Margarete di Tirolo-Gorizia (1318-1369) fu una disobbediente, alzò il ponte levatoio e lasciò fuori il marito violento che il padre, per sanare i debiti contratti, le aveva imposto. A lei è dedicata la biografia romanzata Mia signora di pietra e di vento scritta da Katia Tenti e da poco in libreria per Neri Pozza.
«E cosa fanno certi uomini quando hanno paura di una giovane donna? Si rifugiano nella maldicenza […] Ma per ogni cosa che Margarete imparerà ci saranno sempre uomini spaventati pronti a inventare storie su di lei per screditarla. E si sa che la gente vuole credere a certe storie, anche se sono false, perché una donna con uno sguardo così, con quel carisma, fa paura a troppi uomini che non possono permettersi di far saper agli altri che hanno paura».
Tenti, scrostando secoli di menzogne, scrive per smascherare l’inganno e smontare la falsità di un nomignolo con un chiaro riferimento sessuale Maultasch, muso a tasca/bocca larga sinonimo di sgualdrina, cucito addosso già alla metà del Trecento ad una donna che si ribellò al matrimonio, cui fu obbligata, mostrandosi indomita e coraggiosa nel voler governare il territorio ereditato dal padre.
La Bella Terra, il Tirolo, strategico per posizione geografica nei pressi dei valichi alpini che collegano l’Italia al centro Europa e per micro clima favorevole, è il luogo in cui il racconto si dipana.
Arianna Miele è l’alter ego dell’autrice che, con passione e ossessione, setaccia archivi alla ricerca di documenti per ricostruire una verità nascosta. Antropologa con un passato che ha lasciato cicatrici e ricordi da elaborare, è madre single di una bambina precoce che rende partecipe della storia di Margarete attraverso il racconto delle scoperte che grazie allo studio dei documenti le si disvelano, per lei la sera niente fiabe comuni ma scene di vita di una donna che rifiuta di arrendersi a quel che altri hanno deciso per lei.
Arianna è a capo di un team di lavoro bullizzato da una figura apicale con aspirazioni politiche corredate da tutti i difetti che spesso la categoria mostra e si destreggia tra sensi di colpa per la lontananza da un genitore malato, dubbi sui modelli pedagogici da adottare per crescere bene una figlia, imperativi della deontologia professionale e complicazioni derivanti da una nascente relazione con un collega.
La trama ricorre a un collaudato meccanismo, il ritrovamento di uno scritto, che permette di coniugare il desiderio di ricostruire la vita di una donna calunniata nei secoli e affrontare un tema che, nonostante la cronaca degli ultimi anni, molti tendono a sminuire: la violenza perpetrata dagli uomini ai danni delle donne.
L’Editto per la Salvaguardia delle Donne Soggette a Violenza Emanato nell’anno di grazia 1341 dalla Contessa Margarete, Signora del Tirolo-Gorizia disciplina le sanzioni nei confronti degli uomini che compiono atti di violenza domestica e prevede le misure di tutela per le donne che ne sono vittime. Compito della protagonista e del suo team, che sta allestendo una mostra dedicata all’ultima contessa di Tirolo – Gorizia, è appurare l’autenticità del documento.
L’interrogativo sul quale la storia si concentra è: nella delicata situazione in cui Margarete si trovava – negoziava con la sorella del padre divenuta amante di suo suocero e con un alleato prezzolato per ottenere dal pontefice l’annullamento del matrimonio e sposare Ludovico V di Brandeburgo figlio dell’imperatore del Sacro romano impero Ludovico il Bavaro –come mai si era esposta con un atto politico di tale dirompenza? Suicidio politico? Insipienza? Tradimento perpetrato dalle uniche persone di cui si fidava?
La ricerca storica diventa un giallo che coinvolge e incalza chi legge nel proseguire verso la scoperta della verità, una verità più complessa di quanto ci si potrebbe aspettare nella quale, per alcuni, si nasconde il riscatto.
«Una ragazza impertinente, una donna scatenata e audace che fa scelte dirompenti deve per forza essere una sgualdrina e dunque un mostro». Ora, come allora, l’indipendenza di pensiero femminile è atto di pericolosa ribellione da soffocare e quale migliore strategia dello screditare e isolare? Stessa sorte toccò a Bianca Cappello (1547/8 – 1587) cancellata dalla storia a opera del cognato Ferdinando de’ Medici che la descrisse come oltraggiosamente lasciva, intrigante e calcolatrice al punto da aver stregato Francesco I de’ Medici Granduca di Toscana. Damnatio memorie, gaslighting e manipolazione di ogni caratura.
«Diranno che, quando è nata, sua madre ha distolto lo sguardo. Diranno che è selvatica, che è brutta, che ha il veleno nella lingua e che stritola la gente con braccia forti come il ferro dei migliori fabbri di corte. Ma tu a questo non devi credere. Margarete è bellissima. Lo è da bambina e lo sarà da adulta, quando diventerà una contessa pronta a governare il suo popolo».
Diranno sempre, di una donna che disobbedisce alle regole sociali della propria epoca, ogni sorta di cosa utile a delegittimarla, distruggerla e renderla non più minacciosa per l’ordine costituito. Il meccanismo è noto, le donne che lo hanno subito meno ma pian piano trovano la luce nelle pagine scritte, nella quasi totalità dei casi, da altre donne. Oggi tocca a Margarete di Tirolo-Gorizia.
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IL LIBRO
Katia Tenti
Mia signora di pietra e di vento
Neri Pozza
Pagine 325
euro 20
L’AUTRICE
Katia Tenti è nata e vive a Bolzano. Sociologa, per anni si è impegnata nell’approfondimento dei fenomeni di devianza sociale. Per Marsilio ha pubblicato Ovunque tu vada (2014) e Nessuno muore in sogno (2017). E ti chiameranno strega (Neri Pozza 2024) ha vinto il Premio ITAS del Libro di Montagna 2025, il più importante riconoscimento italiano dedicato alla letteratura di montagna, e il Premio Biella Letteratura e Industria – sezione Montagna CAI Biella 2025.
Altre biografie su donne della storia italiane:
e sul Rinascimento:
sul gaslighting







