“La morte del poeta. Potere e storia d’Italia in Pier Paolo Pasolini”  li racconta Bruno Moroncini (già docente di Filosofia Morale, Antropologia filosofica e Psicologia clinica nelle Università di Messina e Salerno) in un libro edito da Cronopio che presenta domani, mercoledì 12 giugno alle 17, nella sede della Fondazione Premio Napoli. L’incontro sarà introdotto dal presidente della Fondazione, Domenico Ciruzzi. Dialogheranno con l’autore Giancarlo Alfano, Università degli Studi di Napoli Federico II, e Matteo Palumbo, componente della giuria tecnica del Premio Napoli.

Qui sopra, la copertina del libro. In alto, Pasolini
Qui sopra, la copertina del libro. In alto, Pasolini

Alla fine degli anni ‘60 Pasolini scopre di essere affascinato dal potere: ciò che ha sempre combattuto, e che lo ha combattuto a sua volta con discriminazioni, aggressioni e processi, condiziona i suoi comportamenti e contamina il suo desiderio di ribellione.
Inizia così una ricerca, che raggiungerà il suo culmine nella stesura di “Petrolio”, sui meccanismi con i quali il potere si insinua nella psiche dei soggetti. Facendo ricorso alla psicoanalisi freudiana, Pasolini individua nell’infanzia l’origine dei vincoli che legano gli individui al potere e nella scissione dell’io il dispositivo psichico che quel vincolo consolida e perpetua.
Di qui la valorizzazione del “fantasma masochista” per erodere le basi su cui si riproduce l’ingiusto legame sociale, ma anche l’interrogazione pressante sulla vocazione alla poesia e sul ruolo della letteratura, sulla loro capacità, una volta rinnovate, di contribuire a sciogliere i “vincoli puerili” con il potere, a combatterne il fascino.
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http://www.premionapoli.it/