Sempre più napoletano, Sylvain Bellenger. Con un obiettivo ben preciso in mente: far conoscere al mondo le meraviglie del Museo che lui dirige, Capodimonte. Ed ecco che una nuova iniziativa fa puntare i riflettori sulla ex reggia borbonica. Da ieri si può ammirare la creatività di Paolo La Motta in dialogo con opere del Museo nella mostra  Incontri sensibili: Paolo La Motta guarda Capodimonte (fino al 30 ottobre), a cura dello stesso Bellenger,

Dopo Bourgeois e Guarino (26 marzo – 17 giugno 2017) e Jan Fabre. Naturalia e Mirabilia (1 luglio – 7 gennaio 2017), il lavoro di La Motta  sollecita una inconsueta riflessione sull’arte, come storia della sensibilità offrendo la possibilità di svelarne significati inaspettati.

Da ragazzo, La Motta, giocando nel Bosco di Capodimonte con i suoi amici oltre l’orario di chiusura, ebbe paura di saltare il muro di cinta. E’ come se mentalmente non fosse mai davvero uscito da lì,  avviando una dialogo mai interrotto  con la grande collezione del museo. La Motta si interessa a tutte le possibilità del linguaggio pittorico: una conferma che il Museo di Capodimonte ha avuto e continua ad avere grande influenza sull’arte contemporanea.
La Motta vive in via dei Miracoli, nel cuore di uno dei quartieri più popolari di Napoli, La Sanità, nella strada che porta al Moiariello dove Gemito aveva la sua fonderia, a poca distanza da Capodimonte, il museo dove fin da giovane ha scoperto la sua vocazione.
E da ieri il suo polittico dedicato a Genny Cesarano, giovane vittima innocente, a soli 17 anni,  della camorra, durante uno scontro tra bande rivali scontro tra  bande rivali. Freddato per caso proprio in piazza Sanità, era un alunno conosciuto dall’artista nel 2007 nel corso di un laboratorio di ceramica all’istituto Papa Giovanni XXIII in via Cagnazzi.
Il volto di Genny (foto, presente nella prestigiosa sede con altre opere di Lamotta) si riproduce in quattro dipinti e un busto di terracotta, giocando con la bidimensionalità e la tridimensionalità: cinque elementi come le cinque lettere riportate sul retro di ogni opera a comporre il nome del giovane assassinato.
Il polittico di La Motta (che entrerà a far parte della collezione permanente)  si confronta con cinque opere di Capodimonte realizzate con varie tecniche (pittura, disegno, fotografia, ceramica), appartenenti a epoche diverse e accomunate dalla sacralità dell’infanzia: il Bambino Gesù, il busto di San Giovanni, i misteriosi fanciulli di Mancini e Solimena, l’impenetrabile ragazzo fotografato di spalle da Mimmo Jodice.

Il Museo di Capodimonte  sarà aperto ogni venerdì fino alle 22.30  al costo di 2 euro fino al 5 ottobre 2018.