La Scuola Medica Salernitana è stata, nel Medioevo, un fulgido esempio di sincretismo scientifico: la tradizione greco-latina insieme con il sapere arabo ed ebraico.


Dalle conoscenze sugli “umori” tramandati da Ippocrate e Galeno all’osservazione empirica e la profilassi passando attraverso la fitoterapia. Dal IX al XIII secolo la Scuola si affermò diventando luogo di pellegrinaggio da ogni angolo d’Europa.
Nel 1231 l’imperatore Federico II ne sancì l’importanza inserendo nella Costituzione di Melfi la valenza del titolo professionale da questa rilasciato agli allievi, cinquant’anni dopo Carlo II d’Angiò approvava lo statuto in cui la Scuola Medica Salernitana veniva riconosciuta Studium generale in medicina. Successivamente, in seguito alla nascita delle università, la Scuola perse il suo primato.
Ad esercitare l’attività di medico dopo averla frequentata non furono, però, solo allievi. Le Mulieres Salernitanae erano mediche, scrissero trattati e testi scientifici ancora oggi noti. Alcune fra loro sono conosciute, è il caso di Trotula de Ruggiero, che nel libro scopriamo essere chiamata dai suoi concittadini Trotta, vissuta nell’ XI secolo e specializzatasi in ginecologia, probabilmente la prima medica a porsi domande e a cercare risposte in una fisiologia differente tra uomini e donne che è alla base dell’odierna medicina di genere.
Ma ella non fu la sola, l’autrice dà voce alle altre che ne seguirono i passi inanellando i racconti con un ideale passaggio di testimone tra maestra e allieva e dopo Trotta de Ruggiero nelle pagine si fanno avanti le storie di Rebecca Guarna, Sabella Castellomata, Margherita della Mercuriade, Venturella Consinata e Costanza Calenda.
Imperatori, papi e nobili si rivolgevano a loro, non tutte ebbero aristocratici natali, anche la figlia di un pescivendolo fece della medicina e della cura dei malati la sua vita, felice scelta quella dell’autrice includerla nel gruppo a dimostrazione che in ogni tempo e luogo esistono regole sociali che possono essere inosservate.
Che vita vissero queste donne, come conciliarono il talento e la conoscenza con i dettami sociali della loro epoca, che sentimenti le agitavano?
La penna felice di Federica Garofalo ci rende spettatrici/ori in spazi privati in cui le protagoniste sono a colloquio con papi, regine, capitane d’armi e nel dialogo disvelano passioni, difficoltà, tenacia, intelligenza, paure, desiderio di vendetta e umana pietas nei confronti di chi soffre, i malati da soccorrere.
«Ho lavorato e studiato giorno e notte per penetrare tutti i segreti della natura e del corpo umano, solo per far comprendere alle donne che non sono il rifiuto della Creazione e perché anche gli uomini lo vedessero» dice Mercuriade a Tommaso d’Aquino ed è facile cogliere il riferimento al pensiero aristotelico secondo cui il ruolo della donna doveva essere esclusivamente ancillare, funzionale alla procreazione e la cura familiare e domestica.
Dieci secoli fa risultava difficile far accettare una emancipazione che mettesse in discussione le basi e i ruoli ascrittivi di un sistema socio-economico almeno quanto lo è oggi, quel che unisce le protagoniste dei racconti, è il rifiuto nell’ accettare un destino ineluttabile cui oppongono la scelta della tenacia, della determinazione, con cui perseguono l’obiettivo di conoscere e praticare la professione di mediche.
Lo stile narrativo fluente e di piacevole lettura confeziona un testo efficace e profondo nel suo scandagliare, con pudore e delicatezza, i sentimenti, dubbi, incertezze e passioni di umane creature forgiate nella consapevolezza di se stesse.
Un libro da consigliare e far adottare nelle scuole anche per spiegare il paradosso cui ancora assistiamo nel mercato del lavoro: le donne, rispetto ai colleghi uomini, si laureano in maggior numero, con miglior profitto e in minor tempo ma occupano un numero di gran lunga inferiore di posizioni apicali.
Più di un millennio è trascorso dall’esperienza delle Mulieres Salernitanae, perché le loro scelte, il loro impegno e le loro battaglie non siano state vane divulghiamo le loro storie e facciamone pietra di basamento su cui continuare a costruire la strada verso la parità: la libertà. per ognuna/o di scegliere chi essere e cosa fare nella vita.
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IL LIBRO
Federica Garofalo
Mulieres Salernitanae. Storie di donne e di cura
le giraffe di Robin edizioni
pagine 257
euro 15,00
L’AUTRICE
Federica Garofalo (1986) è laureata in Archivistica e Biblioteconomia, paleografa, ha esordito nel 2000 con un racconto pubblicato all’interno dell’antologia “Racconti e visioni” edizioni Gutenberg, nel 2011 ha il vinto il primo premio “Il racconto nel cassetto”. Mulieres Salernitanae è la sua prima pubblicazione.


Nella foto in alto, La Scuola Medica Salernitana così come appare in una miniatura del Canone di Avicenna, public domain

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