Addio a  un’altra sensibile protagonista della vita artistica a Napoli. Grazia Lombardo se ne è andata, a nemmeno un mese di distanza dalla scultrice Teresa Mangiacapra, in arte Niobe, che con la sorella Lina, attraverso il gruppo “Le Nemesiache”, ha lasciato una storica impronta nell’emancipazione femminista a Napoli. Come Teresa, Grazia aveva aderito con entusiasmo alla nostra campagna di crowdfunding “SOS Partenope: 100 artisti per il libro della città” donando uno dei suoi ritratti per  sostenere la traduzione e la pubblicazione del volume del di Jean-Noël Schifano, “Dictionnaire amoureux de Naples.”
La ricordiamo con un articolo che le ha dedicato Donatella Gallone sulle colonne del quotidiano “NapoliPiù/La Verità” il 23 maggio 2004
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Cerca il momento decisivo. Che imprigiona un frammento di realtà, ingannando il tempo nella trappola di un attimo. Per Grazia Lombardo, napoletana con sangue siciliano, la lezione del grande fotografo francese Henry Cartier Bresson è un raggio di luce che squarcia il velo delle incertezze. Da quando, nel 1974, prende in mano la prima Canon e, dai libri, cattura i segreti d’indimenticabili maestri. Tra questi, una donna, l’americana Diane Arbus, sempre a caccia dell’immagine nascosta, al di là delle apparenze.
Grazia, nipote d’arte. Di zio Dominique (De Paola), famoso ritrattista emigrato a Boston con la passione per la pittura. Proprio come lei. Che da bambina, allieva dell’istituto Maria Ausiliatrice, impara da Suor Mariannina a tracciare arance colorate e paesaggi luminosi, il pomeriggio dopo la scuola. Coltivando un sogno segreto, frequentare l’Accademia delle belle arti.
Desiderio bocciato da papà  Carmelo, funzionario di banca catanese, trapiantato a Napoli con la moglie Maria.
Dopo le magistrali, percorso universitario tracciato dalla famiglia. Studia lingua e letteratura francese. Dà appena due esami e, diciannovenne, si sposa con Bruno. Ma non abbandona mai i colori: nascono quadri firmati con il cognome del marito, Castellaro. Tele che sono angoli di vita: le cognate che studiano, interno con ragazzi che fumano erba, presenza disperata di una figura umana sullo sfondo di una natura bruciata dalle bombe… Esigenza che emerge prepotente quella della pittura e diventa protagonista di mostre, negli anni Sessanta…
L’impegno di mamma, moglie, insegnante diventa meno pesante quando i suoi due figli crescono. E, lei, che ama viaggiare, organizza lunghi itinerari con famiglia in camper… Le capitali europee… Entra nei musei con la voracità di chi ama i capolavori e vuole respirarne l’essenza. Si sente piccola piccola, però di fronte alla maestosa arte che fu… E si censura da sola: “Ma io sono una pazza a pensare di voler fare l’artista”.
Lei , che da poco ha appena frequentato un corso di nudo all’Accademia, alimentando quella sua vecchia passione…
L’irrefrenabile voglia di scrutare, osservare, considerare il mondo con occhi attenti la spinge verso l’obiettivo. Primo piano sui familiari e sugli amici. Grazia dialoga con quelle inquadrature… Emergono visi, figure, contorni. Spontaneamente. Però, nell’istante più intenso…
Grazia. Libertà di donna che non vuole rinunciare all’impulso creativo. Le artiste… Sfilano davanti alla sua macchina fotografica… Dopo essere diventate parte della sua vita da quando, nel tempo libero, ha messo piede in Accademia… Loro, pretesti per una fotografia. Si lasciano scoprire nell’abbandono alla gioia, alla  riflessione, alla creazione. Tra tele, sculture, ceramiche…
Castel dell’Ovo 1982: la prima mostra dedicata a loro. Da Lina Mangiacapre, musa del gruppo partenopeo femminista “Le nemesiache” a Carmelina, che dipinge la sua Capri con tratti forti e semplici, schizzando nel firmamento del genere naif… Sfila l’arte vestita da donna… Grazia. Affascinata dai treni. Dalle stazioni, universo che vive del proprio respiro, separato dal resto… Appena può, di mattina, per due anni circa, corre a Piazza Garibaldi, con un permesso per fotografare… E aspetta… il momento decisivo… Qualcosa che catturi la sua attenzione…
Protagonista, l’attesa. Gente che dorme, che pensa, che fissa il vuoto. E, poi, c’è Maria, barbona rannicchiata su se stessa che vive nella stazione centrale da quando il suo fidanzato, invaghitosi perdutamente della sorella, è scappato con lei… E, ancora, un senzatetto… Inavvicinabile.
Grazia mira da lontano. Ogni tanto, qualcuno si accorge di essere puntato e replica infastidito… Poi, lei dietro due donne… Una religiosa in tunica bianca e una mamma che porta un bimbo in braccio. Non si conoscono… Eppure Grazia resta vicina… Sente che accadrà qualcosa. E la suora improvvisamente alza il braccio, con la mano protesa in una carezza sulla testa del piccino, espressione di una maternità impossibile. Mentre la madre, distratta, guarda in un’altra direzione. Scatto su un’emozione femminile…
Si susseguono i volti di chi scrive, di chi parla al telefono, di chi corre per salire sul primo vagone in partenza… Foto che somigliano a quadri per la simmetria dei gruppi ripresi… Sembra la sequenza un film di François Truffaut, l’immagine riprodotta anche sul manifesto della mostra napoletana del 1987 nell’ex deposito delle ferrovie dello stato: due uomini, uno ha il basco, l’altro il cappello. Sulla porta di una carrozza, divisi da un vetro, con un’unica aria perplessa…
Grazia ascolta le notizie radio di mattina: annunciano che è scoppiato un bidone di benzina nella zona ferroviaria: partenze bloccate. Veloce, guida fin lì per catturare capannelli di gente smarrita per l’imprevisto ai bordi dei binari…
E, infine, ecco la copertina del catalogo dedicato alla stazione: una donna entra trascinando borse. Un uomo esce… Simbolo dei giorni che scorrono…
Sembra immobile, invece, il tempo in un paesino del Gargano, Monte Sant’Angelo… per quelle donne fotografate alla fine degli anni Ottanta: guardano i passanti, coperte da tendine, nell’ombra dei loro bassi. Una di queste, siede sulla soglia, con le gambe sull’asfalto e il viso protetto dalla stoffa, sicura che nessuno faccia caso a lei…
Grazia e le persone. Affollano il volume edito da Guida nel 1997. Tra i tanti volti, quelli dei bambini. Bambini di Napoli, difesi dalle mura di un asilo nido o liberi, per le strade di quartieri difficili, come la Sanità. E ammicca ai lettori ironica, accattivante, complice, mamma Maria. Nella pagina seguente papà Carmelo. Con la stanghetta degli occhiali in mano, appoggiata alla tempia destra, legge un quotidiano. Ritorna, quella concentrazione corrucciata, in un olio su una parete della casa  vomerese di Grazia. Poco distante, un dipinto dedicato al marito, uno dei suoi ultimi lavori. Perché la pittura è tornata, in punta di piedi, ma con forza, energia, risolutezza. Decisa a farle compagnia e a inondarle le ore di luce. Negli anni che verranno…

Qui sopra, la volume "Ritratto" delle edizioni La Compagnia dei Trovatori: raccoglie 48 immagini di volti protagonisti di una mostra a Palazzo Serra di Cassano nel 2011
Qui sopra, la copertina del  volume “Ritratti” realizzato per le edizioni La Compagnia dei Trovatori: raccoglie 48 immagini di volti, protagonisti di una mostra all’istituto italiano per gli studi filosofici  nel 2011. In alto, l’autrice, Grazia Lombardo