Due donne, due secoli diversi, due continenti differenti ma stessa tenacia, determinazione e pari talento. Sono gli ingredienti del libro La vita segreta dei girasoli scritto da Marta Molnar, tradotto da Michela Volante e pubblicato da Libreria Pienogiorno.
Un romanzo arioso e solare nonostante i lutti e la sofferenza per le perdite che le protagoniste vivono. Johanna Bonger (1862-1925), moglie di Theo Van Gogh fratello dell’allora sconosciuto pittore Vincent, irrompe nella vita newyorkese di Emsley Wilson quasi un secolo dopo la sua scomparsa.
L’incontro avviene grazie all’espediente letterario del ritrovamento di numerose lettere e un diario, parte del lascito di una adorata nonna dal carattere brillante, talentuoso, indipendente e non conformista. Emsley si incammina alla scoperta della vita delle due donne, la nonna e Johanna Bonger, in un momento delicato della propria nel quale molte cose accadono e si sovrappongono svelando segreti inattesi sulla propria famiglia.
Con uno stile narrativo accattivante e fluido l’autrice costruisce la trama alternando il racconto tra le vicende, le prove della vita, con le quali le protagoniste in secoli diversi si devono cimentare.
La protagonista del passato, l’olandese Johanna Bonger, fu una donna colta nata in una famiglia benestante che amava suonare il pianoforte e studiare inglese, lavorò al British museum e in seguito come traduttrice e insegnante di inglese fino a quando conobbe un amico presentatole dal fratello, l’amico era Theo Van Gogh.
Si frequentarono e alla prima proposta di matrimonio che lui formulò lei oppose un rifiuto, alla seconda accettò con gioia e si trasferì a Parigi assaporandone la bellezza impastata di polvere e rumore ma, purtroppo per lei, la felicità durò il tempo di appendere i quadri pieni di luce e colore del cognato Vincent e stupirsi della gioia per la nascita del figlio.
Si ritrovò, poco dopo, aspirata dal gorgo di follia e morte che inghiottì prima il cognato e poi il marito. I due fratelli erano legati da un sentimento profondo, Theo mercante d’arte promuoveva le opere del fratello scorgendo in lui la genialità di un innovatore alla cui arte bisognava conquistare il pubblico nella convinzione- dettata dalla speranza- di salvarlo dall’abisso del mal di vivere che, complice la sifilide, inghiottì anche lui.
Sulla morte di Vincent i biografi avanzano ipotesi differenti, per alcuni si suicidò, per altri si trattò di morte accidentale procurata da persone non identificate. Johanna si muoveva con circospezione per non turbare il precario equilibrio con cui i fratelli orchestravano una danza di cui creavano i passi, attenta a non ferire la sensibilità di nessuno dei due si impegnò per portare normalità e serenità in una quotidianità striata dal dolore.
Vincent era geloso di lei e del bambino avvertendoli, forse, come elementi perturbanti dell’equilibrio con il fratello Theo. Rimasta vedova a meno di trent’anni con un figlio piccolo Johanna decise di lasciare Parigi e trasferirsi a Bussum, un piccolo paese non lontano da Amsterdam, dove individuata una casa in cui accogliere ospiti paganti, portò con sé un’eredità che divenne missione: i quadri dipinti da Vincent meritavano di essere apprezzati, lui meritava quella fama e celebrità che suo marito, con competenza e infinito affetto, si impegnava a costruire con pazienza e professionalità.
Già con competenza … Johanna non ne aveva ma questo non la distolse dal proposito e dopo aver cercato, in vano, un mercante d’arte per rappresentare il cognato decise di farlo in prima persona.
Scrisse lettere a cui i destinatari risposero con dinieghi, cedette allo sconforto il tempo necessario a ricominciare e nel farlo rileggeva la fitta corrispondenza tra il marito e il cognato in cui trovò custodito un universo umano e artistico che comprese essere un tassello fondamentale per raggiungere il traguardo.
Le lettere rappresentavano quel mondo nel quale ascoltare la voce dell’artista e seguire il suo percorso umano e pittorico che, con tenacia e pazienza, avrebbero svelato al mondo la grandezza del suo talento.
Nel 1914 pubblicò “Lettere a Theo”, in quella corrispondenza epistolare trovò le indicazioni sulla strada da seguire: contattare musei per organizzare mostre, non disperdere la collezione di quadri e -giammai- venderli ma aspettare di far crescere la notorietà per un’artista considerato pazzo e non bravo.
Al suo sforzo si aggiunse l’intervento di un’altra donna che, dopo aver letto il carteggio, svolse un ruolo fondamentale nella costruzione della fama del pittore, la collezionista olandese Helene Kröller-Müller.
Johanna vide internare anche la sorella minore del marito, Wil (Willemina), un’attiva femminista molto vicina a Vincent che con lui aveva condiviso un disagio psichico che, in epoca recente, qualcuno ipotizza possa esser stato esagerato al fine di punirne il comportamento di donna indipendente che mal di conformava alle regole sociali.
Fin qui le difficoltà che affronta Johanna ma Emsley? Lei fa i conti con l’ex fidanzato che, oltre ad aver avviato una relazione con la sua migliore amica e loro coinquilina e socia in affari, le comunica di voler chiudere la società nata grazie a una sua idea, un progetto nel quale Emsley fin dall’iniziale intuizione profonde energie, idee, risorse e passione.
La situazione è quella di un quadro astrale nel quale i pianeti si allineano nel peggior modo possibile – in opposizione – a tutto, ogni aspetto esistenziale viene investito da un cataclisma ma, come solo i bravi scrittori e le brave scrittrici sanno fare, la matassa si districa nel migliore dei modi possibili ed Emsley riesce a rimettere insieme i pezzi con successo.
Per apprezzare il romanzo è bene non confrontare, in nessun modo, le due protagoniste perché reggere l’accostamento con Johanna Bonger è cosa impegnativa e avrebbe richiesto uno stile diverso da quello scelto da Molnar che risulta godibile proprio per la leggerezza e l’ariosità.
Ciò che ci piace di Emsley è che, come Johanna, ha un progetto in cui crede da portare avanti in nome del quale affronta ogni sorta di ostacolo che, sì, può portare sconforto ma mai arrendevolezza.
Rispetto a Johanna Emsley impiega un tempo decisamente più rapido per raggiungere gli obiettivi prefissati poiché può contare su una rete di supporto più collaborativa ma entrambe convivono con le assenze, Johanna si risposerà ma avrà sempre accanto Theo e Vincent mentre Emsley porterà con sé Violet, l’indomita nonna.
Da circa vent’anni la vita e l’appassionato lavoro di Johanna sono stati al centro di studi, biografie e romanzi che concorrono a sollevare un interrogativo: cosa sarebbe accaduto senza di lei? Il mondo conoscerebbe i girasoli e il talento di Vincent Van Gogh? Probabilmente no. Leggere la sua storia è davvero cosa buona e giusta, oltre che piacevole.
IL LIBRO
Marta Molnar
La vita segreta dei girasoli
Libreria Pienogiorno
Traduzione di Michela Volante
Pagine 352
euro 19,50
L’AUTRICE
Marta Molnar ha studiato scrittura creativa presso le università di Seton Hill e Harvard. Appassionata di storia, ama scrivere romanzi su figure di donne eccezionali dimenticate dalla storia. La vita segreta dei girasoli è un bestseller in corso di pubblicazione in dieci Paesi.
Su Johanna Bongen tra #ledisobbedienti:







