Qui sopra, la copertina. In alto, un’immagine della Napoli di oggi, vista da Marechiaro

Una passeggiata nella Neapolis del II secolo a.C. tra strade, insule e templi. Lo spirito agonistico come nobile attività in cui non solo il corpo, ma anche l’intelletto, dei più giovani viene forgiato. Lo sport è palestra di vita dove apprendere lealtà, rispetto, formazione e condivisione.
Nel racconto si respira lo spirito delle olimpiadi in epoca antica, quelle in cui si sospendevano le attività belligeranti per confrontarsi nella lotta, la corsa e il lancio del giavellotto valutando la statura dei campioni, oltre che per il fisico atletico e i risultati conseguiti, anche per lo spessore morale e umano.
Il racconto assume una svolta inaspettata che conduce a una riflessione. L’incontro con Shatrevar, il medico persiano, suscita nel lettore e la lettrice un rimando, quasi automatico, immediato, a tanta letteratura contemporanea dove le competenze da questo sviluppate rappresentano il fulcro dell’attenzione e del discorso narrativo fino a diventare un genere letterario con successo approdato anche in televisione mentre, nel racconto, sono elemento del rapporto con la divinità.
Il comportamento del medico persiano, di Aglaia – la sacerdotessa – e del magistrato inquirente delineano una diversa concezione tra le cose dell’umano e del divino e di come questi due mondi si frequentino. I misteri eleusini, Demetra e l’alternarsi delle stagioni in agricoltura forniscono elementi per interessanti riflessioni sulla molteplice stratificazione di Napoli: urbanistica, architettonica, ingegneristica, pagana, religiosa, artistica e sociale.
«Come nella vostra nobile città – rispose Philogonios – anche a Kroton, nel nostro stadio, i bravi maestri educano lo spirito e il corpo. Siamo figli del genio di Pitagora e anche di Platone».
Ecco, questo, nessuno di noi dovrebbe mai dimenticarlo, noi napoletani siamo i figli di una cultura millenaria in cui il rapporto con l’aldilà è frequentazione quotidiana, parte della vita e in cui la filosofia, la retorica e la dialettica sono, al pari dell’allenamento fisico, esercizi imprescindibili nella formazione di ogni generazione. Prendendosi il tempo per leggere un racconto ambientato millenni fa possiamo soffermarci su chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare.
©Riproduzione riservata

IL LIBRO
Rodolfo Hachfeld
“Gli Agonisti. Una storia quasi vera della Napoli greco-romana”,
Colonnese editore
euro 8,00 pagg. 104
L’AUTORE
Rodolfo Hachfeld, già direttore di Citibank, Italia gode del tempo della pensione dividendosi tra ricerche storiche in lingua tedesca e la coltivazione della sua terra in Cilento. Ha vinto il primo premio di Poesia Internazionale di Napoli.

1 COMMENTO

  1. L’agonismo come forza vitale, non prevaricazione dell’altro.
    La sana voglia di vincere e confrontarsi con le difficoltà.
    Grazie Rodolfo Hachfeld

RISPONDI