«E’ inutile che io precisi i pericoli che minacciano la nostra cultura. Li conoscete bene come me. A ogni modo ne parlo con particolare cognizione di causa, perché io stesso… mi sono  lasciato sedurre per un tempo abbastanza lungo. Ma alla fine sono sufficientemente rinsavito per sentirmi autorizzato a dirvi (e qui mi rivolgo ai giovani): tenetevi stretto ciò che avete e non lasciatevi mai portare via ciò che costituisce il vostro valore di uomini, il vostro personale valore, vale a dire lo spirito del dubbio e del libero esame».
Con un monito oggi più che mai prezioso,  chiude la  propria conferenza (ispirata a principi europei) intitolata “A Napoli… Riconoscenza all’Italia” tenuta nel giardino dell’Istituto francese di via Crispi 86, nella sede di Palazzo Grenoble, lo scrittore (Premio Nobel) André Gide otto mesi prima della sua morte, nel giugno 1950. Il discorso è stato riproposto ieri sera, nello stesso luogo, a due  voci, quella francese della regista fondatrice del Théâtre du Soleil Ariane Mnouchkine e quella italiana del partenopeo Renato Carpentieri, David Donatello 2018 come miglior attore protagonista per il film “La tenerezza”.
Momento culminante per celebrare i cento anni dell’Istituto francese che i napoletani chiamano il Grenoble ricordando il legame storico con l’omonima Università. E  Gide è stato indiscusso   protagonista anche  per l’imponente scenografia del libro L’Immoraliste che ha accolto gli ospiti sulle scale dell’edificio. Padrone di casa il console/direttore Laurent Burin des Roziers.

Qui sopra, la scenografia che ha accolto gli ospiti sulle scale dell'istituto. In alto, un momento della lettura di Ariane Mnouchkine e Renato Carpentieri
Qui sopra, la scenografia che ha accolto gli ospiti sulle scale dell’istituto. In alto, un momento della lettura di Ariane Mnouchkine e Renato Carpentieri


A dare il benvenuto al pubblico presente,
seduto en plein air per ascoltare le parole di Gide,  Christian Masset, ambasciatore francese in Italia, che ha sottolineato l’importanza del ponte culturale tra Napoli e la Francia.
Non poteva  mancare un raffinato buffet sulla magnifica sulla terrazza del palazzo con pizzette fritte  dello chef Mario Avallone  ispirate ad Alexandre Dumas, timballetti di maccheroni, babà alla crema e torta di cioccolato firmata Gay-Odin, tra le tante delizie.
In pieno clima d’affettuosa rievocazione, la quadriglia francese e valzer coreografici eseguiti con perizia dai componenti della società di danza Napoli insieme a brani (Mon coeur e ‘A francesa) interpretati con passione dal (medico) soprano Leontina Alvano.
Ma la festa non termina qui. Le celebrazioni per i primi 100 anni del sodalizio francopartenopeo continuano nei prossimi mesi, fino all’epilogo del 2019. Tra i tanti incontri previsti, il  convegno del centenario per riflettere sul tempo trascorso insieme. Napoletani e francesi. Con lo sguardo rivolto al futuro.
Per saperne di più
https://www.institutfrancais.it/napoli

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