La Maestra, uno scrigno, un manoscritto conservato da generazioni. Comincia così il romanzo storico di Carmela Politi Cenere “La vita privata e gli amori di un monarca illuminato”, Graus Edizioni, pagg. 140, euro 12. Sotto una tenda nasce l’erede al trono, figlio di Costanza e di Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa. E’ lui, Federico II di Svevia. Perde quasi subito i genitori, cresce in Sicilia, a sette anni è già grande, sangue normanno misto a germanico.
Da giovanissimo già al centro della scena: istinto, fascino, curiosità. Papa Innocenzo III, fine stratega, promuove il fidanzamento con Costanza d’Aragona, vedova del re d’Ungheria. Il 25 luglio del 1215, il nipote di Barbarossa, tra due ali di folla, diventa re di Germania, sotto la protezione della Chiesa.
Ben presto le sue idee vanno anche oltre la visione dell’impero ecclesiastico, grazie alle sue illuminazioni ed intuizioni. Così nasce, nel 1224, la fondazione dell’università di Napoli, definita “fonte di scienze, seminario di dottrine”, così come il riordino ed il riassetto della scuola medica di Salerno, una vera eccellenza.
Il romanzo “combina” pagine di storia e racconto, attualità e passato, è come se tendesse ad attualizzare il tempo lontano, dove emergono spunti interpretativi “mischiati” con equilibrio. Da quel quaderno nero ereditato dal papà, la Maestra tira fuori la vita di Federico, un uomo dai tanti amori, impossibile catalogare le donne amate, ma quattro mogli sì, questo si sa.
Su tutte Bianca Lancia, figlia di Bonifacio I di Agliano. Una quindicenne presa con inganno. Il sovrano si dichiarò vedovo e non ancora risposato pur di averla. La corteggiò allo spasimo, con gesti, termini raffinati e poesia, la inebriava di attenzioni.
Un’immensa storia d’amore raccontata dalla Maestra alle sue amiche, un vero e proprio trasferimento in quel tempo storico dove convivevano civiltà diverse, popoli lontani, culla di artisti e intellettuali di ogni parte.
Da vico Zuroli, nel centro antico di Napoli, alla balia dell’imperatore, dalle voci degli ambulanti ad Elisabetta, destinataria delle lettere di Auroranca. Insomma, da Costanza d’Altavilla all’odore delle sfogliatelle il passo è breve ed ogni distanza è recuperata.
Ed è proprio questo, a mio avviso, uno dei punti di forza del romanzo di Carmela Politi Cenere che, con maestria argomentativa, fa vivere un processo storico fatto di agi, privilegi, casati, potenze e re, con sullo sfondo che ritorna, come una sorta di stacco, la città di Napoli, l’attualità che diventa storia o viceversa.
Una memorabile cena suggella le due epoche storiche e tra i tre commensali, con a capo la Maestra, cominciano a scorrere le analogie con il tempo di Federico II, tra portate culinarie di eccellente napoletanità e concertini ai bordi del tavolo nati proprio attorno al 1200. Le pietanze, il buon vino e la convivialità risaltano le analogie tra questa Napoli e quella di Federico II.
Un libro double face, accattivante per l’equilibrio tra due momenti, un italiano che sale man mano che si va avanti con le pagine. Prevale, in definitiva, l’amore, gli amori, anche e soprattutto quello per la scrittura da parte dell’autrice.
In alto, particolare della copertina

 

 

 

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