Come ogni anno, Anacapri ha organizzato  alla grande  le settimane tra agosto e settembre, le ultime della sua lunga estate che vedono tornare la festa ormai entrata nel  costume e nel calendario del paese: la settembrata anacaprese.
Agli ideatori, nel 1923, di residenti d’amore dell’isola, Emilia Gubitosi, storica maestra del Conservatorio di San Pietro a Majella, il marito, il direttore Franco Michele Napolitano e il maestro Jacopo Napoli si unirono ben presto personaggi come Axel Munthe, Marinetti, Malaparte, Libero Bovio e i tanti uomini d’arte, di gusto e di cultura radicati all’isola, e in particolare ad Anacapri, per quei motivi che la rendevano, già dagli anni ’30, l “ultimo paradiso”: parole di Edwin Cerio che vi si trasferì nella sua villa a Caprile, Il Rosaio,  ceduta poi a Graham Greene che  vi scrisse molte delle sue opere guadagnandosi la cittadinanza onoraria della cittadina.
Il passaggio dall’estate all’autunno non si avverte nell’atmosfera di festa che percorre il paese e trattiene visitatori e residenti stagionali sull’isola dando prova, ancora una volta, della validità anche turistica della Settembrata alla quale il Comune dedica risorse, impegno e un accurato studio con la collaborazione delle bravissime sarte, volontarie da sempre, che mettono il loro estro e il loro impegnativo lavoro al servizio della buona riuscita della ormai loro settembrata.
Le performance musicali di Maria Sbeglia con la rassegna di concerti Anacaprifamusica vi si inseriscono in piena armonia e così  i convegni che si ripetono puntualmente in quello che fu l’incantevole hotel de charme di Anacapri, L’Eden Paradiso, in una delle sale destinate oggi a incontri, dibattiti, concerti e che fanno parte dell’ampio spazio destinato ai giovani e alle loro attività dal Comune:  un autentico spazio vitale.
Tra i molti convegni che vi si sono svolti quest’anno va sottolineato quello su due poetesse che hanno scritto di Anacapri e ad Anacapri: Ada Negri e Alma Siracusa Vuotto. Ada Negri, accademica d’Italia, giunge a Capri nella primavera del 1923. Non le è estranea nessuna delle varie stagioni letterarie e poetiche che in parte ha sfiorato, e ha  musicato poesie del tardo romanticismo, ma non ignora il futurismo.
Si trova perfettamente a suo agio a Capri dove incontra Edwin Cerio, frequenta il Circolo di cultura e d’arte, si inserisce nell’ambiente cosmopolita e, intanto, subisce il fascino, o meglio l’incantamento del paesaggio che è spesso doloroso.
La bellezza che la circonda la ferisce, ma non la consola e tutto quell’azzurro, lo stesso che colpì Gennaro Favai  quando dipinse la costiera amalfitana, le fa invocare non una tregua, che l’isola non concede, ma almeno una morte azzurra.
Diversa è la posizione di Alma Siracusa Vuotto che  torna tra noi attraverso le testimonianze di quanti la frequentarono e ebbero prova del suo totale, amoroso inserimento nel suo nuova paese.
Negli interventi dell’avvocato Salvatore Di Fede, tuttora residente d’amore dell’isola, dell’avvocato Mario Coppola  e di quanti sono stati suoi alunni ricevendone un’indelebile impronta, Alma Siracusa Vuotto viene ricordata con amore, come insegnante attenta e dedita al suo impegnativo lavoro, come poetessa ispirata da luoghi che l’adottarono e ne vennero adottati.
Riceve l’incarico  dalla superiora del Convento di Santa Serafina di Dio e al suo insegnamento si formano, tra gli altri, allievi che saranno sindaci e maestri per antonomasia, come Fausto Arcucci e Federico Gargiulo.
Si avvicendano e si accavallano i ricordi, le poesie dispiegano tutto l’incanto di un linguaggio desueto, ingiustamente e forse volutamente perduto la cui esclusione dai programmi scolastici è stato certamente uno dei motivi della grossolanità e della povertà di linguaggio della maggioranza dei nostri giovani ai quali è stato negato, e senza motivo se non quello di attutirne volutamente la capacità critica, il loro diritto di eredi: la nostra bella, ricca, armoniosa lingua italiana, musicale anche nella prosa come provano i nostri grandi romanzi, le nostre canzoni, le nostre poesie.
E di poesie si parla e le poesie si alternano a fare da commento e da sfondo a queste rimembranze. Alcune vengono lette per intero, altre accennate, ma val la pena di leggerle alla fonte, nei testi delle due poetesse.  dedicate alla Luna, al Sole, al tempo e alle sue rive e ad Anacapri, la verde, agreste Anacapri di allora.
E’ da sottolineare l’ampiezza  di concetti e di idee dove i nostri relatori spaziano, tra l’attenta ascolto del pubblico. Come sempre presente in tali occasioni, il sindaco Franco Cerrotta al quale Anacapri deve la conquista dei suoi spazi per i giovani e di quanto può considerarsi fonte di progresso e segno di rispetto verso una città e i suoi abitanti, nonché  la strenua difesa della tradizione.
Anacapri ha oggi la sua città degli studi, valore aggiunto alla sua ancora salda e sana insularità che non ha mai perso gli usi, né la memoria di essere stata, rispetto al Capri, la piccola acropoli agreste e contadina dell’isola, il paese degli ulivi e dei vigneti.
Quasi a conclusione del convegno la musica di uno dei giovani artisti del paese: Al Martino, il musicista silenzioso, che potrebbe avere una platea internazionale e che ha dimensionato i propri spazi sulla sua isola.
Le note  sembrano evocate dal leggero sfioramento delle sue dita sulle corde dello Hang, uno dei tanti strumenti che il musicista usa nei suoi concerti come i flauti che lui stesso costruisce in bambù, i suoi Moonflute, e che ricevono il nome direttamente dalla luna che vi si riflette nei luoghi più isolati e impervi dell’isola dove il  musicista ama proiettare i suoi pensieri e i suoi sogni.
E ci sembra una felice e insieme straordinaria coincidenza che anche i nostri relatori  si accomiatino dalle due poetesse affidandole alla luce della luna nel loro paradiso dei poeti dove esse, di diritto, hanno oggi dimora.
In foto, uno scorcio di Anacapri