Tutto comincia con la descrizione di un vacanza in Bulgaria di un professore come tanti, stretto tra la voglia del ben vivere e la non possibilità di realizzare quanto voluto. Ma poi la prima svolta: apprende che un suo ex alunno è stato ucciso a Milano, in maniera efferata. Così apre le danze Massimo Russo, con il suo romanzo d’esordio dal titolo: A piedi nudi sull’erba fina, edito da LFA Publisher, pagg. 160, euro15,50 (foto).
Il ritorno a San Gabriele, paese in provincia di Napoli, dove aveva insegnato e che aveva dato i natali a Roberto, il suo ex studente ucciso, lo vedeva imbarazzato, distante, con atteggiamento tipico di chi va via da un luogo e ci ritorna dopo anni. Ma subito si tuffa “dentro” e comincia a rivivere, con le storie degli altri ex suoi alunni, luoghi e testimonianze.
Uno scritto che scorre veloce, a tratti introspettivo, diretto, intimo, crudo, che non si fa attendere. E’ questo quello che arriva subito da quelle parole, forse perché l’autore è agevolato dalla sua “doppiezza” di psicologo e professore.
Il primo bisogno che viene soddisfatto, man mano che scorrono le pagine, è quello di cercare di capire perché il professore sente quella voglia irrefrenabile di “indagare”, a ritroso, nella vita di Roberto. Non volendo neppure considerare che rapidamente la “tecnica investigativa” si affina, avvolge i personaggi e li spinge a tirare fuori ciò che deve sapere, riveste fino in fondo il ruolo del  “professore” ed  interroga con circospezione gli amici di Roberto, la compagna di banco, i genitori.
Viene fuori il ritratto di un ragazzo gioviale che non sa mettere il freno ai propri sogni, brillante, generoso, ma non sprovveduto. Anzi tutt’altro.
E proprio questo modo d’essere probabilmente porta a spezzare la vita di un giovane lontano da casa. Si, in questo romanzo emerge con chiarezza la “distanza” tra un luogo di provincia, sconosciuto ai più, dove la vita scorre dura e i sogni si sbiadiscono presto, e una città metropolitana, europea, dove il tempo fluisce con tutt’altro ritmo. San Gabriele (entroterra provinciale) e Milano non sono minimamente paragonabili da nessun punto di vista.
Ma Roberto cadrà in quel secondo luogo, lontano da valori e fatica quotidiana, dove il compromesso personale si sente più vicino, la voglia di arrivare si fa più presente.
Roberto incontrerà, per suo volere, un mondo intimista volgare, deviato, nascosto. E poiché non conosceva il senso del limite alla fine rimane vittima del suo approccio alla vita senza freni. Per essersi “prestato” a voglie non comuni, a vizi privati melmosi, a comportamenti intimi perversi.
Roberto conosce il precipizio del basso e non avrà più il tempo di riprendersi. Il professore, protagonista del romanzo, si arrovella per arrivare al non detto, fino al limite della compromissione della propria esistenza. E la sua voglia di andare fino in fondo per la verità assomiglia, per certi versi, a quella profondità che ha praticamente ucciso Roberto, spezzando sogni e speranze di un ventenne caduto sull’effimero, su una vita finta e insopportabile. Perché si è spinto oltre.
Massimo Russo tira fuori dal suo personaggio principale, il professore, una figura che condiziona positivamente tutta la trama, con perfetta conoscenza dell’italiano mostra un uomo egoista negli affetti privati, a tratti maschilista, ma determinato nelle mosse  . Roberto, la vittima, viene tratteggiato come un ragazzo amante della bella vita, senza contrappesi, un vincente, un leader, ma proprio per questo prigioniero del suo clichè. Ed anche tutti gli altri personaggi entrano ed escono nel racconto con equilibrio ed intelligenza.
“A piedi nudi sull’erba fina” verrà presentato venerdì 28 febbraio, alla libreria Raffaello di via Kerbaker, 35. Sarà presente Nando Vitali.