Qui sopra, la copertina del libro. In alto, il globo terrestre da una foto di Pixabay

C’è differenza tra il racconto fatto da una uomo e quello costruito da una donna? Se chiediamo a un uomo di farci rivivere attraverso le sue parole una circostanza a cui non abbiamo partecipato su cosa si soffermerà la sua attenzione, cosa rimarrà impresso nella sua memoria? Esiste una diversità nel modo in cui la scrittura femminile rappresenta la vita?
Manuela Scaramuzzino, con occhio esperto e allenato dagli studi di genere, ha svolto una rigorosa ricerca sulla narrativa di viaggio femminile. Viaggiatrici che dal Settecento al Novecento attraversano l’Italia lasciandone testimonianza.
Il suo lavoro parte dall’incontro con il ricco Fondo “Gino Doria” della Biblioteca Nazionale di Napoli. Uomo colto, storico, bibliofilo estimatore e studioso della sua città, Napoli, Doria ha lasciato un patrimonio di oltre diecimila volumi. Tra le diverse sezioni che lo compongono ve ne è una dedicata alle testimonianze dei viaggiatori stranieri in Italia, suo grande interesse.
Tra le testimonianze di viaggio ci sono anche quelle delle donne, come è il loro sguardo sul mondo? L’autrice ce lo presenta come chi lentamente apra lo spiraglio di una porta su qualcosa di nuovo, come chi, entusiasta di quanto visto, si trattenga dallo svelare tutto troppo in fretta togliendo gusto alla scoperta personale.
Magari, chissà – suggerisce – verrà anche a noi lettrici e lettori la voglia di approfondire la biografia di qualcuna delle viaggiatrici, forse tra loro ci  sarà chi ci intrigherà al punto da volerne sapere di più dei suoi viaggi decidendo di avviarci sulla strada di approfondimento e ricerca da indicataci.
Trentatré donne raccontano l’esperienza italiana secondo il registro letterario confacente alla loro epoca,  nel Settecento e nei primi dell’Ottocento la scrittura femminile era concepita e possibile solo come privata, intimista – diari, epistole, memorie – perciò, affinché quanto scritto da una donna possa esser pubblicato, si ricorreva a questa veste.
Successivamente il panorama editoriale si arricchisce di testi, a venir pubblicati non sono solo più i lavori degli uomini e l’avventura del viaggio non è più appannaggio di aristocratici e intellettuali si apre, così, uno spazio in cui confluiscono cronache e giornali di viaggio ricchi di impressioni, notazioni, considerazioni, analisi, riflessioni.
Nella seconda metà dell’Ottocento l’esperienza del viaggio, desiderata e realizzata da un numero crescente di persone, mostra una nuova esigenza oltre il piacere della lettura delle vicende altrui: il reperimento di indicazioni utili e precise, non tutti possono permettersi di ricorrere a un “agente” che organizzi il viaggio in Italia e assicuri assistenza in loco, ci si muove autonomamente e accanto a impressioni, descrizioni e ricordi è necessario poter reperire indirizzi di locande, orari di partenza delle vetture, valutazioni sui luoghi di ristoro.
Nasce un nuovo genere, la guida per turiste e turisti. In realtà qualunque sia la forma di scrittura prescelta siamo di fronte a un genere letterario che tutti li abbraccia e li comprende:  l’odeporica – dal greco ὁδοιπορία viaggio. Che ha, tra i generi letterari, un posto a sé poiché ne racchiude una molteplicità: si distingue per la poliedricità che si dipana in una gustosa miscellanea di scrittura intimista, divulgativa, aneddotica, osservazione antropologica sul campo, notazione filosofica, indagine economica, glottologia, tratto sociologico e commento politico.
Chi scrive di un viaggio racconta un’esperienza dell’anima in cui la neutralità, l’oggettività – anche quando strenuamente ricercata – non è traguardo raggiungibile. Pur astenendosi dal commentare, infatti, la sola scelta delle realtà proposte rappresenta un marchio personale. Una locanda in luogo di un’altra, un mezzo di trasporto preferibile a un altro, uno scorcio naturalistico imperdibile, un museo da visitare, una via da percorrere, una piazza da attraversare.
Le donne inglesi, francesi, tedesche, irlandesi e americane intraprendono i loro viaggi partendo dall’idea di Italia per confrontarla, strada facendo, con quanto si para innanzi ai loro occhi: dalla penisola frazionata in regni e ducati alle lotte risorgimentali passando per il bonapartismo fino a giungere al ventesimo secolo.
Se è vero che con il passare degli anni il ruolo delle donne nella società cambia e le modalità di scrittura mutano vi è, però, un fil rouge che unisce il racconto di tutte loro nel tempo: la sensibilità.
Si scorge nell’attenzione posta alle persone, gli animali, le condizioni sociali, l’abbigliamento, la lingua parlata, gli usi e i costumi locali. Ogni cosa è interessante e nulla va trascurato, i colori, gli odori, i suoni, i rumori e i sapori sono tutti aspetti parimenti degni di attenzione per comprendere, soprattutto, le proprie simili.
Le viaggiatrici guardano alle donne italiane facendone, al tempo stesso, oggetto di sincera curiosità e termine di paragone con loro stesse e la propria cultura di appartenenza. Dell’Italia che vive frammentata ed è schiacciata sotto il giogo straniero nel XXVIII secolo tutte sono informate, eppure, è in questa penisola che la prima donna in Europa ottiene la titolarità di cattedra per la fisica ed è sempre qui che la prima donna pubblica un libro sul calcolo differenziale e integrale, Laura Bassi e Maria Agnese Gaetani sono bagliori di inaspettata avanguardia dell’accademia bolognese a cui si guarda con stupore alla metà del Settecento.
L’Italia, così diversa da Nord a Sud, si presenta alle viaggiatrici ricca di contraddizioni che suscitano numerosi interrogativi. Se il Grand Tour prevedeva un percorso con mete geografiche predeterminate per affinare l’istruzione e l’educazione di giovani uomini – mentre le donne conducevano la loro esistenza nell’universo concluso della sfera domestica – e viaggiare poteva essere pericoloso, disagevole e non adatto a una signora scopriamo, grazie alla guida di Manuela Scaramuzzino, che non tutte si accontentarono di rimanere confinate in spazi sociali e fisici.
Alcune donne di spirito indomito non rinunciarono all’avventura del viaggio e anche se al seguito di mariti, padri e uomini cui erano affidate, disegnarono un loro personale itinerario. Viaggiatrici ci ricorda che è grazie a chi è dotato di curiosità, animato dal desiderio della conoscenza, mosso dalla volontà di confrontarsi, mai pago nella ricerca della diversità e della bellezza che dobbiamo le pagine più interessanti e stimolanti da leggere.
Il viaggio, ogni viaggio, è un’avventura dello spirito e la galleria di viaggiatrici ce lo rammenta spingendoci a progettarne uno nostro.
©Riproduzione riservata 

Manuela Scaramuzzino,
VIAGGIATRICI
Lo sguardo delle donne sul mondo
EFFATÁ Editrice
pag. 173
euro 14,00

RISPONDI