Questa mattina si è svolta a Palazzo San Giacomo la cerimonia della consegna delle Borse di studio ai vincitori per la miglior tesi di laurea magistrale e per la miglior tesi di dottorato sui temi della criminalità organizzata, dei traffici criminali, della corruzione e delle economie globali,  nell’ambito della sesta edizione del Premio nazionale Amato Lamberti 2019.
Erano presenti, oltre ai vincitori Elena Ciccarello, Martina Panzarasa ex aequo per le tesi in dottorato e Edoardo Zuffada, laurea magistrale,(foto) il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, l’assessore alla Cultura Nino Daniele, il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero De Raho, il presidente del comitato scientifico e eurodeputato Franco Roberti, l’ex procuratore aggiunto di Napoli, Aldo De Chiara, il direttore responsabile del centro di produzione della RAI di Napoli, Francesco Pinto e la giornalista d’inchiesta e scrittrice Amalia De Simone.
Al Premio, giunto alla sua sesta edizione, ha contribuito come sempre l’Associazione Museo del Vero e del Falso che ha finanziato la borsa di studio offerta dall’Associazione Amato Lamberti. La collaborazione tra le due Associazioni rafforza l’impegno nel contrasto all’illegalità, diffondere la cultura della legalità e far prendere sempre più corpo a quella coscienza sociale che la comunità deve avere e che deve essere stimolata e sviluppata con progetti rivolti al pubblico, accessibili a tutti e fruibili da tutte le tipologie di cittadino.
Il cooordinatore dell’associazione Amato lamberti, Amedeo Zeni sottolinea l’impegno per i giovani: «In questa epoca di transizione dobbiamo fare di più, adottare modelli nuovi, creare agenzie culturali di controllo, dobbiamo ascoltare e lo Stato, ora più che mai, deve farsi sentire lì, in quei vicoli. Farsi sentire sia con il sostegno sia con il pugno di ferro, attraverso la carezza delle opportunità e lo schiaffo della certezza della pena capace di scardinare la loro convinta prepotenza. Questi sono ragazzi senza aiuti, inascoltati, incapaci anche spesso di parlare, senza punti di riferimento che sanno di poter creare il loro status sociale solo nel branco, che tentano di acquisire il rispetto modellando il loro linguaggio così come dettato dalla mitologia mafiosa»
L’associazione, infatti, vuole trasmettere loro la lezione, il pensiero e l’esempio morale del sociologo anticamorra. Che ha lasciato un segno importante anche nella buona politica.