Ha ancora senso parlare di street quando pensiamo alla street art ora che tutto è diventato legale, accettato e grandi opere vengono commissionate dai comuni e dai privati?
La street art muore quando viene portata in galleria e diventa oggetto di collezionismo? Ha senso un’opera che nasce “di strada” e  viene poi replicata su altri materiali pronti all’uso e alle voglie degli appassionati? Stiamo assistendo alla lenta e inesorabile trasformazione della street art in art come sottolinea Mr Savethewall in una piacevole chiacchierata durante la mostra napoletana al Pan o al suo declino d’intenti, proprio adesso che sembra invece così di moda?
A tutte queste domande prova a rispondere l’esposizione curata da Andrea Ingenito  che già dal titolo Banksy e la (post) street art pone l’attenzione a quello che succede dopo che l’arte illegale di strada viene accettata ed entra nelle gallerie dalla porta principale e non più di nascosto, come era solito fare proprio il protagonista assoluto di questa mostra quando nei musei attaccava le sue opere cercando di non essere notato.
Il curatore porta nelle sale del Palazzo delle arti Napoli in via dei Mille 61 settanta opere di quattro artisti , indiscussi re della street art, divisi per ambienti. Apre la mostra Banksy che ha un rapporto con Napoli di vecchia data.
Nella nostra città, l’unica in Italia, l’artista aveva realizzato ben due opere, un lavoro andato distrutto coperto da un altro artista, un tempo poteva succedere, prima che il collezionismo e la street art entrassero in contatto, e una madonna con la pistola che si trova in Piazza Gerolomini.
  Dei quattro artisti esposti, è sicuramente il più provocatorio, dall’ironia sottile e mai scontata, molto vicino a tratti a quella napoletana, come si può vedere facendo un giro per il centro storico alla ricerca della sua madonna. L’opera è stata messa sotto vetro da privati cittadini per proteggerla.
L’epoca della ( post ) street art era già iniziata anni fa e non lo sapevamo. Segue a ruota Mr Brainwash, il più colorato ed eccessivo della mostra, un folletto dell’arte contemporanea che colpisce per la potenza dei colori, del gesto pittorico e la sovrabbondanza di materiale, una stratificazione di input e informazioni, tipica del periodo che stiamo vivendo. Tutto ci viene buttato in faccia a folle velocità per stordirci e farci perdere il senso delle cose.
Siamo tutto un po’ Mr Brainwash. In una saletta laterale c’è una stanza video che manda in loop il film documentario “ Exit through the gift shop” che, così come Andrea Ingenito fa con questa mostra,  si interroga sugli ultimi dieci anni del mondo della street art e si chiede dove sta andando a finire, che cosa sta diventando. É un bellissimo “disaster movie” che racconta come Thierry Guetta, un videoamatore francese sia diventato Mr Brainwash.


Nella terza sala troviamo invece Obey, Mr Shepard Fairey conosciuto soprattutto per il ritratto non ufficiale di Barak Obama, uno splendido lavoro in tre colori con la scritto Hope, speranza, che accompagnò la compagna elettorale del presidente. Sicuramente dei quattro il più politico e impegnato. Anche lui come Banksy ha un rapporto privilegiato con Napoli. Nel 2015 proprio al Pan ci fu una sua grandissima personale in queste stesse sale dal titolo “Shepard Fairey #OBEY”.
Chiude la mostra l’unico artista italiano, Pierpaolo Perretta in arte Mr Savethewall, che si dichiara post street artist. L’artista si pone da subito provocatorio verso i suoi stessi padri perché contrario all’imbruttimento dei muri infatti realizza i suoi murales su nastro adesivo attaccato alla parete, facilmente rimovibile, da qui anche l’origine del suo nome d’arte.
L’artista presente all’inaugurazione, così come Eleonora de Majo l’assessore alla cultura della città di Napoli, si presta a una performance dove illustra la tecnica dello stencil, tipica della street art, e firma copie di banconote da un dollaro, regalandole ai visitatori. Durante una chiacchierata prende una bottiglia di prosecco e ci dipinge sopra chiedendoci cosa sia arte. Molto interessante la sua opera presente nella prima sala, realizzata su un manifesto pubblicitario di una mostra precedente di Banksy, esplicativa di tutta l’esposizione dove l’artista di Bristol viene metaforicamente decapitato e una scritta dichiara “Street Art without street is just “art”!”.
Sarà veramente così? Una volta che il mondo della street art entra in contatto con le gallerie e il mercato perde la sua funzione e il suo valore simbolico? E se anche così fosse, siamo sicuri che sia una perdita e non un valore aggiunto? E se questi grandi artisti che usano la strada come principale mezzo di comunicazione, non dimentichiamo l’ultima opera di Banksy che mostra un clochard come se fosse Babbo Natale con tanto di renne dipinte sul muro, avessero semplicemente aperto una strada di facile accesso al mondo del mercato per tutti quegli artisti che si dichiarano street, con annessi e connessi senza esserlo veramente?
Andrea Ingenito, portando a Napoli una bellissima e ricca mostra di artisti conosciuti in tutto il mondo, prova a rispondere a queste domande, o almeno a porre l’attenzione su certi quesiti. Noi l’unica cosa che possiamo fare per adesso è visitarla, forse non troveremo le risposte giuste ma di sicuro ne sapremo un po di più sulla (post) street art.
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In pagina, immagini della mostra
LA NOTIZIA/LOVE IS IN THE AIR: LA MOSTRA RADDOPPIA CON UNA NUOVA SALA ESPOSITIVA
Alla luce del grande successo di visitatori e alla sempre crescente curiosità nei confronti del misterioso writer inglese, il percorso espositivo – ideato e curato da Andrea Ingenito – si arricchisce di una seconda sala a lui dedicata.
Al primo gruppo di opere – da cui il racconto sulla post street art prende vita – se ne aggiunge un secondo proveniente da collezioni private straniere che fornisce nuovi interessanti spunti di riflessione sul fenomeno Banksy.
Tra queste “Love is in the air” versione serigrafica del celeberrimo graffito apparso nel 2003 su un muro di Gerusalemme in cui un uomo è rappresentato nell’atto di lanciare una molotov che in realtà è un mazzo di fiori, “Happy Choppers”, “Copper” e “Pulp Fiction” diventate immagini simbolo, entrate nel linguaggio universale per contestare la violenza della guerra e i soprusi subiti dai più deboli. (aggiornamento del 9 gennaio 2020)


 Banksy e la (post) street art 
PAN | Palazzo delle Arti Napoli
Fino 16 febbraio 2020
Lun. – Sab. 9.30-17.30 – Dom. e Festiv 9.30-13.30
Per saperne di più
tel.: +39 081 7958601 – 348 6003820, info@ai-ca.it

 

 

 

 

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