Dopo aver riscosso grande  successo al Petit Palais di Parigi,  sarebbe stata inaugurata oggi a Napoli, a Capodimonte. L’emergenza da Covid-19 invece  obbliga il museo e il suo direttore Sylvain Bellenger a proporla per il momento solo  con un video di quindici minuti di Carmine Romano che l’ha curata insieme con  Jean-Loup Champion e Maria Tamajo Contarini.
La mostra virtuale Gemito, dalla scultura al disegno svela ben 100 opere dell’artista tra le 150 che saranno  nelle sale di Capodimonte che aspettano solo di essere riaperte (speriamo tutti a breve).

L’architetto Roberto Cremascoli (COR arquitectos), a proposito dell’allestimento, sottolinea che non è possibile separare l’artista dalla sua città. Esiste un indissolubile fil rouge, inoltre, tra Napoli e Parigi, come  evidenzia lo stesso Bellenger.
Il viaggio virtuale alla scoperta delle opere in esposizione è preceduto da un testo di Jean-Loup Champion che ha presentato sul sito del museo (www.museocapodimonte.beniculturali.it) Vincenzo Gemito, artista, uomo e eterno ‘scugnizzo’ nell’animo e che proseguirà domani con l’analisi delle opere di Gemito nelle collezioni di Capodimonte, tra acquisizioni e donazioni, della terza curatrice della mostra, Maria Tamajo Contarini.

La figura di Gemito (1852-1929) ha tutti i caratteri della leggenda: bambino esposto, abbandonato dalla madre e depositato nella ruota dell’Annunziata a Napoli nel luglio 1852, poi adottato da una famiglia povera vive la sua infanzia nelle strade di Napoli. Giovanissimo viene riconosciuto come un brillante scultore: il suo Giocatore, scolpito nell’età di diciassette anni, è subito acquistato dalla Casa Reale per la Reggia di Capodimonte. Il suo Ritratto di Verdi lo rende famoso e viene invitato ad esporre a Parigi, capitale delle arti europee, dove il suo Pescatore con il suo realismo rivoluzionario provoca uno scandalo nel 1877. La critica grida allo scandalo per la bruttezza, ma il pubblico è entusiasta. La gloria arriva a 26 anni.
Dopo l’Esposizione Universale del 1878 Gemito torna a Napoli. Il re d’Italia Umberto I gli ordina la colossale statua di Carlo V per la facciata del palazzo reale di Napoli, poi Un surtout di tavola d’argento. Ma lo spirito di Gemito è indebolito, e passando da una crisi di follia, una dopo l’altra, lo porta a essere rinchiuso in una clinica psichiatrica.
La sua scultura si trasforma e il suo disegno si libera e si espande fino a farne uno dei più grandi disegnatori del suo tempo (es. i ritratti dei bambini Bertini, ora al Museo di Philadelphia). La mostra rivela la modernitá ma anche l’intimità di Gemito concentrando l’attenzione sui due grandi amori della sua vita che sono stati anche le sue muse, la francese Mathilde Duffaud e la napoletana Anna Cutolo.
Nella foto in alto, il giocatore. Al centro, tre disegni

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