Qui sopra , i bambini al madre per il progetto con l'associazione Gridas
Qui sopra , i bambini al madre per il progetto con l’associazione Gridas. In alto, la mostra di Pignataro. Ph di Amedeo Benestante

Sono definitivamente crollati ieri gli steccati tra la città e il museo Madre. Luogo del contemporaneo non più elitario, anche se è nato sotto il segno dell’élite con Cicelyn e Bassolino, adesso conferma di essere tutt’uno con la città. Lo testimonia l’apertura del progetto Felice@Madre  avviato da Palazzo Donnaregina per aprirsi al sociale, in collaborazione con Gridas, gruppo risveglio dal sonno e la giornalista Désirée Klain.
Bambini e ragazzi da tutti i quartieri hanno invaso la projectroom del Museo dove sono esposti, fino al 3 settembre, accolgono i lavori di Felice Pignataro (cofondatore, nel 1981, dell’associazione culturale Gridas di Scampia) che, fino alla sua scomparsa nel 2004, ha messo la sua creatività al servizio del riscatto sociale.
I visitatori  si confrontano striscioni e teloni dipinti che rappresentano storie popolari, maschere di cartapesta e di poliuretano espanso (fra le quali spicca la struttura di San Ghetto Martire-Santo Protettore delle Periferi) sculture realizzate con materiali di riciclo, manifesti linoleografati e stampati in proprio. Opere e materiali che restituiscono il senso di un’arte in continuo dialogo e confronto con i fatti di cronaca e gli avvenimenti che hanno segnato, dal punto di vista sociale e culturale, la storia delle aree periferiche della città di Napoli negli ultimi decenni.
Su uno dei due monitor collocati nella Project Room del piano terra scorrono inoltre le immagini delle opere di Pignataro calate nel loro contesto urbano, mentre sull’altro monitor sono presentati alcuni estratti di interviste e documentari dedicati all’associazione e al suo co-fondatore.
E nello stesso spazio c’è anche l’opera Petrified Forest (2003) realizzata dallo scultore, saggista e poeta americano Jimmie Durham (classe 1940), che ha scelto di vivere, per alcuni periodi dell’anno, nella città di Napoli: l’opera, in comodato nella collezione del Madre, è la riproduzione di un  ambiente d’ufficio abbandonato, con scrivanie, schedari e computer ricoperti da una fitta pioggia di polvere di cemento.
Due mondi, quello di Durham e di Pignataro, che dialogano tra loro, richiamando l’attenzione su un mondo spesso sommerso.
La mostra Felice@Madre rientra  nella più ampia operazione  Madre per il Sociale, nuova piattaforma di attività educative e network di progetti di inclusione sociale. Nel mese di luglio si svolgeranno anche laboratori tenuti al museo dagli operatori di gruppi vicini al Gridas.  Nell’iniziativa Il madre per il sociale rientra  il workshop collegato al progetto Amos’ World (Episode 3) della giovane artista statunitense Cécile B. Evans realizzato con il sostegno di Nicoletta Fiorucci, fondatrice di Fiorucci Art Trust, e in collaborazione con Centro Insieme Onlus.
Per la realizzazione di Amos’ World, un gruppo di circa 15 bambini, tra i 9 e gli 11 anni saranno invitati a vivere il museo in un modo nuovo, sperimentale e interattivo, per lavorare sul concetto e l’esperienza individuale di “casa”.
I bambini che parteciperanno al laboratorio provengono da alcune delle famiglie che dovranno trasferirsi dalle Vele di Scampia (dopo il loro abbattimento painificato) ai nuovi edifici costruiti per accoglierle.
Così il Madre intende costruire un’esperienza condivisa con una comunità sempre più allargata e inclusiva. Per diventare un punto di riferimento cittadino partecipato, in ascolto e in relazione. Attraverso lo sguardo dei più piccoli.

Per saperne di più
www.madrenapoli.it