L’Emilia-Romagna è una regione  importante per tutti noi italiani indipendentemente dalla zona geografica dove si adagia buona parte del suo territorio. Eccoci quindi, dopo le recenti elezioni, a scrivere di storia ma anche di passato e soprattutto di futuro. Perché come è facile intuire, e come tutti noi sappiamo, il futuro – da quello della politica a quello della conoscenza – definisce le sue coordinate attraverso l’opera di quanti ne indirizzano l’agire, ossia coloro che la cittadinanza sceglie a propria rappresentanza in quanto ne ha fiducia per indirizzo politico, onestà di intenti, efficienza dell’azione.
Passando solo per brevi tratti  nella Regione Emilia-Romagna salta all’occhio ciò che la distingue non solo per la bellezza quanto per le caratteristiche che ne sono proprie. Nell’intervallo tra i viali che sembrano piccoli canali di acqua verde, spesso luminosa, i negozi di libri antichi o usati, nelle strade laterali e in quella principale, attraggono come i negozi di dolci,  insuperabili per le loro profumate caratteristiche. Tutto ciò che rende tale la Regione Emilia-Romagna non può che essere risultato di un orientamento politico seguito con  determinazione e soprattutto con sagacia.
Tutto l’ambiente circostante lascia avvertire inoltre la finezza del vivere che ne costituisce il modo di essere dei cittadini. Quanto alla letteratura alla quale la Regione è riferibile sia per tradizione che per appartenenza culturale, eccoci ai  colossi che qui citiamo: Giovannino Guareschi (1908 -1968), che con il suo Don Camillo ha diffuso  nel mondo saggezza, onestà, materialità e spiritualità e  soprattutto un saggio modo di fare  politica senza che il dualismo della stessa degeneri in ambiguità o incompatibilità.
L’altro colosso, nato nel punto opposto della nostra penisola, Leonardo Sciascia (1921-1989) (foto), che nel titolo del suo romanzo A ciascuno il suo riecheggia il motto del quotidiano del Vaticano L’Osservatore Romano, ha una profonda attinenza con l’oggetto del nostro articolo, in quanto non violentare il buon indirizzo politico di una regione o di un paese significa appunto legare “a ciascuno il suo”.
Da un capo all’altro della Nazione, nel nome di questi due baluardi della letteratura italiana di ogni tempo, si muove il nostro intervento sostenitore della necessità di conservare a ciascuno il proprio senso di appartenenza e condivisione non solo di indirizzi politico – amministrativi, ma anche, e soprattutto di ideali umani e culturali. Il modo di vivere delle famiglie emiliane è anche quello molto particolare: grande alacrità sul lavoro, capacità di svegliarsi all’alba, eccezionale capacità dei bambini ad apprendere (porto come esempio una bellissima bambina che nel desueto nome “Agata” riecheggia una canzone antica e che all’età di tre anni già canticchiava la canzone di Papageno nel Flauto magico di Mozart).
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