Il busto di Enrico Cialdini all’ingresso della Camera di Commercio di piazza Borsa è una delle cose che secondo lo scrittore  francosiciliano, cittadino onorario di Napoli, Jean-Noël Schifano, autore tra l’altro, del Dizionario appassionato di Napoli, appena pubblicato dal mondodisuk,  avrebbe fatto inorridire Masaniello.
 Il generale assassino (Che crepi Cialdini ha scritto proprio Schifano nel dicembre 2012 sul corno rosso di Lello Esposito per una  mostra organizzata dalla Camera di Commercio di Napoli),  inviato dai Savoia nel 1861 nell’ ex regno delle due Sicilie per reprimere il brigantaggio, firmò un massacro che lo avrebbe fatto passare alle cronache come criminale di guerra. Adesso la statua sarà rimossa per decisione della giunta dell’ente camerale, presieduta da Ciro Fiola.
Così la delegata all’Autonomia della città di Napoli, Flavia Sorrentino commenta la notizia: «Sento il dovere di esprimere il mio più convinto sostegno alla scelta della Giunta della Camera di Commercio presieduta da Ciro Fiola per aver approvato la proposta del vice presidente vicario Fabrizio Luongo di spostare il busto del generale Enrico Cialdini dal salone d’onore dell’ente Camerale. Una delle prime attività svolte nell’ambito della delega all’Autonomia della Città è stata infatti la richiesta di revoca della cittadanza onoraria al generale piemontese, ufficializzata dall’amministrazione de Magistris con delibera di giunta del 19 aprile 2017».
E mette a fuoco quel sentimento di consapevolezza necessaria della  storia per  cancellare errori storici come fa Schifano nel suo Dizionario: «Esiste un sentimento sempre più diffuso di consapevolezza dei fatti che riguardarono l’unità nazionale e solo attraverso un’operazione di verità è possibile riannodare i fili di un passato ancora buio sul quale fare luce. Come scritto nel Manifesto di Autonomia della Città di Napoli, approvato in giunta lo scorso 28 settembre, dopo 158 anni si sente il bisogno di riscrivere un pezzo di storia ancora negata per riconoscere finalmente dignità e identità alla memoria del nostro popolo e della nostra terra ».

RISPONDI