Rosa il nome di un bel fiore, un fiore dai colori belli freschi, che partono dal giallo al rosso. Ma anche la sua origine contiene piccole storie, antiche, di tradizione.
Rosa Rubino ( che nasce anagraficamente come Salvatore Rubino, seconda di 12 figli, il 22 febbraio 1957). La incontro nel suo piccolo appartamento, un posto decoroso, senza fronzoli, una atmosfera gentile educata .
Decidiamo insieme di non fare un’intervista, ma un confronto amichevole, dove ci raccontiamo i nostri momenti… lei è una persona semplice… accetta subito. Così, davanti a un caffè, iniziamo i nostri racconti. Subito le chiedo come mai ha scelto il nome di un bel fiore. Lei sorride, il suo volto si illumina.
«È un regalo … Il nome Rosa mi è stato dato dal mio primo amore, avevamo tutti e due 16 anni e lo porto da quel momento, proprio come il dono sbocciato dal primo amore… momenti di grande passione… si sa la rosa è il fiore della passione».
Sorrido perché sento che i suoi ricordi sono sempre presenti, (Importante la memoria). E le chiedo quando ha preso coscienza del suo essere donna… E come è stato il percorso di accettazione?
Presi pienamente coscienza di essere donna già a 12 anni, quando cominciai le medie. Era il 1968, l’anno della rivoluzione. Esplose il femminismo: le donne lottavano per l’aborto, per il divorzio e lottavano indossando la minigonna… era una rivoluzione in tutti i sensi. Mi sentivo di appartenere a queste donne che portavano la rivoluzione in un paese dove c’era ancora il carcere per adulterio femminile, il delitto d’onore… per non parlare dei pregiudizi che erano come un altro carcere. In quel momento della mia vita presi coscienza insieme di essere una donna e una ribelle. Io mi sono accettata, come ti ho detto, quasi subito, anche se erano anni in cui tutto era difficile, specialmente essere donna trans. Ho dovuto combattere molti, molti pregiudizi…compresi i miei. Non ho avuto anni facili, ma sono riuscita a essere sempre me stessa.
Rosa è una donna senza forzature, con i colori giusti, mi confida che non ha voluto fare interventi estetici invasivi (semplicità…questa è la “favolosità”). Continuiamo la nostra chiacchierata.
Come sono stati i rapporti con la tua famiglia quando hanno visto il tuo cambiamento da ragazzo a donna?
I rapporti con la mia famiglia non sono mai stati un granché: con mio padre eterni conflitti: lui,”padre padrone”. Mio padre, pretendeva il figlio maschio, mi ha mortificata per anni. Pretendeva che scegliessi un percorso di studio come elettrotecnico… ma il mio sogno era di fare la segretaria. Questo fu il primo scontro con lui. Con mia madre era un po’ diverso, lei più comprendeva, insomma mi capiva. Con i miei fratelli è andato quasi sempre tutto bene, non si sono mai opposti, solo recentemente ci sono stati conflitti, così ho scoperto la loro transfobia latente…questo mi ha resa molto triste e confusa.
Come hai affrontato la complicata vita di strada? Per scelta oppure per costrizione?
È stato sicuramente per costrizione. Volevo un altra vita, più naturale, una vita fatta di lavoro, di amore… ma la società nega il tuo essere. Avevo sempre lavorato con mio nonno materno in una cartoleria. Mio nonno, che si chiamava Luigi, era una persona estremamente intelligente e acculturata, era nato a New York nei 1902, figlio di emigranti, aveva poi studiato e viaggiato era un uomo di larghe vedute. A causa dei forti conflitti che avevo con mio padre, preferii – fin da quando ero bambina – andare a vivere con mio nonno e poi cominciai ad aiutarlo nel suo lavoro in cartoleria. Quando avevo 23 anni lui venne a mancare, mi trovai improvvisamente senza il mio punto di riferimento affettivo principale e anche senza lavoro, ero angosciata all’idea di tornare a casa e dover affrontare l’ostilità di mio padre in un momento in cui ero anche sopraffatta dal dolore per la perdita di mio nonno… l’unico modo per poter rimanere libera fu quello di scegliere la strada del marciapiede. Una vita complicata , dove devi sottostare a uomini che ti usano, ti abusano… li definisco uomini senza colore.


Sicuramente questi uomini “senza colore” ti hanno regalato con violenza esperienze che ti hanno fatto crescere, pagando un prezzo troppo alto… Lo sguardo di Rosa si incupisce, capisco che ho toccato un tasto doloroso. Cambio discorso per alleggerire la tensione. Mi parli dei tuoi amori, dei tuoi affetti?
Ho conosciuto Aldo, eravamo entrambi sedicenni, è durata sei anni, è stato il primo amore. Poi ho incontrato Antonio e ne avevo 26 è durata 5 anni, in questa relazione ho vissuto sulla mia pelle la violenza maschile, il suo tentativo di considerarmi come una sua proprietà, di opprimermi. Ha anche usato violenza fisica contro di me, però, alla fine, sono riuscita a uscire dal maltrattamento. Infine ho incrociato, quando avevo 33 anni, Nando ed è durata fino al 2015, quando lui, purtroppo, è venuto a mancare a causa di una malattia… è stata una storia bellissima, un grande amore. Lui era un uomo protettivo, gentile, con una grande capacità di amare e un forte senso di rispetto, mi ha sempre incoraggiata a studiare… peccato che non ha potuto vedere il risultato di quello che avevo iniziato quando stavo con lui.
Sicuramente Nando, ti vede , ti osserva, ed è orgoglioso della sua Rosa… Rosa una donna di poche parole… parole che racchiudono una sofferenza interiore,,, ma anche un grande riscatto (simbolo ed esempio). Infatti sappiamo che a un certo punto della tua vita, avviene il grande cambiamento. Lasci la strada, studi e… lavori…
Inizio a studiare tramite la cooperativa Dedalus. Avevo sentito dire che questa cooperativa si interessava anche delle persone trans e andai per un colloquio. Alla Dedalus incontrai Piero che si occupa dell’orientamento e della formazione: mi propose innanzitutto un potenziamento di italiano presso una scuola, una volta cominciato, scelsi di fare il potenziamento di tutte le materie e a fine anno decisi di riprendere la scuola che avevo lasciato, mi iscrissi al serale, dove mi sono diplomata. Intanto con la Dedalus continuavo a fare i colloqui con Piero, Tiziana e Gennaro tutti dell’area orientamento al lavoro… finché un giorno Piero mi chiamò e mi propose di attivare un tirocinio per lavorare in segreteria. Uscii dalla stanza del colloquio e presi posizione in segreteria, dove lavoro tuttora con un contratto a tempo indeterminato.
Insomma una svolta radicale, sembra che il sogno della tua vita si è avverato… fare la segretaria. A volte il karma, il destino, dove si nasconde il nostro futuro. Parlando di  karma, come avviene la tua conversione dal cattolicesimo al buddismo?
La mia conversione…”non” avviene perché sono stata sempre, secondo me, buddista, ho conosciuto questa religione una ventina di anni fa, ne sono rimasta subito affascinata, ma non praticavo. Nel 2015 iniziai a praticare, per cercare di trovare un sollievo al dolore per la perdita del mio amato compagno. Ancora una volta l’universo mi regalava la vita.
In base alle tue esperienze , cosa consiglieresti ad una giovane ragazza che nasce anagraficamente uomo? Quali strade intraprendere?
Le consiglierei di essere libera e di andare a scuola, soprattutto. Secondo me nella vita la cultura aiuta tantissimo. Come ha aiutato me, io ne sono un esempio. La proprietà di linguaggio serve a difenderti, a trovare un lavoro. Ma ci vuole caparbietà , non è facile per noi donne trans, lo dico senza nessun vittimismo
Non sembri una persona che si nasconde dietro un vittimismo, nonostante le tue fragilità (Segrete) sei molto determinata e combattiva… come bisogna essere nella vita e nei sogni .
Già. i sogni… i miei per il futuro riguardano innanzitutto la condizione delle persone trans, spero che possiamo presto vivere tutte una vita più serena e più felice, che nessun* abbia più l’infanzia rovinata dal peso dello stigma, dalla condanna a sentirsi sbagliate*. Spero che nessuna donna sia più vittima della violenza maschile in tutte le sue forme.
Fare attivismo per i diritti del mondo Lgbt è anche un modo di esprimersi con libertà e visibilità… ti senti un attivista, in questo senso?
Semplicemente sono un’attivista…vado in piazza ogni volta che c’è da lottare. Nel 2019 sono stata invitata al Gay Pride di Sorrento, come madrina della manifestazione. Un onore per me, visto che si ricordavano i 50 anni dei moti di Stonewall dove furono appunto proprio le donne trans a ribellarsi. Mi piace ricordare Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera, attiviste transgender che ricoprirono un ruolo chiave nella rivolta di Stonewall. Ma è anche vero che le donne trans, lo sono sempre state “attiviste” combattere il marciapiede è una forma di attivismo, di visibilità… non dimentichiamo che le donne trans, sono storicamente state le prime combattenti. Ma oggi decido di regalare le mie esperienze anche nella casa circondariale di Poggioreale, a breve (grazie alla presidente del Circolo di cultura omosessuale Antinoo Arci Gay Napoli Daniela Lourdes Falanga ed al segretario Antonello Anteo Sannino. Che mi hanno dato questa opportunità, di portare un sollievo alle detenute trans e ai ragazzi omosessuali).
Rosa mi racconta aneddoti della sua vita di strada, continuiamo a bere caffè e a parlare di noi. Vado via, esco dal portoncino del palazzo Rosa mi chiama , affacciandosi dal suo balconcino profumato di tante piante di gerani.
Non dimenticare di ringraziare Andrea Mormiroli ed Elena de Filippo, e tutti i referenti della Dedalus: mi hanno supportata e sopportata in questo mio percorso.
Lo farò, le rispondo salutandola con un bacio. Conosco Rosa Rubino da anni, mi è sempre piaciuto il suo modo di fare, sempre quieto, mai esagerato, una persona, di esempio per il mondo delle donne trans , una persona che fa riflettere… non esiste solo il “marciapiede” per sostenere la propria vita… le persone “transgender” lo sanno, e tante come Rosa purtroppo sono costrette… ma è anche vero che questa storia potrebbe dare speranza a tante e a tanti. Possono cadere muri di pregiudizio … Un giorno sarà naturale avere nel proprio staff tutto il mondo colorato di mille colori.
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NOTE
La Dedalus è un’impresa economica, sociale e democratica, tesa sia a migliorare il benessere delle comunità locali, sia alla costruzione di occasioni di lavoro per i propri soci. Attenta ai diritti delle persone che vi lavorano, senza distinzioni di ruolo, provenienza nazionale, appartenenza di genere o religiosa.
Dedalus attualmente promuove e sostiene percorsi di cittadinanza, di accoglienza e di orientamento al lavoro in particolare per persone vittime di tratta, minori stranieri non accompagnati, donne in difficoltà, persone transessuali. Dedalus nasce a Napoli nel 1981 da un gruppo di persone con storie, competenze e saperi differenti, esperte di economia, mercato del lavoro, ricerca e politiche sociali.
Da sempre Dedalus si caratterizza come un luogo partecipato di lavoro, socialità e proposta culturale. Uno spazio attento alle differenze, fermo nel definire come propria mission la costruzione di una comunità accogliente e solidale, più sicura perché più giusta, capace di portare di nuovo dentro chi si è spinto, o è stato spinto fuori, capace di ridare voce a chi ne è stato privato perché ultimo, fragile o differente, di farsi carico delle difficoltà in processi di mediazione e convivenza.
In pagina, alcune foto gentilmente concesse da Rosa Rubino

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