Qui sopra, la copertina. In alto, foto di Steve Buissinne da Pixabay 

Napoli, città greca per eccellenza, le espressioni musicali del mondo ellenico corroborate dal Meridione d’Italia. Partenope canta e le sirene greche suonano. “Riti misterici ed esoterismo nella musica meridionale”, di Gennaro Avano (editore Besa Muci – pagg. 176 – euro 16).
A partire dal “tarantismo”, tra le forme musicali più diffuse del mondo meridionale, ovvero la taranta, il ruolo di uno dei maggiori antropologi italiani, il napoletano Ernesto de Martino, è stato fondamentale. Colui che ha studiato per dare una interpretazione sociologica, negli anni ’50 e ’60, alla forma e alla movenza della taranta; ovvero a quelle esternazioni isteriche che colpivano in maggioranza donne e che si manifestavano attraverso stati melanconici o parossistiche convulsioni incontrollabili.
Come pure sempre a de Martino, secondo l’autore del libro Gennaro Avano, va ascritto, nella fenomenologia musicale meridionale, la chiave esoterica della forma estinta del pianto funebre lucano. L’antropologo ebbe modo di analizzare il percorso rielaborativo del lutto in quel mondo rurale.
Si tratta delle cosiddette lamentatrici funebri, chiamate a presenziare le veglie al defunto a corredo del pianto più vero e sentito dei parenti del morto.  
Lui intravide una connessione con le religiosità antica e ne comprese la sua funzione, comprimendo alcune precedenti interpretazioni che confinavano tale atteggiamento a non più di una ipocrisia socialmente accettata.
L’autore passa ad analizzare le espressioni contemporanee della musica meridionale, lascia capire bene come i territori del Sud reagivano al depauperamento culturale ed ambientale con esperienze musicali a carattere regionale.
Gennaro Avano si ricollega alla tradizione dell’esoterismo colto, analizzando il compositore napoletano Roberto De Simone, con la sua opera buffa “La gatta cenerentola”. Quest’opera di tre atti, a detta dell’autore, contiene tutte le forme e gli stili della parabola storico-musicale del Meridione, in cui il fil rouge è ancora l’elemento esoterico.
Un libro, quello di Avano, dai risvolti tecnici qualificati, con una traccia inedita che spiega come la musica meridionale risolva i problemi di natura psichica e spirituale.
L’indagine di Gennaro Avano mette al centro la cultura musicale meridionale, la analizza nelle sue varie articolazioni e correnti di pensiero, e accompagna con delicata analisi i suoi stili.
Napoletano, classe 1971, Avano insegna al Liceo artistico di Fermo con l’incarico di referente per le didattiche speciali. Artista visivo e musicista, formato all’Accademia di Belle Arti di Napoli, al Conservatorio di Avellino e all’Università di Bergamo, dagli anni Novanta è stato sperimentatore multidisciplinare e animatore di numerosi sodalizi. Ha esposto e si è esibito in Italia e all’estero.
Come recensore d’arte ha curato i testi di vari cataloghi d’arte tra cui La rete, 2011, e La sensibilità della forma, 2013, del M° Ciro Maddaluno, patrocinato dai Comuni di Fermo, P.S Elpidio, Monte Vidon Corrado e Provincia di Fermo. La storia muta 2017 dello scultore Claudio Cuomo, presso Palazzo Coveri, Firenze. Ha pubblicato vari saggi: Tracce per una storia delle arti duosiciliane (Vozza 2006), Letteratura gastronomica del Meridione d’Italia (Besa 2018) e La minestra è maritata, ritratto storico della gastronomia meridionale (Magenes 2019). Collabora con Quotidiano Napoli.
©Riproduzione riservata 

RISPONDI