Il mito nei pensieri, il calore della materia nelle mani. L’artista Vincenzo Aulitto, figlio di Pozzuoli, se n’è andato a 66 anni, all’improvviso colpito da un male che lascia, però, indelebile la sua creatività vesuviana immersa nella terra.
Su facebook, aveva diffuso da poco un video della canzone composta in lockdown su un testo poetico di Mario Fusi, “Se dobbiamo stare distanti almeno un metro… chiusi dentro casa… allora facciamoci l’un l’altro il dono degli occhi…. “.
E lo sguardo non lo ha mai tradito, ispirandolo nella sua passione creativa alimentata dalla forza delle proprie origini.
Tra le sue mostre quella dedicata a Miseno, mitico promontorio che prende il nome dal trombettiere di Enea, morto, secondo la leggenda, nelle acque del golfo di Pozzuoli (una leggenda italica che Virgilio inserisce nel sesto libro dell’Eneide, vv.226).
Miseno osa sfidare Tritone nel suono della tromba e viene punito dagli dei che lo fanno annegare in mare; il corpo viene subito ritrovato e Enea, angosciato dalla morte dell’amico, organizza un solenne funerale (il profilo del monte somiglia a un tumulo).
Secondo la profezia della Sibilla cumana, l’eroe troiano trova nel vicino bosco il ramo d’oro che gli permetterà di accedere all’Ade nell’Averno. Mentre lui, Enzo, è volato in cielo con la scintilla di un sorriso.
In alto, l’artista in una foto di Marina Sgamato da facebook

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https://www.youtube.com/watch?v=V9yPvIc8U6Y


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