
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Adolfo Ferraro
Seizeronove. Galeoni e galeotti
Homo Scrivens 2020, Napoli
p.176, euro 19,70

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